You and the night and the music

E c’era tutto stasera, la notte, la musica, il jazz quello buono di Eddie Gomez e Joe Labarbera, omaggio a Bill Evans. Mancavi tu, chiunque tu sia, mancavi a condividere con me tutta questa bellezza. Il vino, le colline, il vento, le vigne, My Funny Valentine, My foolish heart, You and the night and the music.

Sarai da qualche parte, ci devi essere per forza, se esiste una notte bella come questa e musica tanto bella, devi esserci anche tu.

 

Non sei altro che bellezza

Ho trovato questa poesia magnifica, a proposito di quello che l’amore può essere, accettazione e accoglienza, non desiderio di stravolgere e modificare. Io ci accompagno Beatriz di Milton Nascimento, poesia sublime anch’essa cantata da quella meraviglia di Maria Joao.

Che cosa succede se io bacio tutti i luoghi del tuo corpo che ti hanno insegnato ad odiare?
Cosa succede se poso le mani su di te e le lascio così,
abbastanza a lungo finchè il mio calore aderisce al tuo
e tu dimentichi che fra la mia pelle e la tua c’è spazio?
Che cosa succede se mi piace tutto ciò che ti hanno detto di detestare e passo le mie giornate a sporcare il tuo cervello ben lavato?
Che succede se ti mostro nuove immagini di te stessa che hai accuratamente evitato di vedere allo specchio?
E se ti dicessi che tutto quello che dicono è sbagliato
e iniziassi a riempire le tue orecchie con parole vere
in una lingua che conosci ma hai smesso di parlare?
Che cosa succede se pianto nuovi fiori
nei luoghi ispidi dentro di te
e ti insegno i loro nomi e le stagioni della loro fioritura?
Che cosa succede se ti chiedo di non reciderli e permettere che invadano le tue vie e decorino tutta la tua vita?
Succede che non ti permetto di dimenticare mai
che non sei altro che bellezza.

Tyler Knott Gregson – Non sei altro che bellezza!

 

Time after time

“È questo il punto. Ci sono sempre un prima e un poi che non s’incrociano mai. Uno va e l’altro viene, a rammentarci che ogni gesto della nostra vita ha senso solo nel momento in cui lo compiamo, e anni dopo ci ritroviamo da soli, a balbettare una scusa, a giustificare una mossa sbagliata ritenuta corretta, a cercare invano di spiegare contesti che gli altri non potranno mai capire.”

Stefano Tassinari – L’amore degli insorti

E’ vera questa cosa, spesso ci casco anche io. Da solo cerco di capire mosse del mio passato che potevano essere diverse, ma non ha senso tutto questo, non ha senso.

Ieri sera cenavo a casa con un amico, si discute spesso del senso delle relazioni con lui, in modo generale non legato ad episodi particolari, ed è così vero siamo tutti, ma proprio tutti, abbagliati dal futuro e dal passato, in modalità diverse, in infinite sfumature, quando quello che conta è solo il presente. Il passato non esiste, se non nelle nostre rielaborazioni che possono anche essere false, il futuro proprio non esiste, non c’e’ davvero alcuna garanzia di futuro neanche del secondo che segue questo. Ed il tempo cosa diavolo è? Visto che non esiste un passato ed un futuro?

Viviamo in un tempo che è sempre e solamente una transizione tra passato e futuro, tempo cronologico e tempo interiore. Quello cronologico è una convenzione, serve per vivere giorno per giorno, per prendere l’autobus, per arrivare a lavoro. Quello interiore beh è quello della memoria,

Credo di aver letto qualcosa tempo fa come sia il pensiero che forgia la progressione psicologica del tempo.

E diceva una cosa meravigliosa, che la dipendenza dal tempo per generare il cambiamento è sbagliata, bisogna liberarsi dal tempo per attuare il cambiamento.

