Sono giornate strane

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La stanchezza fisica, gioca sempre brutti scherzi. Ieri Torino, tutto il giorno, partenza alle 6 rientro alle 22, dovevo lavorare ancora, una doccia veloce, e ancora preparare slide.

A volte mi sento come un generatore impazzito di slide e presentazioni powerpoint, viviamo in questa magnifica realtà. Sono contro la powerpointizzazione del lavoro. Il powerpoint è la negazione dell’approfondimento.

Oggi sveglia alle 5, i gatti sono intorno, dormono beati, fjodor proprio russa… , quasi mi dispiace svegliarli per i miei impegni, ma qualcuno dovrà pagargli i croccantini?  E di nuovo in viaggio verso Milano, domani Roma, Giovedi’ firenze, Venerdi’ Bologna. Finirà tutto questo delirio, la mia vita rassomiglia a quella di un nomade. Nomade fisico, nomade dell’anima. Faccio sogni strani, popolati di strani personaggi, sonni frammentati e spezzati. Ogni volta che apro gli occhi grazie al cielo trovo qualcuno di loro intorno. La loro pace mi commuove, almeno sento di regalare tranquillità a loro.

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Non mi sento bene, per niente, non sono felice e non riesco nemmeno a capire dove diavolo sia l’origine di questa voragine. Certo il periodo, certo la botta, certo tutto, ma non ci capisco più nulla. Alterno fasi di euforia a fasi di angoscia, e solo in alcuni casi riesco a placarmi. Non voglio la stanchezza fisica mi impedisca di pensare l’ho fatto per anni, mi sono rintronato di stanchezza per non vedere, ed ha funzionato, non ho visto e alla fine mi sono ritrovato spiaccicato su un muro.

La tua irrequietudine
mi fa pensare
agli uccelli di passo
che urtano ai fari
nelle sere tempestose:
è una tempesta anche la tua dolcezza,
turbina e non appare,
e i suoi riposi sono anche più rari.
Non so come stremata tu resisti
in questo lago d’indifferenza
che è il tuo cuore

Eugenio Montale, da Dora Markus

On Air una mia versione di felicità di Dalla.

Quando a saudade bate forte è envolvente

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Mia foto sulla spiaggia di Ipanema, 2009

Ex-amor
Gostaria que tu soubesses
O quanto que eu sofri
Ao ter que me afastar de ti
Não chorei!
Como um louco eu até sorri
Mas no fundo só eu sei
Das angústias que senti

Sempre sonhamos
Com o mais eterno amor
Infelizmente
Eu lamento, mas não deu
Nos desgastamos
Transformando tudo em dor
Mas mesmo assim
Eu acredito que valeu
Quando a saudade bate forte
É envolvente
Eu me possuo
E é na sua intenção
Com a minha cuca
Naqueles momentos quentes
Em que se acelerava o meu coração

Amo il brasile, amo le canzoni brasiliane. La saudade è un sentimento intraducibile in italiano, se volete capirlo, ascoltate questo brano, se alla fine avete il cuore in gola, l’avete capito. Ed è quella che cercavo registrando l’oceano come un pazzo sulle spiagge di Rio.

Começar De Novo

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Contare su se stessi, alla fine possiamo contare solo su noi stessi. Non c’è nessun legame che possa veramente sostituirsi a quello che abbiamo con noi stessi.
Capita di delegare il proprio benessere a qualcosa fuori da se, non importa che sia una relazione, il lavoro, un affetto. E probabilmente per alcuni periodi è anche possibile farlo senza contraccolpi, quando ci si dimentica pero’ di noi stessi, beh in quel caso  iniziano i problemi veri.

Per motivi vari, tutti validi e spiegabili, intendiamoci, non mi sono mai curato tanto di me stesso, frase ambigua che si declina in mille modalità apparentemente senza connessione. Ed invece una connessione c’è, il sonno mancato, l’iperattività, il caricarmi di responsabilità eccessive, il non fermarmi un secondo a pensare a me stesso, al saltare i pasti allegramente, a svendere la mia anima.

