You and the night and the music

E c’era tutto stasera, la notte, la musica, il jazz quello buono di Eddie Gomez e Joe Labarbera, omaggio a Bill Evans. Mancavi tu, chiunque tu sia, mancavi a condividere con me tutta questa bellezza. Il vino, le colline, il vento, le vigne, My Funny Valentine, My foolish heart, You and the night and the music.

Sarai da qualche parte, ci devi essere per forza, se esiste una notte bella come questa e musica tanto bella, devi esserci anche tu.

 

Summer Nights

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Pisa Lungarno 20/6

Ci sono delle sere d’estate in cui l’aria è pulita, l’aria è fresca, il vento ti accarezza la faccia. I colori sono vivi al tramonto, e c’è un atmosfera di sospensione magica, come se il tempo si curvasse per rimanere di più in quello stato di indefinito, di futuro possibile.
Ecco ci sono sere così.

Estate

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Il periodo è intenso e di transizione. Succedono cose importanti, a volte la restistenza al cambiamento è forte e gioca brutti scherzi. Ma le cose sono in moto.

Quest’estate è intensa e foriera di cose importanti. Mettersi in gioco non è uno scherzo, ma ci sono volte in cui ne vale davvero la pena.

Ieri sono stato al funerale della moglie di un mio collega, 34 anni, un anno e mezzo di malattia, assurda, nata da una endocardite e finita con un infarto. Due anni di matrimonio, un anno e mezzo di ospedale. Può sembrare strano ma il funerale è stato un momento di vita, il mio amico/collega per cui come amministratore dell’azienda ho fatto tutto quello che potevo lasciandogli tutto il tempo di gestire il suo tempo per curare sua moglie, è stato un uomo bellissimo, ha parlato per piu’ di 30 minuti, regalando delle cose bellissime in mezzo a quel dolore.

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.

Calvino

Si ne sono uscito blue, perchè anche io ho chiuso i conti con la morte ieri, ma ne sono uscito anche green e red e yellow, e con la voglia di vivere le cose belle che abbiamo ora, adesso. La mia vita è generosa l’ho detto anche altrove, in questo momento è ancora più generosa, sto lavorando duramente, ma ho capito che per cambiare non bisogna più lottare contro il passato ma usare quelle energie per costruire il futuro e vivere il presente. Il mio passato lo onoro, perchè mi ha reso come sono oggi, e sono fiero di essere come sono. Ho creato una realtà lavorativa etica e collaborativa fuori dagli schemi del guadagno per forza dove la solidarietà è un valore. Ho passioni fortissime, la mia musica bellissima che mi benedice, ho una nuova storia bellissima che sta fiorendo e che guardo, ma che mi sta regalando emozioni fortissime come non speravo fosse possibile.

E ieri il mio amico, ha letto due pagine di diario di sua moglie che parlavano dell’importanza delle piccole cose, ed io mi sono risvegliato dal torpore, ho ascoltato rapito la sua devozione, il suo amore, il suo modo di descrivere un pranzo a casa come un banchetto ed all’improvviso ho capito che il passato non esiste, lo guardiamo ci appigliamo al passato per paura di procedere.

E’ strano è come se si fosse aperta una voragine spazio temporale ed io abbia capito in 2 ore che sprecare vita è un peccato imperdonabile. Ci siamo abbracciati alla fine, ho pianto, ma sono forte, fiero e consapevole di cosa si è mosso dentro di me.

Adesso si costruisce un futuro, fatto di cose dolci, belle, autentiche, sensuali, in questa strana estate che odio, perchè troppo calda e perchè abusata dai piano baristi, ma che nasconde dentro di se bellezza, come non speravo potesse esistere.

Non c’è altra strada che procedere, senza paura, lasciando andare il passato con gratitudine, integrandolo nel presente. Forse adesso sono pronto ad iniziare davvero il percorso per cui ho iniziato a camminare un anno fa.

Stasera c’è una bella brezza fresca sulla terrazza, candele, un whisky con ghiaccio, un bel cielo, musica in cuffia, ho suonato tutto il giorno e sono pronto per vivere davvero quello che succede, con amore, passione, gratitudine e felicità.

Ho suonato tantissimo oggi, tante cose, la mia musica è diversa, passa per percorsi mentali diversi ed inizio a riconoscerla.