Se voglio cambiare qualcosa, ed affido al tempo il mio cambiamento, rimarroò in uno stato di conflitto, che non aiuta il cambiamento, devo piuttosto riuscire a fermare la mente per agevolare il cambiamento. Cambiare è possibile solo ora, non domani, non fra un anno. Il nostro cervello quando è interessato e vigile è fermo, attento, quando non siamo attenti,  e deleghiamo alla necessità di tempo il cambiamento stiamo resistendo.

Comprendere significa ascoltare, quando ascoltiamo davvero cambiamo, quando ci difendiamo, usando il tempo, stiamo solo difendendo quello che capiamo potrebbe rivoluzionare la nostra vita. Siamo in grado di sentire cose importanti, di sentire la vera essenza per noi.

Sono stato anni cronologici, e millenni psicologici, in stato di conflitto, ho rallentato il tempo psicologico, ho trascurato quello cronologico, ma non volevo cambiare, perchè dovevo vedere quello che capivo avrebbe rivoltato la mia vita. Ora ho capito cosa c’e’ dentro, alcune cose mi piacciono, altre credo non potrò fare a meno di accettarle, ancora sono in conflitto, il cambiamento non è possibile in questo stato, la consapevolezza è maggiore, la sofferenza è distribuita, ma la mente non è tranquilla, non percepisce il vero.

Quando volete ascoltare un brano musicale o guardare un quadro che amate, al quale siete particolarmente sensibili, qual è lo stato della vostra mente?

Subito si crea una quiete, non è così? Quando ascoltate la musica, la vostra mente non vaga: ascolta. Allo stesso modo, quando volete davvero comprendere il conflitto, non dipendete più dal tempo, in alcun modo; siete semplicemente di fronte a ciò che è, ossia al conflitto. Ecco allora sorgere immediatamente una quiete, un’immobilità della mente.

La ricerca della felicita’ [Jiddu Krishnamurti]

Take it with me (change)

forbidden

Registro tutto quello che suono, lo riascolto, apprendo, mi riconosco o non mi riconosco in quello che ho suonato. Alcune canzoni sono come un test per capire se ci sono o meno.

La canzone per antonomasia per me è take it with me. E’ la canzone d’amore, non esistono altre canzoni d’amore, questa è una vera canzone di amore. E cazzo se è difficile suonarla, poi senza il testo, io dalla prima volta che l’ho ascoltata l’ho sentita dentro.

Tanti discorsi si possono fare sull’amore, ma quello che racconta questa canzone nel testo e nella musica è amore vero. Suonarla senza testo è un po da matti, ma io un po matto sono per cui l’ho sempre fatto.

In a land there’s a town, and in that town there’s a house
And in that house there’s a woman
And in that woman there’s a heart I love
I’m gonna take it with me when I go

I’m gonna take it with me when I go

La prima volta che l’ho suonata era Agosto 2008, periodo particolarissimo della mia vita, pieno cambiamento in corso. Mi riconosco, quando l’ho suonata era li, e non l’avevo mai suonata prima, ma è come se fosse sempre stata dentro di me. Credo di non essere più riuscito a suonara a quel modo perchè le volte successive subivo il fascino della prima, volevo ripetere la magia e la magia non arrivava. C’era tutto

It’s got to be more than flesh and bone
All that you’ve loved is all you own

Poi altra versione 2011, diversa, si sente la suggestione della prima, ma è diversa, forse meno coinvolta e meno sognante, più concreta. Ancora mi riconosco.

Stasera, appena suonata, versione essenziale direi, scarna, non ha quasi ricordi di quella prima volta, non mi riconosco, ascolto e non mi sembra l’abbia suonata io. Ecco quello che intendo con non mi riconosco.

Se siete riusciti ad arrivare fino a qui, vi lascio due versioni bellissime, la prima è la versione di una cantante tutta cuore. Lo dice anche lei è una vera canzone d’amore. Ogni volta che l’ascolto da lei piango. E suona…. suona quel piano come un estensione. E dice io rispetto questa canzone e si sente….