Il mostro vorace, credeva che solo facendo sempre di più si potesse essere degni di essere amati, che gran cazzata, e da dove diavolo sia venuta fuori questa simpatica credenza, anche quello a malincuore con resistenza lo sto capendo.

Dare per sentirsi degni di ricevere, syntax error, non può funzionare così. Gli equilibri devono essere più simmetrici, sbilanciati un po per volta, ma non possono essere unidirezionali..

Rendersi conto di queste dinamiche, implica davvero, ribellione, sofferenza, conoscenza.

Começar de novo
E contar comigo
Vai valer a pena
Ter amanhecido

Ter me rebelado
Ter me debatido
Ter me machucado
Ter sobrevivido
Ter virado a mesa
Ter me conhecido
Ter virado o barco
Ter me socorrido
Começar de novo
E contar comigo
Vai valer a pena
Ter amanhecido
Sem as tuas garras
Sempre tão seguras
Sem o teu fantasma
Sem tua moldura
Sem tuas escoras
Sem o teu domínio
Sem tuas esporas
Sem o teu fascínio
Começar de novo e contar comigo
Vai valer a pena já ter te esquecido
Começar de novo

Mai canzone è stata più adatta a me, ne sarà valsa la pena di aver fatto saltare il tavolo, di essermi ribellato a me stesso ed al tuo fantasma, di andare a conoscermi davvero, e di aver sofferto in questo modo e di essermi fatto tanto male.

Contare su me stesso, sembrano 4 parole semplici, richiedono un percorso tortuoso e complesso.

 

Love dance

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Oggi ho ricevuto alcuni vinili che stavo aspettando da qualche giorno. I vinili mi hanno donato nuova linfa nell’ascolto della musica, devi dedicare del tempo, devi curare quei magnifici solchi, non puoi accumulare centinai di dischi e non ascoltarne nessuno, devi fare delle scelte. Ed io sto scegliendo piano piano le cose che fanno parte di me.

Mark Murphy , ah… ci vorrebbe una vita per raccontare quanto bella sia la sua voce e quanto importante sia stato questo praticamente sconosciuto cantante (se non tra gli addetti ai lavori) per la storia del jazz. Ed in questo disco Mark Murphy canta le canzoni di un altro signore incredibile Ivan Lins, dio delle armonie brasiliane, testi da sbattere la testa sul muro per la bellezza.

Ho messo delicatamente il disco sul vinile ed è arrivato il colpo al cuore, love dance. Questo brano lo incontrai nel 1988 ero piccolo, non capivo cosa ci fosse dietro e nemmeno potevo capire la potenza di questo testo, ma come diavolo si fa ad iniziare una canzone cosi’… , e poi è normale che uno diventa disadattato da grande se a 16 anni ascolta sta roba… dovrebbero mettere vietato ai minori di 40 anni.

From too much talk to silent touches
Sweet touches
We turned our hearts to love
Then tried it, first time romance
There in the quiet, love learns to dance

Cioè sei un fottuto genio Lins, musica e parole, solo un brasiliano poteva scrivere una roba cosi’ bella perfino in inglese.
Ed io ricordo che quella cassetta l’ho consumata, l’armonia era assolutamente incredibile, mi colpiva questa tensione continua della musica, il senso di bellezza e di amore che usciva dalle note e pur non capendo un cazzo del testo, il testo arrivava.

Mi sono proiettato indietro nel tempo, ed è come se avessi ascoltato di nuovo quella bellezza intatta, senza capire niente, senza assolutamente avere cognizione di causa, c’era la musica suprema bellissima che dominava la scena ed io ero li di nuovo incredulo.

Old songs, a new life
And hearts that understand like ours
And old dreams find young wings
In silence, in silence

E sarà un caso? Old songs a new life, vecchia canzone del mio cuore in una nuova vita. Mai canzone è arrivata al momento giusto cosi’ giusto, a ricordarmi che la bellezza esiste  in un modo violento, inaspettato e riesce a sopravvivere al tempo. Non riesco a raccontare a parole quello che Ivan Lins è riuscito  (e riesce sempre) a fare. La musica è semplicemente perfetta, racconta molto più di quello che le parole possono raccontare, e non è forse questa la vera love dance?