Odio l’estate, ma non è poi così vero.

 

Human nature

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Marina di Pisa 16 Giugno 2017

Eh, perché lui lo sa! Lo sa quanto male ci facciamo per questo maledetto bisogno di parlare. Finché dentro di noi c’è un’incertezza, si dovrebbe stare con le labbra cucite. Si parla; non sappiamo neanche noi quello che diciamo…

__ Luigi Pirandello – “Ciascuno a suo modo” __

Parliamo e parlo troppo. E’ che se hai tenuto dentro l’universo per tanto tempo, poi una volta fatto saltare il tappo non ti tieni. Non si deve dire per forza tutto, tra niente e tutto ci sono infinite variazioni. Che poi le parole davvero che senso hanno e dire pensieri fugaci che ha senso? Human nature…. che cazzo di male.

The briar and the rose

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Devo ammettere di avere un debole per Tom Waits. Le canzoni di Tom Waits parlano spesso di sentimenti, in modo elegante, usando metafore, linguaggio onirico ed un certo senso di realtà alterata che solo l’amore vero riesce ad indurre.

Tra quelle che amo di più Take it with me, di cui ho parlato in qualche post fa, Broken Bycicles che paragona un amore finito a biciclette rotte, Sea of love, solo per citare le prime che mi vengono in mente, e questa strana canzone che sembra venire fuori da un villaggio irlandese, The Briar and the rose.

Potrebbe essere dedicata alla moglie Kathleen Brennan ( But I was born in Brennan’s Glenn), e forse davvero racconta il venirsi incontro del maschile the briar con il femminile the rose, o forse semplicemente va ascoltata per la bellezza del suono delle parole e della melodia, che forse la melodia racconta più del significato delle parole.

Come sempre i testi sono criptici, onirici, per me anche questa è una canzone di amore eterno che va oltre la morte. E forse dice una grande verità che nell’amore le cose si ottengono con lo sforzo continuo di venire incontro all’altro.

E’ un piccolo capolavoro di poesia musicale e testuale, mi sono azzardato a suonarla.

I fell asleep down by the stream
And there I had the strangest dream
And down by Brennan’s Glenn there grows
A briar and a rose

There’s a tree in the forest
But I don’t know where
I built a nest out of your hair
And climbing up into the air
A briar and a rose

I don’t know how long it has been
But I was born in Brennan’s Glenn
And near the end of spring there grows
A briar and a rose

Picked the rose one early morn
I pricked my finger on a thorn
It had grown so high
It’s winding wove the briar around the rose

I tried to tear them both apart
I felt a bullet in my heart
And all dressed up in springs and clothes
The briar and the rose

And when I’m buried in my grave
Tell me so I will know
Your tears will fall
To make love grow
The briar and the rose

Born to be blue

Stasera ho suonato, in uno strano posto, ai confini della realtà, una strana osteria a Castellina Marittima, sperso nella provincia pisana. Sono 27 anni che vivo qui, non ero mai arrivato da queste parti, nemmeno per errore.

E’ stata una giornata strana, sono reduce da giornate faticose, e conflitti interiori fortissimi. Non mi sento bene, sembra che qualsiasi sforzo faccia per rimanere calmo venga sovrascritto da un qualche demone. Stamattina mi sono svegliato e non avevo voglia di andare in ufficio, sono rimasto a letto, ed ho lasciato andare le cose. Martedì ero in svizzera, ieri ero a Milano, discussioni complicate, visioni del mondo parziali.

E io davvero a volte mi sembra di non farcela più. Sembra che qualsiasi sforzo faccia di essere comprensivo, di capire, di ascoltare venga ignorato. Forse davvero sono nato per essere blue.

E’ strano come stasera questa canzone meravigliosa di Chet Baker sia venuta fuori, c’era un ragazzo nel pubblico di un’osteria maledetta, che cantava, è venuto a cantare con noi, ed ha proposto Born to be blue. Mi è saltato il cuore in gola, non è una roba che possono chiedere tutti, ed è un brano così vicino a me, e stasera c’era quella luna gialla sopra di noi, col vento, con una cantante approssimativa, un batterista distratto, nessuna attenzione per la musica. E’ arrivato questo strano ragazzo, che voleva cantare un arcaico e triste e malinconico pezzo di Chet Baker.