 

E poi un’altra versione magica di una  cantante norvegese Solveig Slettahjell, ancora splendida, suona il piano ed anche qui l’emozione è difficile trattenerla. La magia degli interpreti e di Tom Waits. Le facce degli altri musicisti ad un certo punto dicono tutto, ognuno sta vivendo la sua vita, il suo amore, e sei convinto davvero che sia di più di carne ed ossa, ti ha convinto e ti ha accartocciato l’anima.

Lascio tutto il testo qui, leggetelo, ascoltate la musica, e perdetevi nella bellezza di una ballata unica e dolorosamente innamorata.

The phone’s off the hook, no one knows where we are
It’s a long time since I drank champagne
The ocean’s blue, as blue as your eyes
I’m gonna take it with me when I go

Old long since gone, now way back when
We lived in Coney Island
There ain’t no good thing ever dies
I’m gonna take it with me when I go

Far, far away a train whistle blows
Wherever you’re goin’, wherever you’ve been
Waving goodbye at the end of the day
You’re up and you’re over, and you’re far away

Always for you, and forever yours
It felt just like the old days
We fell asleep on Beaula’s porch
I’m gonna take it with me when I go

All broken down by the side of the road
I’s never more alive or alone
I’ve worn the faces off all the cards
I’m gonna take it with me when I go

The children are playing at the end of the day
Strangers are singing on our lawn
It’s got to be more than flesh and bone
All that you’ve loved is all you own

In a land there’s a town, and in that town there’s a house
And in that house there’s a woman
And in that woman there’s a heart I love
I’m gonna take it with me when I go

I’m gonna take it with me when I go

 

100 (Alegrias Calladas)

Mi sono appena ricordato che oggi avresti fatto 100 anni. E forse il regalo della consapevolezza e della conoscenza di me stesso, mi sta arrivando da te, effettivamente da te dovevo imparare l’amore per me stesso, e da te l’ho imparato in qualche modo misterioso.

Sono stato tanto fortunato ad averti accanto per 32 anni della mia vita 88 della tua. Ancora mi sorprendo a pensare di comporre il tuo numero di telefono per raccontarti le cose che mi succedono.

Vorrei mi vedessi adesso, anche se sto ancora attraversando il deserto e non sono nel mio momento di splendore maggiore, ma vorrei tu mi vedessi adesso perchè sono tanto più fragile e vero, mi manca sempre non raccontarti e non condividere con te le cose che mi succedono. Il tuo sguardo che non mi ha mai chiesto nulla e mi ha solo e sempre dato, il tuo sguardo l’ultima volta che ti ho vista in ospedale e mi hai salutato triste, sapendo che non ci saremmo più rivisti, tutta la dolcezza che mi hai regalato. Ecco Caterina, ( e ti chiamo per nome perchè non l’ho mai fatto) ti amo ed è bellissimo che io mi sia ricordato stamattina del tuo compleanno, così d’impulso senza pensarci.

La dolcezza e il tormento Monteverdi

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Marc Chagall Eden

Monteverdi è uno che di bellezza se ne intende. Forse è uno dei padri della tradizione musicale italiana e ancora molta musica che si scrive, viene da quelle sue intuizioni geniali.

Genio, ostacolato, direi che tutti siamo figli di Monteverdi, che lo sappiamo o no. Il suo gene musicale ci ha fecondati e viviamo della risonanza di quella sua bellezza suprema. Come tutti i grandi compositori, sapeva che musica e parole devono comunicare, devono essere in simbiosi. Al solito alternanza di accordi maggiori e minori genera un effetto di nostalgia potente e devastante.

Io adoro una composizione che viene dal sesto libro dei madrigali (1614) di una modernità impressionante. Ne esistono diverse versioni anche jazz (ascoltate quella di Uri Caine e Paolo Fresu , o di Fresu e Danilo Rea)
Divagando sono due pianisti che amo, perchè non conoscono etichette, suonano, suonano gonfio e denso, suonano nell’anima il pianoforte.

