Uscire dal copione ( I wish i had the blues again)

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Ieri ho letto un articolo su Internazionale che parlava di come in ogni situazione della nostra vita ci comportiamo secondo un copione. Ebbene sembra sia stata fatta una ricerca che racconta di come reagire in maniera inaspettata ad una situazione codificata porti effetti quasi sempre positivi, si scopre spesso che rotto il copione la gente sappia essere molto più generosa ed empatica di quello che il copione prevede.

Ed ho riflettuto a lungo su questa cosa, di come passiamo accanto ad universi paralleli seguendo un copione di comportamento e di tragitto, e non alziamo gli occhi fuori dal nostro percorso. E ieri sera, tornando da Milano nel tragitto finale in macchina da Firenze a Pisa ho trovato una notifica di 8km di coda a Montopoli, ho pensato ed in un secondo sono uscito ad Empoli per fermarmi a cenare da qualche parte.

Sono uscito dal mio tragitto dal mio copione, ed ho visto un mondo dove la vita scorreva ed era una vita che per anni io ho ignorato, passando nel mio copione. Adesso questa è una cosa piccola, ma io il copione l’ho rotto diverse volte quest’anno, lo rompero’ anche nei prossimi giorni, e non ho paura di farlo, forse il senso della vita sta tutto nel riuscire a rompere il copione che le consuetudini, le regole ipocrite sociali ci impongono.

Io desidero aprirmi, anche al di la di quello che prevedono stupidi schemi sociali, ho protetto non con muri ma con consapevolezza il mio giardino segreto, so che nessuno può realmente danneggiarlo se non io, e io non lo farò.

Questo è l’articolo, spezziamo la routine che ci incatena in un anfratto piccolo delle nostre vite.

Una volta uscite dai loro copioni autodifensivi, quasi tutte le persone si dimostrano abbastanza empatiche e generose. Anche se lo so, non riesco a capire perché.

Tutti gli incontri dipendono, in parte, dal fatto che tutti seguono un copione condiviso anche se non scritto

https://www.internazionale.it/opinione/oliver-burkeman/2017/07/11/spezzare-routine

On Air lascio una canzone bellissima suonata da me in trio qualche anno fa. E’ di Alec Wilder vero padre della canzone popolare americana, raffinato, colto, mai banale nelle armonie. I wish i had the blues again, un desiderio di tornare alla bluitudine che è nostalgia di infinito, casa ed amore. Quella notte andammo fuori dal nostro copione, non avevamo mai suonato con il batterista, ci siamo solo ascoltati e fidati e siamo andati fuori dal copione.

On Air I wish i had the blues again live in pescia 2009

Match Point

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Chi disse “Preferisco avere fortuna che talento” percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia tutto così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre, o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre. E allora si vince. Oppure no, e allora si perde. [Match Point – Woody Allen]

Non so davvero cosa potrei aggiungere, ci piace pensare che quello che capita sia il frutto delle nostre scelte, del nostro coraggio, del nostro desiderio.

Alla fine le cose vanno un po come cazzo devono andare, e quella pallina rimane in bilico sul nastro per una frazione di secondo, la differenza tra vincere e perdere, tra vita e morte, tra amore e disperazione, tra successo e fallimento è in quella frazione di secondo.

 

Este seu olhar

In un campo
io sono l’assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.

Mark Strand – “Tenendo le cose assieme”

Tutti abbiamo delle buone ragioni per muoverci, ed alla fine anche io credo di muovermi per tenere le cose assieme, anche quelle che non riescono a starci.

Procedo per piccoli step, e piccoli tentativi, esperienze si direbbe, sono veloce, osservo passo sulle cose e se sento disarmonia o qualcosa che entra in conflitto con il mio modo di essere in maniera troppo forte, vado avanti.

Forse la conquista più grossa che ho fatto è la consapevolezza che esistono modi di vedere la vita e di rapportarsi con le persone che sono profondamente incompatibili con il mio, ci sono valori di base su cui non sono disposto a trattare. Il mio mondo è fatto di tolleranza, di accoglienza, di curiosità, di tentativo di comprendere anche l’incomprensibile e quando ci si trova davanti a imperativi categorici, certezze, e volontà di cambiare e non accogliere, lascio perdere.