(Lascio la versione di oggi e la versione che ha accompagnato le mie notti nel 1988) e la versione cantata dall’autore, nuda, semplice senza vocalità, eppure così speciale.

Fuori di me

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Over the town – Marc Chagall

Oggi mi sono svegliato fuori di me
e sono uscito a cercarmi.

Ho percorso strade e sentieri
finché non mi sono trovato.

Seduto su un lembo di muschio
ai piedi di un cipresseto
a conversare con la nebbia
cercando di dimenticare
quello che non posso.

Ai miei piedi,
foglie, solo foglie.

Humberto Ak’Abal – Oggi

Ci sono giornate strane, ti svegli con una strana sensazione addosso, fuori di te, irrequieto e inquieto. Giornate in cui guardi ma non vedi, osservi ma non fermi. Quando sto male fisicamente peggiora anche il malessere interiore, sono raffreddato, sono tornato da una giornata estenuante, con questo senso di estraneità a me stesso.

There’s no yes in yesterday
And who knows what tomorrow brings or takes away

Piango, converso con me stesso, cercando di dimenticare quello che non può essere dimenticato. E piango, sotto le coperte semplicemente fuori di me. Il freddo che sento non è solo fisico, è peggiore è dentro di me.

May all your storms be weathered
And all that’s good get better

Here’s to life, here’s to love, here’s to you.

On Air: Here’s to life

Un alba dipinta sui muri

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L’alba fremeva sul dorso dei cavalli
frementi nell’attesa di partire.

Tiberio abbandonava Roma.

Ci vuole Capri
– mormoro’ l’imperatore –
ci vuole il mare.

Dentro il Foro nessuno,
interprete dei sogni o indovino,
gli aveva mai svelato
che il gelo che lo paralizzava
non era Roma,
ma lui che non sapeva amarla.

Troppe storie Tiberio
per un uomo solo,
anche se imperatore.

Forse ti ci voleva un petto piu’ profondo
in cui allogiare un animo piu’ vasto.

L’alba, nel disperato tentativo di fermarlo,
corse a spalmarsi morbida sui muri
distribuendo generosamente
la pioggia di pagliuzze d’oro
con cui leniva quotidianamente
le ferite della malinconica citta’
e il cuore di Tiberio.

Anche il candido marmo
che pure forte risplendeva
si fece, tra le braccia del sole,
tutto biondo.

E se restassi?

Tremo’ Tiberio mentre il suo sguardo
carezzava l’oro della Pietra.

Ma intanto
aveva fatto un cenno con la mano
e i carri, cigolando,
mossero lentamente verso Formia

Claudio Alvigni

Mi ha sempre colpito questa parte di Memorie di Adriano, quanta profondità in queste parole.  Ognuno ha la sua Roma che non riesce ad amare, ognuno di noi è Tiberio dentro se stesso, e guardando alla propria anima, si può guardare alla magnificenza di Roma.

Il gelo che mi paralizza, non è Roma sono io che non riesco ad amarla, non riesco a vedere i paesaggi disegnati appena dall’alba, la luce misteriosa dell’alba che avvolge e rende speciale quasi ogni paesaggio.

E poi colpisce quel petto più profondo in cui allogiare un animo piu’ vasto, se solo fossimo in grado di lasciare entrare quello che di buono c’è intorno e a dare una casa adeguata a quello di speciale che abbiamo dentro di noi…e invece non riesco a dare una casa adeguata ai miei sentimenti ed alle mie emozioni. E si lascia Roma ed invece….

E se restassi?

Non ho mai trovato un posto in cui ho pronunciato, questa frase, questa domanda, penso sia una bella domanda da porsi quando si vede in lontanaza una spiaggia su cui ci si vuol fermare, come suona bene…..