Si dolce è’l tormento
Ch’in seno mi sta,
Ch’io vivo contento
Per cruda beltà.
Nel ciel di bellezza
S’accreschi fierezza
Et manchi pietà:
Che sempre qual scoglio
All’onda d’orgoglio
Mia fede sarà.

La speme fallace
Rivolgam’ il piè.
Diletto ne pace
Non scendano a me.
E l’empia ch’adoro
Mi nieghi ristoro
Di buona mercè:
Tra doglia infinita,
Tra speme tradita
Vivrà la mia fè

Per foco e per gelo
riposo non hò.
Nel porto del cielo
riposo avrò.
Se colpo mortale
con rigido strale
Il cor m’impiagò,
cangiando mia sorte
Col dardo di morte
il cor sanerò.

Se fiamma d’amore
Già mai non sentì
Quel rigido core
Ch’il cor mi rapì,
Se nega pietate
La cruda beltate
Che l’alma invaghì:
Ben fia che dolente,
Pentita e languente
Sospirimi un dì.

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Musica e testo viaggiano su binari paralleli, riescono a raccontare la malinconia dolce di un amore non corrisposto. Dolcezza e Tormento, due lati della stessa medaglia. Già nel titolo del madrigale c’è del genio. Ed è la tristezza che non diventa rabbia, che non diventa odio, che rimane appunto tormento e si trasforma in tristezza dolce, tristezza d’amore, si dolce il tormento. Ci si perde nel paradiso del tormento ascoltando questo madrigale, e quante canzoni, ballate, venute dopo si sentono in queste note luminose. Siamo tutti figli di Monteverdi.

Lascio una mia versione

On Air: Si dolce il tormento

I semi del tempo

“Si scrive di cicatrici guarite, un comodo parallelo con la patologia della pelle, ma non esiste una cosa del genere nella vita di un individuo. Ci sono ferite aperte, a volte ridotte alle dimensioni di una punta di spillo, ma rimangono ferite.”

Francis Scott Fitzgerald Tenera è la notte

Questo è un libro che mi ha accompagnato per diversi anni della mia vita. Ho l’abitudine di appuntare sui libri la data di inizio e la data di fine, perchè in questo modo lego quella lettura ad un momento della mia vita. La libreria in casa è quasi un altare di tutto quello che sono. Ed alla fine quello che sono è legato a quello che ho letto (ed ascoltato).

Ho creato un angolo in casa dove i libri emanano la loro bellezza, riconosco un libro da lontano se l’ho amato e se l’ho amato l’ho letto e riletto.
Ma ancora divago, in questo periodo i pensieri non li controllo. Non riesco a tenerli a bada.

Questo libro l’ho letto tante volte nella mia vita, la prima il mese prima che mia sorella morisse. E’ stato l’ultimo libro letto nella vita precedente. L’ho terminato il 26 Agosto 1995 a Taranto, il 26 agosto incontrai in un locale sulla litoranea Marianna (mia sorella) che mi corse incontro buttandosi al collo, con un amore che mi spiazzò. Lei con suoi amici, io con amici miei. Io diedi per scontato quell’abbraccio senza sapere che appena 7 giorni piu’ tardi non ci  sarebbe stato più nessun abbraccio.

E continuo a divagare. Ci sono libri per cui occorrerebbe mettere la dicitura vietato ai minori di 40 anni, perchè se li leggi prima ti lasci prendere dalla bellezza superficiale, ma se li leggi dopo capisci quello che c’e’ sotto la superficie.

Ecco così è tenera è la notte, libro del mio cuore per tante ragioni, la rilettura mi ha regalato uno spaccato dell’insondabilità delle relazioni umane, quelle di amore profondo e le insondabili pieghe dell’animo umano. L’ho riletto ed ho trovato tanta vita, tanta sensiblità e tanta passione.

i migliori contatti sono quelli di cui si conoscono gli ostacoli e pure si vuole conservare un rapporto

I contatti migliori sono quelli per cui hai lottato, conosci i problemi ma decidi (decidi capito?) di mantenere e costruire un rapporto.