Qualche volta ho lo sguardo del flaneur, osservo il paesaggio e le cose, con il gusto di osservarle senza giudicarle. Mi sono un po rotto le palle del mio mondo perbene, di quel mondo plastificato che devo affrontare di giorno, mi sento più a mio agio di notte, nel silenzio, tra i musicisti, con le persone vere che sanno ascoltare e hanno qualcosa da dire, senza banalità. Amo gli idealisti, quelli che sposano le idee, i progetti, quelli che fanno scelte apparentemente assurde anche contro il proprio interesse particolare. Ce ne sono tanti, e amo quelli che non mettono sempre prima se stessi, che riescono a guardare alle cose da un punto di vista più alto, e scoprono il valore delle piccole cose.

Amo le persone che sanno entrare in empatia, che hanno sofferto e quel dolore lo hanno utilizzato per comprendere il dolore degli altri, anche di queste ce ne sono.

Amo la musica perchè riesce ad entrare dentro e mettere in comunicazione le persone anche di culture diverse, anche senza parlare la stessa lingua. La magia che si scatena suonando, è la stessa magia che si scatena a volte quando si incontra qualcosa di inatteso e speciale.

Non mi sta sulle scatole l’amore romantico, basta essere consapevoli che è sopravvalutato, e che bisogna viverlo per quello che è. Come dire, è bello avere la capacità di emozionarsi rimanendo però consapevoli della finitudine delle cose, del tempo, dell’amore, della vita. La finitudine del tempo e delle cose è un concetto che pretende di onorare il presente.

Non sopporto le persone che non sanno guardare oltre le apparenze, non sopporto chi non vede l’anima dietro un corpo, quelli che devono mascherarsi. La bellezza non dipende dall’apparenza, la bellezza dipende dal proprio rapporto con se stessi e con gli altri, non è un vestito e amo le persone pazienti che sanno aspettare e non sono mai aggressive.  Adoro le persone che sanno ringraziare anche per una cosa piccola, consapevoli che non ci sono cose scontate.

Io sono così e non mi dispiace esserlo, ho capito quello che mi piace, quello che mi attrae e quello che mi respinge in una persona, sono tante piccole cose, scale di valori, capacità di vibrare per simpatica come le corde. Mi ha sempre affascinato il concetto di vibrazione per simpatia, che alla fine le nostre anime sono delle corde e quando trovano anime affini, vibrano semplicemente per simpatia, perchè la vibrazione dell’anima è contagiosa. Non sono tante le persone che sanno vibrare davvero, senza desiderare nulla in cambio, solo perchè siamo umani .ed abbiamo questa meravigliosa capacità di emozionarci ed entrare in risonanza con un’altro essere umano.

Sognare, rimane la più grande capacità che abbiamo, sognare per uno sguardo, sognare per un qualcosa di bello. Finchè si riesce a sognare si è vivi.

PS Sofia Ribeiro, è una cantante portoghese, che amo, profondamente, semplice, profonda, anche solo con un basso riesce ad emozionare e riempire lo spazio. Il sogno di quello sguardo è tutto qui dentro.

 

Lagrimas Negras

 

Che quando suono, tutto sembra più semplice, non esiste niente altro che la musica. E stasera ho buttato giù il palco, perchè quando suono l’energia che spesso non riesco a tirare fuori nella vita viene fuori. E magicamente l’energia si diffonde agli altri musicisti e poi al pubblico. Il tecnico del suono mi ha detto quando vediamo gente divertirsi sul palco ci divertiamo anche noi. E poi il pubblico trascinato ed attento. Ed è così, non credo nessuno si sia accorto che sono morto dietro a quei tasti, perchè un pensiero c’era ed era bello, ma solo un pensiero.

Poi si spengono le luci, si smontano gli strumenti, e si torna in se stessi, e non è una bella sensazione, perchè la magia non c’è più. Che forse penso questa sia la mia gente e la mia vita, con i musicisti mi trovo bene, con le loro vite un po eccentriche, con le loro difficoltà, con la loro sensibilità.