E io l’ho accompagnato, ho gradito quello che faceva, era dentro, amava quello che faceva, aveva arte, aveva sensibilità.

Stanotte, sono fermo per strada col computer tra le gambe, sperso nella provincia, col cuore gonfio di dolore, i motivi li conosco fin troppo bene, li vedo, ed ho paura.

Alla fine ho una fottuta paura, Sembra tutto così effimero, così complicato, i discorsi dopo la musica. La cantante ed il batterista stanno insieme, lei ha lasciato il suo compagno pianista per stare con il batterista. Lei si alza dal tavolo, lui mi fa vedere le foto di una con cui vuole andare e mi chiede consiglio. Ma che cazzo vuoi da me, ma vaffanculo te, lei e le tue storie. 26 anni lei, 35 lui, 45 io. Ma che cazzo volete da me.

“Con lei sto bene, non mi manca nulla, ma il mio narcisismo mi richiede di andare con l’altra”, questo mi ha detto appena lei si è alzata.

Questo è il mondo, e io sono inadatto a vivere in questo modo. Mi sembra di essere in un film di Woody Allen senza essere acuto e ironico come lui. Non sono moralista, non lo sono, o forse sono semplicemente un fottuto moralista. E forse sono uno che giudica, e forse sono un coglione, ma io così non riesco a vivere. E questo malessere deriva dal fatto che il mio cuore gonfio viene calpestato in continuazione, più cerco di capire, più cerco di analizzare, più cerco di amare davvero, libero da proiezioni romantiche, libero da condizionamenti, libero da egoismi, libero da barriere e sempre di più vengo ferito. O forse mi ferisco da solo, e forse sono solo una persona pesante, che non sa alleggerire le follie di questo mondo o forse semplicemente anche io sono semplicemente nato per essere blue. Quanto mia è questa canzone, e quanto è stupefacente che quel ragazzo di cui non so nulla l’abbia voluta cantare ed io l’abbia voluta accompagnare. L’ho ascoltato, sono stato un morbido tappeto per la sua voce, non ho alzato la voce, ho chiuso gli occhi ed ho capito davvero che sono nato per essere blue.

Ed ora non ho un cazzo di voglia di tornare verso casa, e sono sperso nella campagna col pc, e scrivo, e questa cazzo di luna che illumina tutto, ed il vento e la mia cazzo di bluitudine che mi devasta. E scrivo, cose senza senso probabilmente.

Some folks were meant to live in clover
But they are such a chosen few
And clovers being green
Is something i’ve never seen
‘cause i was born to be blue
When there’s a yellow moon above me
They say there’s moonbeams i shoul view
But moonbeams being gold
Are something i can’t behold
‘cause i was born to be blue
When i met you
The world was bright and sunny
When you left the courtain fell
I’d like to laugh
But nothing strikes me funny
Now my world’s a faded pastel
I guess i’m luckier than some folks
I’ve known the thrill of loving you
But that alone is more
Than i was created for
‘cause i was born to be blue
When i met you
The world was bright and sunny
But when you left the courtain fell
I’d like to laugh
But there’s nothing that strikes me funny
Now my world’s a faded pastel
I guess i’m luckier than some folks…

…… (lush life)

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“Le cose non vanno come dovrebbero, ecco tutto. C’è tanta di quella merda in questo mondo che uno prima o poi ci finisce in mezzo per forza, che faccia attenzione o meno”.

Larry McMurtry – Hud il selvaggio

Che poi alla fine mi vengono solo puntini, solo i puntini mi sembrano sensati.

Ho bevuto un po troppo stasera, fra 3 ore devo alzarmi e viaggiare. Non ho voglia di pensare troppo, sono sommerso di pensieri, non li ascolto.

L’aria stasera era bella, io penso troppo, forse sono davvero troppo pesante. Il mondo non ha bisogno di persone che pensano troppo, meglio una sana leggerezza e superficialità. Mi guardo intorno e vedo la commedia, la finzione, ed alla fine mi sono veramente rotto le palle di tutta questa commedia.

C’è un bar dove mi rifugio, dove al bancone non mi sento solo, ci sta una strana popolazione di persone, quando mi sento perso mi ci rifugio, osservo, mi guardo intorno, aspetto di alleggerire l’animo, dopo un paio di bevute le cose diventano anche divertenti.

