Uscire dal copione ( I wish i had the blues again)

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Ieri ho letto un articolo su Internazionale che parlava di come in ogni situazione della nostra vita ci comportiamo secondo un copione. Ebbene sembra sia stata fatta una ricerca che racconta di come reagire in maniera inaspettata ad una situazione codificata porti effetti quasi sempre positivi, si scopre spesso che rotto il copione la gente sappia essere molto più generosa ed empatica di quello che il copione prevede.

Ed ho riflettuto a lungo su questa cosa, di come passiamo accanto ad universi paralleli seguendo un copione di comportamento e di tragitto, e non alziamo gli occhi fuori dal nostro percorso. E ieri sera, tornando da Milano nel tragitto finale in macchina da Firenze a Pisa ho trovato una notifica di 8km di coda a Montopoli, ho pensato ed in un secondo sono uscito ad Empoli per fermarmi a cenare da qualche parte.

Sono uscito dal mio tragitto dal mio copione, ed ho visto un mondo dove la vita scorreva ed era una vita che per anni io ho ignorato, passando nel mio copione. Adesso questa è una cosa piccola, ma io il copione l’ho rotto diverse volte quest’anno, lo rompero’ anche nei prossimi giorni, e non ho paura di farlo, forse il senso della vita sta tutto nel riuscire a rompere il copione che le consuetudini, le regole ipocrite sociali ci impongono.

Io desidero aprirmi, anche al di la di quello che prevedono stupidi schemi sociali, ho protetto non con muri ma con consapevolezza il mio giardino segreto, so che nessuno può realmente danneggiarlo se non io, e io non lo farò.

Questo è l’articolo, spezziamo la routine che ci incatena in un anfratto piccolo delle nostre vite.

Una volta uscite dai loro copioni autodifensivi, quasi tutte le persone si dimostrano abbastanza empatiche e generose. Anche se lo so, non riesco a capire perché.

Tutti gli incontri dipendono, in parte, dal fatto che tutti seguono un copione condiviso anche se non scritto

https://www.internazionale.it/opinione/oliver-burkeman/2017/07/11/spezzare-routine

On Air lascio una canzone bellissima suonata da me in trio qualche anno fa. E’ di Alec Wilder vero padre della canzone popolare americana, raffinato, colto, mai banale nelle armonie. I wish i had the blues again, un desiderio di tornare alla bluitudine che è nostalgia di infinito, casa ed amore. Quella notte andammo fuori dal nostro copione, non avevamo mai suonato con il batterista, ci siamo solo ascoltati e fidati e siamo andati fuori dal copione.

On Air I wish i had the blues again live in pescia 2009

Time after time

“…l’attimo di immobilità del violinista quando appoggia l’archetto sulle corde, prima di cominciare a suonare; l’immobilità del sole che ha raggiunto lo zenit, prima di iniziare la discesa; un’immobilità che voglio far durare ancora un po’. E prometto solennemente a me stesso: «Voglio ricordare per tutta la vita la bellezza di questo momento».”
Costantino Nivola, da “Memorie di Orani”

E ci sono eventi nella vita che sono un po così. Si sospende il tempo, si dilata, si apre, davvero il tempo è la più relativa delle dimensioni. Scorre veloce, si ferma, rallenta.

La sospensione che alcuni eventi portano con se è raccontata magicamente da questi versi, il sole che raggiunge lo zenit e sembra immobile e poi si muove, il silenzio prima di iniziare a suonare.

Il presente, quello che può determinare il futuro, goderselo in ogni istante, che cosa abbiamo noi se non il presente? Il passato ci arricchisce, io non lo demonizzo, siamo anche il nostro passato.

Il puro presente è il processo impercettibile in cui il passato avanza divorando il futuro. A dire il vero, ogni percezione è già ricordo.

Kafka sulla spiaggia, Murakami Haruki

Il tempo mi affascina, mi affascinava durante lo studio all’università, mi affascina ancora di più oggi.  La freccia del tempo, la relatività, la termodinamica, l’entropia. Ho avuto spesso in quest’anno l’impressione di aver bruciato 10 anni di vita in una non storia, ma ovviamente non è così. Il tempo si è fermato, e si è vissuto per come si poteva. Il passato diventa puro presente.