PS questo brano l’abbiamo suonato stasera, io sono un buon pianista “latin” e adoro suonare questa musica contaminata di cuba, spagna e jazz, il montuno del piano è catartico, ti trascina in uno stato alterato di coscienza, tipico della musica etnica che attraverso la ripetitività induce appunto quello stato leggermente ipnotico che riesce a trascinarti. Il brano è un bolero del 1929 di Miguel Matamoros compositore cubano, semplicemente adorabile.

 

Aunque tú me has echado en el abandono,
aunque tú has muerto todas mis ilusiones,
en vez de maldecirte con justo encono
y en mis sueños te colmo,
y en mis sueños te colmo
de bendiciones.
Sufro la inmensa pena de tu exravío,
siento el dolor profundo de tu partida
y lloro sin que sepas que el llanto mío
tiene lágrimas negras,
tiene lágrimas negras
como mi vida.
Que tu me quieres dejar,
yo no quiero sufrir
contigo me voy mi santa
aunque me cueste morir. (bis)
Un jardinero de amor, siembra una flor y se va.
Otro viene y la cultiva, ¿de cuál de los dos será?
Que tu me quieres dejar,
yo no quiero sufrir
contigo me voy mi santa
aunque me cueste morir.
Amada prenda querida, no puedo vivir sin verte, porque mi fin es quererte y amarte toda la vida.
Que tu me quieres dejar,
yo no quiero sufrir,
contigo me voy mi santa
aunque me cueste morir.
Yo te lo digo mi amor, te lo repito otra vez
contigo me voy mi santa porque contigo moriré.
Que tu me quieres dejar,
yo no quiero sufrir,
contigo me voy mi santa
aunque me cueste morir. (bis)
Yo te lo digo mi amor, que contigo morirè,
contigo me voy mi santa te lo repito otra vez.
Que tu me quieres dejar,
yo no quiero sufrir,
contigo me voy mi santa
aunque me cueste morir.

Blame it on my youth

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Ci sono nuvole, ha piovuto ieri, molto. L’aria è strana come strano è questo giugno. Mese di cambiamenti estremi, subiti e ricercati. Le coordinate cambiano rapidamente, il nord diventa sud, il sud diventa est.

A volte come stasera sono spaventato da tutto quello che succede, mi sembra ia un periodo in cui tutto si sgretola anche le cose che mi sembravano salde. Da piccole cose a grandi cose.

Faccio strani sogni ed ho strane visioni, case con vetri, il tuo volto di profilo, il verde. E non so cosa pensare di tutto questo. Quante stronzate ho ascoltato quest’anno, tante stronzate, tutte le stronzate positiviste, tutte le stronzate del lasciare andare, tutte le stronzate del continuare come fosse tutto a posto. E’ tutto a posto e niente in ordine, questa è la verità, si continua a camminare, a vivere, a respiarare, perfino a provare ad amare, ma c’è sempre qualcosa che non va. E davvero ricordati che ti vivo ogni giorno e continuo a suonare di te.

Ho letto questa poesia qualche giorno fa su questo blog MadameButterfly1976

Non ho smesso di pensarti,vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.

Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.

Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?

Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.

Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.

E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.

E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

Charles Bukowski

On Air una ballad bellissima Blame it on my youth, per cui ho usato un piano scuro, immaginandolo in un bosco, nel silenzio.

…… (lush life)

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“Le cose non vanno come dovrebbero, ecco tutto. C’è tanta di quella merda in questo mondo che uno prima o poi ci finisce in mezzo per forza, che faccia attenzione o meno”.

Larry McMurtry – Hud il selvaggio

Che poi alla fine mi vengono solo puntini, solo i puntini mi sembrano sensati.

Ho bevuto un po troppo stasera, fra 3 ore devo alzarmi e viaggiare. Non ho voglia di pensare troppo, sono sommerso di pensieri, non li ascolto.

L’aria stasera era bella, io penso troppo, forse sono davvero troppo pesante. Il mondo non ha bisogno di persone che pensano troppo, meglio una sana leggerezza e superficialità. Mi guardo intorno e vedo la commedia, la finzione, ed alla fine mi sono veramente rotto le palle di tutta questa commedia.