Volevo scrivere qualcosa di sensato, ma davanti alla pagina bianca mi sento disarmato, e forse le robe che mi vengono in mente sono davvero troppo intime per essere schiantate in questo posto.

Notte.

Tonada de luna llena

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Ho capito che il pensiero non è una verità assoluta. I nostri pensieri arrivano e proiettano il nostro sistema. Che cosa voglio dire, voglio dire che spesso i pensieri vanno lasciati uscire e guardati dall’esterno, forse la domanda più giusta è che cosa mi sta comunicando questo pensiero, e spesso la risposta può essere sorprendente.

Io spesso nella mia vita ho subito i miei pensieri come se fossero la realtà, esiste un entità superiore al pensiero, che può in qualche modo limitare gli effetti proiettivi dei pensieri. Sono veloce in questo periodo, sbaglio, osservo e torno indietro.

Molti dei miei pensieri e di conseguenza delle mie azioni del passato sono stati guidati da una delle peggiori iatture che un essere umano possa sperimentare, il senso di colpa. Il senso di colpa distrugge la relazione, riporta sempre al centro della scena il nostro io e impedisce una comunicazione efficace con l’altra persona, a volte negandogli proprio la possibilità di esprimersi.

Il senso di colpa che mi ha impedito di prendere decisioni per me stesso, che mi ha bloccato pensando più all’altro che a me stesso. Penso che molte delle mie dinamiche disfunzionali ruotassero intorno a questo meccanismo di autocolpevolizzazione, e di carico di tutto quello che mi succedeva intorno. Il risultato è un anima come quella di sisifo, che trascina pesi immani per espiare chissà quale colpa.

MI allegerisco, oh si se mi allegerisco, arrivo ad un certo punto e poi metto le mani avanti, faccio quello che posso e anche qualcosa in più ma arriva un momento in cui stacco, questo sul lavoro, nelle relazioni, vedo il senso di colpa, lo ricaccio dentro e cerco di vedere la situazione da un’altro angolo e spesso funziona e funziona assai bene.

Yo vide una garza mora
Dandole combate a un rio
Asi es como se enamora
Tu corazon con el mio

E sono giorni che mi ronza in testa questa canzone notturna, e ne scrivo di notte, la musica notturna di tutte le culture è magica, riporta a quella matrice ancestrale che tanto amo della musica. Ripetitività seriale, che crea quell’atmosfera indefinita di quiete e pace.

E non è forse così che ci si innamora, come un airone scuro che combatte con un fiume, bisogna combattere, riconoscersi è magia, tenersi fatica, fatica per combattere contro il proprio fiume, il proprio pensiero, il proprio io. Ogni tanto leggo qualche frase, le persone non cambiano, quanto è falsa questa affermazione, le persone cambiano se riescono a trovare la motivazione per farlo, se quello che diventano era già da qualche parte dentro se stessi, se si ha il coraggio di guardare. Forse non cambiano ma si trasformano, possono migliorare, possono crescere, i traumi, le ferite possono aiutare questo processo. Possono essere il coltello per aprire la ferita, portarla all’esterno e curarla.

E succede che il viso cambia, che a volte ti senti un bambino che sta imparando di nuovo lo schema di relazione col mondo.

E i misteri rimangono cupi, non è che il mondo diventi un campo di margherite ed il dolore rimane, quello te lo porti dentro, ma un po anche quello lo relativizzi, il dolore non è la verità anche quello ha un significato e vuole avvisare di qualcosa. Abbiamo forse una fonte più florida di quello che pensiamo e tante volte, non riusciamo a portarci in profondità per trovare ancora una falda di meraviglia e stupore. Ed il viso nuovo, lo si rivolge a qualcuno, qualcuno che sappia vederlo, e con cui costruire qualcosa che non sia basato sul mero bisogno, ma sulla comprensione vera dell’essenza altrui e propria.

Vado veloce, ho distrutto la porta della caverna, i massi mi sono rovinati addosso, il dolore è stato lancinante, ma dentro ho trovato sentieri promettenti, che percorro veloce, abbandono in fretta. Con mente leggera e veloce, seguo il flusso emotivo e non ne rimango schiacciato.

Oh quante cose ho pensato oggi, e quante ne ho lasciate andare con leggerezza, osservandole sornione. Alcune anche dolorose ma anche il dolore a volte si può lasciare andare senza rimanerci impigliati.