E consentitemi di lasciare una canzone che è la canzone del mio passato, è la mia canzone, racconta di un istante fermo in una domenica di tanti anni fa, in una casa di studenti, in una domenica estiva calda, ballando da soli e di una passeggiata su una bicicletta con lei sulla canna della bici. Romanticismo disdicevole? Non lo so, è un ricordo di pura gioia che porto dentro di me.

Look for the silver lining

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Look for the silver lining
Whenever a cloud appears in the blue
Remember, somewhere the sun is shining
And so the right thing to do is make it shine for you

A heart full of joy and gladness
Will always banish sadness and strife
So always look for the silver lining
And try to find the sunny side of life

A heart full of joy and gladness
Will always banish sadness and strife
So always look for the silver lining
And try to find the sunny side of life

E niente, oggi va così mi sono svegliato con questa in testa. Magnifico Chet, io la suono così, piano in punta di dita.

Acqua

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Marina di Pisa bocca d’arno Giugno 2017

“Sogno acqua, di nuovo e ho sentito dire che sognare acqua significa cambiamento e ogni volta che sogno acqua penso: maledizione, ancora cambiamento. Non avrà  mai fine? ”

Tutto sulla Finlandia ERLEND LOE

Amo l’acqua, idea di accoglienza, cambiamento, genesi, rigenerazione. Amo immergermi nell’acqua, amo guardarla. Acqua di mare, acqua di lago, acqua di fiume. Non potrei vivere in nessun luogo lontano dall’acqua. Infatti vivo in una città di mare su un fiume.

A volte le sere, mi ritrovo a guardare il fiume oppure a guardare il fiume alla foce mentre si confonde con il mare. E l’acqua cambia in continuazione, ed anche io penso maledizione ma arriverò ad un punto di equilibrio?

Este seu olhar

In un campo
io sono l’assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.

Mark Strand – “Tenendo le cose assieme”

Tutti abbiamo delle buone ragioni per muoverci, ed alla fine anche io credo di muovermi per tenere le cose assieme, anche quelle che non riescono a starci.

Procedo per piccoli step, e piccoli tentativi, esperienze si direbbe, sono veloce, osservo passo sulle cose e se sento disarmonia o qualcosa che entra in conflitto con il mio modo di essere in maniera troppo forte, vado avanti.

Forse la conquista più grossa che ho fatto è la consapevolezza che esistono modi di vedere la vita e di rapportarsi con le persone che sono profondamente incompatibili con il mio, ci sono valori di base su cui non sono disposto a trattare. Il mio mondo è fatto di tolleranza, di accoglienza, di curiosità, di tentativo di comprendere anche l’incomprensibile e quando ci si trova davanti a imperativi categorici, certezze, e volontà di cambiare e non accogliere, lascio perdere.

Qualche volta ho lo sguardo del flaneur, osservo il paesaggio e le cose, con il gusto di osservarle senza giudicarle. Mi sono un po rotto le palle del mio mondo perbene, di quel mondo plastificato che devo affrontare di giorno, mi sento più a mio agio di notte, nel silenzio, tra i musicisti, con le persone vere che sanno ascoltare e hanno qualcosa da dire, senza banalità. Amo gli idealisti, quelli che sposano le idee, i progetti, quelli che fanno scelte apparentemente assurde anche contro il proprio interesse particolare. Ce ne sono tanti, e amo quelli che non mettono sempre prima se stessi, che riescono a guardare alle cose da un punto di vista più alto, e scoprono il valore delle piccole cose.

Amo le persone che sanno entrare in empatia, che hanno sofferto e quel dolore lo hanno utilizzato per comprendere il dolore degli altri, anche di queste ce ne sono.

Amo la musica perchè riesce ad entrare dentro e mettere in comunicazione le persone anche di culture diverse, anche senza parlare la stessa lingua. La magia che si scatena suonando, è la stessa magia che si scatena a volte quando si incontra qualcosa di inatteso e speciale.