Mentre faceva a ritroso i labirinti in cui aveva vagato per anni, il suo io incominciò a fiorire come una grande rosa lussureggiante. Odiò la spiaggia, detestò i luoghi dove aveva fatto il pianeta intorno al sole di Dick

Ed io cosi’ mi sento, torno ai miei labirinti di sempre, quelli che avevo accantonato. E detesto i luoghi dove ho fatto il pianeta (non che io abbia nulla contro i pianeti, alcuni pianeti possono essere bellissimi e colorati).

La rilettura di questo libro mi ha regalato un tuffo nella mia vita, e il fatto che io lo avessi sentito cosi’ forte e l’ho sempre riletto nei momenti critici della mia vita, significa che con alcune cose si entra in vibrazione immediatamente. Questo è il potere dell’arte di quella universale, di quella che sa vibrare con le esperienze di qualcuno.

A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere

E per me tenera è la notte di Fitzgerald è tremendamente in vibrazione  con Lilac Wine interpretato da Jeff Buckley. Canzone d’amore, profondo e tormentato. La voce non codificabile di Jeff Buckley ti entra dentro come le pagine di Fitzgerald e raccontano notti, passioni, amore e notte, notti appassionate, interminabili fino all’alba avvolti in abbracci appassionati mentre il resto del mondo dorme.

 

Rinascita

genziana_nivale

Si lasciò portare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce ma che la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da loro stessi

Gabriel Garcia Marquez

Quanto è vera questa frase, anzi io credo che il primo parto sia quello solo fisico, da quel momento in poi è una continua morte e rinascita. Ci sono eventi, giorni che rappresentano una vera rinascita. Per rinascere occorre morire, e la morte non è un processo così semplice sia quella fisica che quella spirituale. E’ un processo che richiede il suo tempo.

Nella mia vita adulta (su quella precedente non è facile stabilire i punti pivot, ma lo sto provando a fare) individuo questi punti pivot

Settembre 1990
Maggio 1995
Settembre 1995
Maggio 1998
Settembre 1998
Giugno 2000
Luglio 2005
Luglio 2007
Ottobre 2008
Febbraio 2012
Gennaio 2016

Sono punti cardine dove eventi, persone, situazioni hanno generato una morte/rinascita. Non sono pochi, alcuni sono eventi positivi, alcuni sono negativi, alcuni sono evidentemente un punto di rottura, altri l’ho capito dopo. La mia reazione sempre è stata quella di negare l’evento, rimuoverlo e cercare di elidere il cambiamento.
Credo che finchè si è vivi, questo processo sia salutare, testimonia un cambiamento. Certamente il parto è doloroso, ogni rinascita implica un parto e quindi dolore, il cambiamento non è una cosa semplice da perseguire e cercare o semplicemente accettare, che tanto se non cambi tu, ci pensa il mondo a cambiarti a legnate nei denti. Come esseri umani siamo spaventati da ogni cambiamento, perchè il cambiamento implica umiltà, accettazione dei propri limiti, accettazione di perdere qualcosa di se e degli altri, capacità di lasciar andare quelli che si amano, e capacità di lasciar andare anche noi stessi. Il mio punto di morte/rinascita del 2016 è stato il più forte degli ultimi anni che ha portato a compimento un parto parallelo nato nel 1995 che aveva dato origine ad una valanga, apparentemente risolta da troppi eventi concomitanti fino al 2000 e invece quel parto e’ durato 20 anni.
Ora mi ritrovo nel mezzo del processo di rinascita, quello più consapevole, per cui quello più doloroso perchè implica la revisione di tutto quello che è stato, la comprensione di quello che potevo e non potevo fare e di quello che ho fatto scegliendo o non scegliendo agendo attraverso impulsi inconsci che mi hanno portato a prendere delle strade. Il percorso è indispensabile per capire meglio le dinamiche.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perchè la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sè stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perchè senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Einstein