La musica mi accompagna in queste mie peregrinazioni interiori, la tonada è una composizione di origine spagnola, esaltata dalla musica andina venezuelana ed ecuadorena.

Come sempre a me piace la contaminazione, e allora vengo rapito dalla bellezza notturna, sensuale di una cantante catalana Silvia Perez Cruz, che miscela la tradizione della musica classica, con gli archi che sono una meraviglia della natura, con la chitarra spagnola, che sostituisce il cuatro venuezelano.

Quello che mi devasta di questo brano è la metrica delle parole, quello stare indietro sul tempo, le aperture improvvise, del tempo che perde di significato, e improvvisamente il ritmo che rientra, sensuale. Gli sguardi appassionati dei musicisti, la sensualità della cantante, la sovrapposizione del violoncello con la voce, non riesci più a capire dove finisca il legno del violoncello ed inizi la voce della cantante. La spontaneità che rende semplice quello che semplice non è. Il testo, la luna, la notte, il ritmo ripetitivo e seriale che porta in un uno strano stato di coscienza alterata. E quelle magnifiche armonie andine, che ricordano i fiati andini, e quelle atmosfere arcaiche ed indigene.

E c’è un’altra versione magica quella di Natalia Lafourcade, nuda, due voci e due chitarre, quello che mi devasta di quest’altra versione è l’intreccio delle voci, la ritmica, sempre quella meravigliosa metrica e questa volta il cuatro che fa il suo mestiere e racconta del venezuela. Quasi senti i rumori della notte, meno vitale, più intima, più sofferta.

E l’ultima di lola molina, mi colpisce il suo modo di suonare la chitarra e la solitudine estrema, moderna legata alla tradizione cantautoriale anglosassone, eppure lo spagnolo e forse questa canzone è talmente magica che può essere navigata e rivista in tanti modi tutti differenti e tutti belli.

Forse sembra tutto scollegato, ma non lo è, a volte lo stesso brano, come lo stesso pensiero, rivedendolo diventa qualcosa di diverso, ed io questo brano non lo avevo mai fatto entrare così profondamente di me e non avevo mai davvero visto tutte le potenzialità. E di potenzialità inizio a vederne tante, dentro di me, nel mondo intorno, nelle cose che succedono. La luna e la notte sono sempre dentro di me, su questo non si discute, quella luna che inseguivo e continuerò ad inseguire, riflessa in un fiume, alta nel cielo, piena, calante.

Yo vide una garza mora
Dandole combate a un rio
Asi es como se enamora
Tu corazon con el mio

Luna luna luna llena
Menguante

Anda muchacho a la casa
Y me traes la carabina jiooo
Pa mata este gavilan
Que no me deja gallina

La luna me esta mirando
Yo no se lo que me ve
Yo tengo la ropa limpia
Ayer tarde la lave

Luna luna luna llena
Menguante

Simon Diaz

So in love

 

2016-08-18 21.22.59Questa terrazzina di questa casa, è uno di quegli spazi che raccontano come mi sento. L’ho acquisita, acquistando la restante parte del primo piano nel 2001, l’ho molto vissuta nei primi anni, poi negli ultimi 10 anni l’avevo completamente abbandonata, non avevo un tavolo, niente sedie, e viveva nell’incuria più totale.

Lo scorso anno, nello sforzo di prendermi cura di me e degli spazi intorno a me, l’ho rimessa in funzione ed ho acquistato un bellissimo spazio vitale dove stare le sere d’estate. A cenare, a bere un caffè sedendo sulla sdraio, a scrivere al pc, a pensare, a guardare le stelle, ad osservare le luci ed i profili delle vite nei palazzi di fronte.

Sono sensazioni strane quelle che provo, c’è del benessere e c’e’ del malessere, è tutto misto e tutto insieme, le luci nei palazzi di fronte, qualche candela, gli alberi, il vento, le stelle, un po di musica, forse il whisky che mi ritorna su e mi fa diventare letterario, chissà, sta di fatto che mi ritrovo come stasera a stare fuori ed essere sommerso da strane sensazioni. Passerà tutto questo?

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PS Fred hersch è uno dei miei pianisti preferiti, profondo, lirico, doloroso, intimo, scava nell’anima. E cole porter è sempre immenso, e questo brano uno dei più immensi mai composti.