Non mi sta sulle scatole l’amore romantico, basta essere consapevoli che è sopravvalutato, e che bisogna viverlo per quello che è. Come dire, è bello avere la capacità di emozionarsi rimanendo però consapevoli della finitudine delle cose, del tempo, dell’amore, della vita. La finitudine del tempo e delle cose è un concetto che pretende di onorare il presente.

Non sopporto le persone che non sanno guardare oltre le apparenze, non sopporto chi non vede l’anima dietro un corpo, quelli che devono mascherarsi. La bellezza non dipende dall’apparenza, la bellezza dipende dal proprio rapporto con se stessi e con gli altri, non è un vestito e amo le persone pazienti che sanno aspettare e non sono mai aggressive.  Adoro le persone che sanno ringraziare anche per una cosa piccola, consapevoli che non ci sono cose scontate.

Io sono così e non mi dispiace esserlo, ho capito quello che mi piace, quello che mi attrae e quello che mi respinge in una persona, sono tante piccole cose, scale di valori, capacità di vibrare per simpatica come le corde. Mi ha sempre affascinato il concetto di vibrazione per simpatia, che alla fine le nostre anime sono delle corde e quando trovano anime affini, vibrano semplicemente per simpatia, perchè la vibrazione dell’anima è contagiosa. Non sono tante le persone che sanno vibrare davvero, senza desiderare nulla in cambio, solo perchè siamo umani .ed abbiamo questa meravigliosa capacità di emozionarci ed entrare in risonanza con un’altro essere umano.

Sognare, rimane la più grande capacità che abbiamo, sognare per uno sguardo, sognare per un qualcosa di bello. Finchè si riesce a sognare si è vivi.

PS Sofia Ribeiro, è una cantante portoghese, che amo, profondamente, semplice, profonda, anche solo con un basso riesce ad emozionare e riempire lo spazio. Il sogno di quello sguardo è tutto qui dentro.

 

Dos Gardenias

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Questa è la chiesa che sogno spesso, ovvero dove ti sogno spesso. E’ strano, non ci sono ricordi particolari legati a questo luogo, eppure ho sognato spesso che ci trovassimo qui nei dintorni, tu di spalle, io rinchiuso in una casa di vetro, simbolismi chiari, che poi non bisogna nemmeno fare tanto fatica per interpretarli sti sogni. Parlano eccome se parlano chiaro e forte.

Oggi ho passeggiato, auricolari, musica a palla, occhiali da sole, sguardo basso, non volevo vedere nessuno, ascoltare niente volevo isolarmi dal mondo. Per un paio di ore ci sono anche riuscito, l’aria è fresca stranamente fresca ricorda settembre e questo peggiora le cose, l’autunno è l’autunno.

Sono tornato a casa e mi sono messo a suonare, le sensazioni non cambiano molto, mi sento profondamente solo, anche se vedo un sacco di gente e faccio un sacco di cose. C’è sempre un buco enorme dentro di me e non riesco a capire come colmarlo.

Dos gardenias para ti
Con ellas quiero decir
Te quiero, te adoro, mi vida
Ponle todas tu atención
Que serán tu corazón y el mio

Dos gardenias para ti
Que tendrán todo el calor de un beso
De esos besos que te di
Y que jamas te encontrarán
En el calor de otro querer

A tu lado vivirán y te hablarán
Como cuando estás conmigo
Y hasta creerán
Que te dirán te quiero.

Pero si un atardecer
Las gardenias de mi amor se mueren
Es porque han adivinado
Que tu amor me ha atraicionado
Porque existe otro querer

A tu lado vivirán y se hablarán
Como cuando estás conmigo
Y hasta creerán
Que te dirán te quiero.

Pero si un atardecer
Las gardenias de mi amor se mueren
Es porque han adivinado
Que tu amor me ha atraicionado
Porque existe otro querer

Es porque han adivinado
Que tu amor me ha atraicionado
Porque existe otro querer

On Air Dos Gardenias, altro bolero bellissimo e antico, di Isolina Carrillo.

 

Finchè c’è musica devi danzare

Oggi va così, ho una strana sensazione dentro, non è piacevole.