E se restassi?

E forse mentre ti poni quella domanda, già tutto è cambiato ed i carri cigolando si muovono verso un’altrove dove ci si potrà chiedere ancora

E se restassi?

Un soffio di vento :Amante lontano dalla sua donna

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Hor che lungi dal bel viso
Paradiso del mio core,
I’ mi ritrovo e sento e provo
Ogn’affanno , ogni dolore:

E divento muto e sordo
Se di quella mi ricordo….

E ricordo il vostro sguardo
e pur’ardo dentr’il core:
mi vien meno il cor nel seno,
e mi strazio di dolore:

E divento muto e sordo
Se di quella mi ricordo….

Biagio Marini

Non abbiamo inventato niente, il tempo va avanti, sembra che si avanzi chissà come, ma i sentimenti rimangono quelli di sempre e il sentire di un uomo del 1600 è uguale a quello di uno del 2017 non è meravigliosa questa cosa?

Red neon, go or give

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Sono giorni strani, c’è vento, e quando c’è vento succedono cose. Ho frugato in alcune cose che avevo portato via da casa a Natale. Ho trovato tracce di me, tracce del mio passato, ed è come vedere il passato di un’altra persona, come vedere un film in super 8.

Ho avuto il coraggio anche di aprire finalmente dei quaderni che avevo portato via 20 anni fa da una cameretta in lacrime, ci ho trovato cose preziose, frasi, vita, foto.

Vinili consumati, che mi ricordano le emozioni di quegli ascolti, ritrovarsi a 44 anni con le emozioni di quando di anni ne avevi 15 e non conoscevi niente, e tutto ti sembrava meraviglioso ed impossibile. Molte cose sono diventate possibili, e molte cose sono rimaste impossibili (almeno per ora), l’occhio dell’anima è sempre quello, e forse è vero che non si cambia mai, si smussano angoli, si accettano e si conoscono parti di noi stessi ma non si cambia, non nelle fondamentali.

Se ognuno di noi fosse rappresentato da un’accordo, la tonica rimarrebbe inalterata, cambierebbero i colori col tempo (forse), ed io sono sempre stato un re semidiminuito, un accordo fondamentalmente malinconico che cerca disperatamente una risoluzione verso qualcosa di bello e maggiore, la tensione del re semidiminuito mi appartiene, come mi appartiene l’atmosfera notturna di questo disco degli steps ahead che avevo dimenticato, ma che evidentemente era da qualche parte nel mio inconscio.

A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere. (Tenera è la notte F.S. Fitzgerald)

Music for a while

Drink in [the] Music with delight,
And list’ning and silent, and silent and list’ning,
And list’ning and silent obey.

Music, for a while, shall all your cares beguile Shall, all — all, all — shall all yocares beguile.

Il potere della musica è quello di superare e fermare il tempo. Alcune composizioni sembrano davvero rispondere ad un ordine superiore delle cose, all’armonia delle sfere celesti, alla perfezione degli incastri.
Quello che suona bene sembra semplice anche guardando lo spartito, la complessità è nascosta.

E ascoltandolo ( e suonandolo) si vede il dio di Purcell che disegna orbite e pianeti e regala sollievo come nel testo.
La verità e la bellezza sono sempre nella semplicità, mai nell’entropia.

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La melodia ed il basso sono modernissimi potrebbero essere ( e lo sono stati ripresi da Bobo Stenson) un walking bass di un trio jazz.

He long ere this had tuned the jarring spheres, and left no hell below. (Dryden in memoria di Purcell)

True love waits

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I’ll drown my beliefs
To have you be in peace
I’ll dress like your niece
And wash your swollen feet

Just don’t leave
Don’t leave

And true love waits
In haunted attics
And true love lives
On lollipops and crisps

Just don’t leave
Don’t leave

I’m not living, I’m just killing time
Your tiny hands, your crazy-kitten smile

Just don’t leave
Don’t leave

Da stamattina mi risuonava in testa, schizzata al volo.