C’è un bar dove mi rifugio, dove al bancone non mi sento solo, ci sta una strana popolazione di persone, quando mi sento perso mi ci rifugio, osservo, mi guardo intorno, aspetto di alleggerire l’animo, dopo un paio di bevute le cose diventano anche divertenti.

Volevo scrivere qualcosa di sensato, ma davanti alla pagina bianca mi sento disarmato, e forse le robe che mi vengono in mente sono davvero troppo intime per essere schiantate in questo posto.

Notte.

Andata

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Tramonto Palaia (Pi) 21 Maggio

Ci sono momenti inspiegabili, punti in cui la materia si congiunge all’anima, in cui si viene pervasi dalla bellezza che esiste intorno, in maniera completamente indipendente da noi.

A volte l’intuito e l’istinto sono ferocemente superiori alla ragione ed all’intelletto, e la ragione e l’intelletto sono un sistema per mettere dei limiti al proprio sentire.

Ogni impulso che cerchiamo di soffocare fermenta nella nostra mente e ci avvelena. Il corpo pecca una volta sola e supera subito il peccato, perché l’azione è un modo di purificarsi. Allora non rimane più nulla, salvo il ricordo del piacere, o il lusso di un rimpianto. L’unico modo di liberarsi di una tentazione è abbandonarvisi. Resisti e la tua anima si ammalerà del desiderio delle cose che si è proibite, di passione per ciò che le sue stesse mostruose leggi hanno reso mostruoso e illegale.

__ Oscar Wilde – “Il ritratto di Dorian Gray” __

E forse è vero, l’azione, il vivere è il solo modo per non ammalarsi di rimpianti, e troppo spesso viviamo in consuetudini mostruose che rendono mostruoso ciò che è semplicemente bello.

Nell’ultimo disco di Sakamoto c’è la bellezza di questo tramonto e delle cose semplici, la stessa bellezza del dio di bach.

 

Começar de Novo

L’unica ossessione che vogliono tutti: l’amore.
Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l’avrai espulso. O te ne sbarazzi o lo incorpori con un’autodistorsione. Ed è quello che hai fatto e che ti ha ridotto alla disperazione

Philip Roth L’animale Morente

Effettivamente a volte penso sia proprio così, siamo completi e l’amore o almeno il falso amore ci spezza. Il vero amore non vede l’altro come un estensione di sè, ma come un’altra persona con la sua individualità.

Ci sono frasi che gli innamorati dicono che sono tremende. “Ti amo da morire”, “Ti amerò per sempre”. La cosa buffa è che queste frasi sono tutte incentrate sul sè non sull’altro. Ci sono io, tu non ci sei, sei solo una proiezione del mio io. Poi associare il morire con l’amore, ecco non è proprio un immagine costruttiva.

La cosa curiosa infatti è che le persone che hanno usato con me maggiormente queste parole, sono anche quelle che le hanno rinnegate con più forza. Dal per sempre, al niente.

Certo che sono arrivato al punto in cui ho capito davvero che le tribolazioni romantiche sono abbastanza lontane dal vero amore, non che il romanticismo sia male, anzi, un sano romanticismo fatto di calore, vicinanza, tenerezza, atmosfera, e anche emozione vera è sano, intendo il romanticismo che vede nell’amore disperato il vero amore. Siamo bombardati da piccoli con questa idea dell’amore romantico, disperato che se a volte non troviamo questo senso di disperazione nell’amore non lo reputiamo tale.

E per tornare interi, bisogna espellere l’altro che era entrato nel proprio vuoto, quel vuoto che esisteva e faceva paura e per cui abbiamo permesso all’altro di entrare, una volta che è stato riempito e svuotato, quel vuoto va colmato da noi stessi per ritornare interi e riprendere davvero ad amare.

Avevo gia’ postato questa canzone, non in questa versione con la magia al piano di Gonzalo Rubalcaba, ma non riesco a trovare una canzone migliore che accompagni questo sproloquio.