Ho sbagliato l’orario di un appuntamento che avevo a Milano, credevo fosse alle 10 e sono già arrivato, invece era alle 14. La mia agenda fa quello che cazzo vuole, è fuori controllo.

“Che cosa devo fare?
– Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose. Il problema non è sapere di chi è la colpa. Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le cose che perdevi. Non avresti dovuto. Avresti dovuto tenere qualcosa da parte per te, invece di lasciarla andare via con il resto. Così ti sei consumato a poco a poco. Perché? Perché l’hai fatto?
– Non lo so.
– Forse era più forte di te. O forse eri spinto a farlo da una specie di destino, non mi viene la parola…
– Tendenza? – provai a suggerire.
– Sì, tendenza. Anche se tu ricominci da capo, e riesci a rimettere a posto la tua vita, è probabile che tu rifaccia le stesse cose. È una tendenza. E quando si supera un certo punto, non si può più tornare indietro. È troppo tardi. Anch’io non posso più aiutarti. Io posso solo fare il custode di questo posto e collegare le cose. Non ho altri poteri.

E mi viene in mente prepotente questo libro che lessi qualche tempo fa, Murakami l’ho sempre sentito affine, dovevo tenere qualcosa da parte, invece ho lasciato pezzi ovunque e probabilmente mi sono consumato, un pezzettino dopo l’altro. E cosa rimane adesso? E quanto è vero occorre non rifare le stesse cose, il punto di non ritorno l’ho superato, abbondantemente. Ho anche un custode che cerca di collegare le cose senza altri poteri, ma per collegarle le cose bisogna vederle.

– Che cosa devo fare? – ripetei di nuovo.
– Come ti ho già spiegato, io farò di tutto per collegarti, – disse l’uomo pecora. – Ma questo da solo non basta. Anche tu devi fare la tua parte. Non puoi startene seduto a pensare. Se no non arriverai a niente. Capisci?
– Capisco, – dissi. – Ma che cosa devo fare, allora?
– Danzare, – rispose. – Continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? Devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che si saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno fermarsi.

E dio solo sa quanto mi sembri stupido danzare con questo peso dentro, e so bene che alla fine non devo chiedermi davvero cosa significhi, non c’è una risposta valida non lo so cosa significa e non lo sa nessuno. Eppure questa cosa la so bene, mentre suoni mica pensi a cosa significhi, semplicemente suoni e basta, se ti metti a pensare al significato e quello che fai, ti blocchi, la musica si ferma.

Anche se quello che fai può sembrati stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra tutto sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano. Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro. – Danzare è la tua unica possibilità, – continuò. – Devi danzare, e danzare bene. Tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. Finché c’è musica, devi danzare!
Finché c’è musica, devi danzare! fece eco la mia mente”.

E sia, finchè c’è musica devo danzare, sembra una condanna, e sia. Sono in un’altro cerchio credo.

On Air, a blue version di You don’t know what love is registrata a casa mia qualche tempo fa con un amico, sempre blue.

 

Mon coeur s’auvre a ta voix

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Sansone e Dalila Rubens

Ci sono arie della musica lirica che sono moderne e ti entrano dentro con potenza. Ne avevo parlato qualche tempo fa riferendomi a Mascagni ma c’è quest’aria meravigliosa di Saint Saens dell’opera Sansone e Dalila.

E’ bellissima, dolce, suadente, ammaliante, moderna. E poi ha sempre quel tema a me tanto caro, della voce, la voce dell’amato che apre il cuore, più di ogni altra caratteristica fisica, la voce.

Beh ho provato a renderla sul pianoforte, cosa non semplice, senza troppi orpelli, solo con l’essenziale melodia.

Mon cœur s’ouvre à ta voix,
comme s’ouvrent les fleurs
aux baisers de l’aurore!
Mais, ô mon bienaimé,
pour mieux sécher mes pleurs,
que ta voix parle encore!
Dis-moi qu’à Dalila
tu reviens pour jamais.
Redis à ma tendresse
les serments d’autrefois,
ces serments que j’aimais!
|: Ah! réponds à ma tendresse!
Verse-moi, verse-moi l’ivresse! 