Ed è così durante la crisi si impara a superare se stessi o meglio l’immagine di noi stessi che abbiamo proiettato per rimanere vivi. Superare quell’immagine, rappresenta il processo di cambiamento e morte/rinascita. E la consapevolezza amplia le possibilità. Se conosci te stesso, la tua storia, e impari a vederti anche per le porte che hai chiuso per non impazzire, per relegare la sofferenza in posti non facilmente accessibili, se hai il coraggio di piangere perchè affronti quello che ti ha portato ad essere quello che sei (parte razionale e parte inconscia) allora la strada verso il cambiamento è assicurata.

Il processo è faticoso, il processo richiede energia, io ci sto mettendo la gran parte della mia energia, pensando, riflettendo, rimuovendo i miei maledetti bias cognitivi, rimuovendo le protezioni, il prezzo da pagare è alto in termini di sofferenza, il risultato però sono certo sarà valso questo prezzo. Capire i motivi è fondamentale per acquisire vera conoscenza di se stessi.

La musica non dovrebbe farci pensare al controllo che sembriamo avere sulle nostre vite.Dovrebbe invece ricordarci la necessità di arrendersi e la capacità dell’uomo di capire i motivi,le condizioni di questa resa.

(Keith Jarrett)

La musica per me ha una valenza terapeutica, riesce ad entrare dove io non voglio entrare, nei momenti di rottura e cambiamento la musica mi ha aiutato a capire meglio le mie dinamiche interiori, a comunicare quello che non riuscivo a fare con le parole, mi ha aiutato ad arrivare al centro di me stesso.

Di solito in questi momenti, mi siedo davanti alla tastiera, vuoto, ed inizio a suonare a volte sento la musica che fluisce chissà da dove e mi lascio attraversare alle volte con sorpresa.

On Air: Improvvisazione per una nuvola ed un treno Febbraio 2008

 

La vita in viaggio

20161213_150015“Le illusioni di un tempo non mi avrebbero piu’ aiutato, non avrebbero piu’ creato sogni per me. Non rimaneva che il vuoto, quel semplice vuoto che mi aveva accompagnato per anni e al quale avevo cercato di adattarmi. Ero tornato al punto di partenza, pensai e dovevo abituarmici.”

Haruki Murakami a sud del confine a ovest del sole

La vita in viaggio, acquisisce significati diversi. In un certo senso si è autorizzati ad essere altro da sè, oppure a riacquistare il contatto col proprio io trascurato, fuori dalla routine quotidiana.

Quando viaggio, i pensieri vanno sempre un po per i fatti loro, vedo le cose da una prospettiva diversa, lo sguardo leggero e pigro del flaneur.

Sarei un bugiardo se non ammettessi prima con me stesso che non sto bene, che sto facendo i conti con il passato e una volta cadute le illusioni del passato, rimane un vuoto che mi insegue e con cui ho paura di fare i conti da sempre.

Comprendere che io sono importante per me stesso (fuori dai luoghi comuni) che non devo tradirmi mai più, che devo essere consapevole di ciò che voglio e del rispetto che merito in primis da me stesso è già un buon passo. Rimuovere quello che ho sognato e che evidentemente non era la realtà ma solo una mia proiezione sarà il prossimo passo.

“Mentre ero fermo ad un semaforo, in via Aoyama, a bordo della mia BMW ed ascoltavo il Viaggio D’inverno di Shubert, mi vennero all’improvviso questi pensieri. Questa non sembra la mia ‘vita’ mi dissi. Era come se qualcuno l’avesse preparata per me. Fino a che punto ero veramente me stesso? E fino a che punto non lo ero?”