Começar de novo
E contar comigo
Vai valer a pena
Ter amanhecido

Ter me rebelado
Ter me debatido
Ter me machucado
Ter sobrevivido
Ter virado a mesa
Ter me conhecido

Ter virado o barco
Ter me socorrido

Começar de novo
E contar comigo
Vai valer a pena
Ter amanhecido

Sem as tuas garras
Sempre tão seguras
Sem o teu fantasma
Sem tua moldura
Sem tuas escoras
Sem o teu domínio
Sem tuas esporas
Sem o teu fascínio

Começar de novo
E contar comigo
Vai valer a pena
Ter amanhecido

Sem as tuas garras
Sempre tão seguras
Sem o teu fantasma
Sem tua moldura
Sem tuas escoras
Sem o teu domínio
Sem tuas esporas
Sem o teu fascínio

Começar de novo
E contar comigo
Vai valer a pena
Já ter te esquecido

 

The ballad of the sad young men

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Ho passato gran parte della mia vita a non riuscire ad esprimermi completamente. Ho soppresso una parte fondamentale del mio carattere. In parte consapevolmente, in parte inconsapevolmente.

Ho sempre dimenticato chi sono, affogando i pensieri in attività ad alto impegno psichico. Studio matto e disperatissimo, lavoro oltre ogni limite. Mi sono chiesto in questi mesi perchè io lo abbia fatto, qualche risposta me la sono data.

Mi sono sempre sentito immeritevole di amore, probabilmente a causa di alcuni comportamenti disfunzionali della mia famiglia, e mi sembrava che mai niente di quello che facessi bastasse, e così mi sono consumato alla ricerca della perfezione che non generava mai quell’amore di cui avevo bisogno. Bel risultato non è vero? Ed ho passato gran parte della mia età giovane sempre alla ricerca di qualcosa da fare, dormendo 3 ore a notte, distruggendomi di lavoro.

Ho dimenticato come ci si diverte, come si riesce a giocare, non ho mai giocato davvero nella mia vita, e quel bambino in un certo senso è sempre da qualche parte insoddisfatto. Quel bambino per cui provo una gran tenerezza che passava le sere alla finestra guardando la luna, gridando “voio lunaaaa”, davvero facevo così, forse quella luce lontana rassicurante, pensavo potesse proteggermi. Non sono mai stato molto capito in famiglia e quindi sono cresciuto solo, la mia famiglia erano mia sorella e mio zio, che io trattavo come un fratello, unica figura maschile di riferimento. Sono morti entrambi ed io sono rimasto completamente solo, in parte mi sono anche sentito in colpa per essere sopravvissuto a loro ed ho sistematicamente non vissuto per quasi vent’anni, affogando tutto dentro il lavoro folle di cui alla fine poco mi importava, non sono un carrierista, non sono un arrivista, sono sempre il bambino della luna, sono un sognatore, romantico squinternato e sgangherato.

Il mio viso è diventato triste, ho difficoltà ad esprimere la gioia, ho perso l’abitudine, le labbra si sono abbassate, i bordi sono verso il basso, in particolare questo ultimo anno passato mi ha modificato i lineamenti. Il dolore puo’ modificare i lineamenti non è stupefacente? E ho difficoltà a ridere e ad essere leggero, anche se sono sempre un bambino dentro che vorrebbe condividere i suoi giocattoli con qualcuno. Ma il mondo non è fatto per queste cose, devi essere aggressivo, devi essere forte, e mostrare le proprie fragilità alle persone sbagliate può essere letale, ed è stato letale.

Intendiamoci mi sento tanto meglio, parlo, parlo tanto, ho parlato tanto anche con i miei genitori, sto elaborando le perdite, ho imparato ad accettare i miei lati oscuri, riesco anche a mostrarli, per cui non mi sto piangendo addosso, mi sono spezzato, non ho dormito per un anno, ho pianto tutto quello che potevo piangere e ne ho ancora, ho capito una marea di cosa ed altrettante ancora ne devo capire. Ma ho capito che questa vita è sacra.