Dalila! Dalila! Je t’aime!

Ainsi qu’on voit des blés
les épis onduler
sous la brise légère,
ainsi frémit mon cœur,
prêt à se consoler,
à ta voix qui m’est chère!
La flèche est moins rapide
à porter le trépas,
que ne l’est ton amante
à voler dans tes bras!
|: Ah! réponds à ma tendresse!
Verse-moi, verse-moi l’ivresse! 

Dalila! Dalila! Je t’aime!

My heart opens to your voice
Like the flowers open
To the kisses of the dawn!
But, oh my beloved,
To better dry my tears,
Let your voice speak again!
Tell me that you are returning
To Delilah forever!
Repeat to my tenderness
The promises of old times,
Those promises that I loved!
|: Ah! respond to my tenderness!
Fill me with ecstasy!
Dalila! Dalila! I love you!

Like one sees the blades
Of wheat that wave
In the light wind,
So trembles my heart,
Ready to be consoled,
By your voice that is so dear to me!
The arrow is less rapid
In bringing death,
Than your love is
By flying into your arms!
|: Ah! respond to my tenderness!
Fill me with ecstasy!
Dalila! Dalila! I love you!

On Air Aria Dalila

Bewitched

Sono giorni che medito, se e cosa scrivere di tutto quello che mi passa dentro. Non ho le idee chiarissime e forse questo scrivere mi aiuterà almeno a tirare fuori i temi principali.

Ho fatto spazio ad un nuovo me, sicuramente non nuovo, ma queste parti che emergono erano da qualche parte solo che non avevano la possibilità di manisfestarsi.

Sono reduce da due esperienze molto forti, che mi hanno mostrato il vero lato del mio cambiamento. Ne sono felice, ed ho capito cosa desidero e cosa voglio davvero per me. Ho anche capito che sono in grado di amare, davvero, senza finzioni o auto inganni e sono capace di capire quando l’amore diventa solo voglia di amore, perchè non c’è una possibilità di incontro reale per cui non è bene per nessuno perseverare.

Ho elaborato bene i messaggi che mi sono arrivati, sono rimasto aperto, sempre, e soprattuto aperto al confronto. Ho superato una prova dura, che probabilmente era il vero test per capire quanto la mia struttura mentale fosse pronta davvero ad entrare in contatto con un’altro essere umano, ma davvero nel profondo fuori da finzioni e proiezioni.

Credo di aver combattuto con una forma molto forte di narcisismo manipolatorio, e la cosa non mi stupisce in quanto ne ero rimasto invischiato senza capirlo in passato. Questa volta ho intercettato i segnali, svilimento, tentativo di isolarmi, di allontanarmi dalle cose belle (perfino dalla musica), continue discussioni sui miei comportamenti che non erano mai adeguati, e 10 minuti dopo attestazioni di amore eterno, tentativi di farmi sospendere il mio percorso di terapia.

Sono rimasto vigile, non ho avuto preconcetti, ho tentato di spiegare, di parlare, quando tutte le strade mi sono sembrate chiuse, ho fatto marcia indietro, con tristezza, con dolore, ma con convinzione che ci sono cose che non fanno bene.

Ho bisogno di amore, di quello pulito, di quello che ti fa sorridere, che ti fa desiderare di essere migliore, che ti da energia per crescere individualmente ed in coppia, di confronto leale ed aperto, di passione e di serenità. A volte mi sembra davvero tutto questo sia impossibile anche se nella realtà non desidero cose mirabolanti.

La vera ricetta di un rapporto sano è un dialogo sano in cui entrambe le parti mantengono aperti i canali di comunicazione, con la consapevolezza che quello che si invia non è quello che si riceve e che ognuno guarda il mondo con le lenti della propria esperienza. Non ci sono colpe, ci sono punti di vista. I progetti, la storia e la vita si costruiscono in due, con eguali responsabilità.

E quindi

Im wild again

 

PS Adoro il mio spleen che mi consente di provare certe emozioni, se per qualcuno è pesantezza, il problema non è mio, senza la bluitudine, molte parti di me non sarebbero come sono.