Stamattina a firenze arrivando in stazione ho visto una scena di una crudeltà inumana, un piccione ferito veniva finito da una gazza, che lo beccava, mentre il piccione tentava di sopravvivere. La mia sensiblità mi ha devastato, è una scena di una violenza naturale così forte, e c’e’ un senso della vita cosi’ tremendo li dentro, ed ho pensato che questa vita è preziosa, preziosa per tutte le creature di questo mondo, e davvero la vita va resa degna di essere vissuta, usando i doni magnifici che io ho avuto. La mia sensibilità, la mia empatia, la mia capacità di provare amore, la mia capacità di leggere tra le righe, anche la mia capacità di sapermi mettere da parte quando è necessario. Le insicurezze sono la tomba delle relazioni sane, la paura ti fa concentrare su te stesso e non sulla relazione, e quello che è generico diventa tuo ed alla fine scoppia.

E così rifletto in treno di ritorno da un’altra giornata in movimento, dalle 5 di stamattina, e di cose ne sto cambiando, ed ho intenzione di cambiarne tante altre, sono determinato a vivere pienamente, con le persone che lo meritano ed hanno voglia di farlo questa vita. Cose belle ne ho tante, ma proprio tante, 4 pelosi magnifici, una famiglia che ha sbagliato tanto ma alla fine c’è sempre e che sto perdonando, una casa magnifica che è il tempio della mia anima, un lavoro che mi ha reso libero e con cui io rendo libere altre 25 persone, la mia musica, la mia empatia ed il mio modo romantico e sgangherato di vedere il mondo. Continuo a volerla quella luna.

E questa canzone l’ho sempre sentita mia, da Keith Jarrett a Joni Mitchell, con quell’ultimo verso lunare.Misbegotten moon, Shine for sad young men.

C’è della bellezza anche nella malinconia, e nella tristezza, basta non rimanerci intrappolati e vedere la bellezza di cui siamo circondati e riuscire a ridere con qualcuno di se stessi e della follia che è questo mondo.

Sing a song of sad young man
Glasses full of rye
All the news is bad again so
Kiss your dreams goodbye

All the sad young men
Sitting in the bars
Knowing neon nights
Missing all the stars

All the sad young men
Drifting through the town
Drinking up the night
Trying not to drown

All the sad young men
Singing in the cold
Trying to forget
That they’re growing old

All the sad young men
Choking on their worth
Trying to be brave
Running from the truth

Autumm turns the leaves to gold
Slowly dies the heart
Sad young men are growing old
That’s the cruelest part

All the sad young men
Seek a certain smile
Someone they can hold for a little while
Tired little girl does the best she can
Trying to be gay for her sad young man

While the grimy moon
Watches from above
All the sad young men
Play of making love

Misbegotten moon
Shine for sad young men
Let your gentle light
Guide them home tonight
All the sad young men

Of beauty and odd

Di bellezza e stranezza. Così sono certe cose nella vita, stranezza perchè quello che succede è inaspettato.

L’amore più bello è quello del mattino, quando ci si sveglia presto e si passa dal sonno singolo alle braccia dell’altro. A parlare per ore, nelle ore della mattina, solitarie dove il tempo non esiste, il mondo dorme, e ci sono solo due anime che si scoprono. E confessarsi senza pudore, e percepire una comunicazione che va al di là del parlato, esiste per canali a noi insondabili.

Di bellezza e stranezza perchè a volte le debolezze diventano forza, ed il confine tra potere e desiderare diventa confuso. Di bellezza perchè percorsi diversi possono produrre risultati così sovrapponibili.

La mia vita mi sta riservando cose che per ora sono insondabili, ma come sempre è ricca e generosa con me. La ringrazio. Ho cenato con un amico venerdì mi sono trovato davanti ad uno specchio la sua storia mi ha raccontato la mia 12 mesi prima, ho visto il mio percorso, ed è stato bello davvero abbracciarsi e sentire verità in quelle braccia e regalare quel poco di consapevolezza che ho raggiunto, se potessi, quel dolore lo distruggerei.

Odd, tutto è abbastanza strano, il suono che sento, il calore che intravedo, la strada che non percorro, il passato che mi racconto, l’odore della primavera che sento.