Silencio

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Loro stanno così ed io suono.

Duermen en mi jardín
Las blancas azucenas, los nardos y las rosas
Mi alma muy triste y pesarosa
A las flores quiere ocultar su amargo dolor

Yo no quiero que las flores sepan
Los tormentos que me da la vida
Si supieran lo que estoy sufriendo
Por mis penas llorarían también

Silencio, que están durmiendo
Los nardos y las azucenas
No quiero que sepan mis penas
Porque si me ven llorando morirán

Silencio
(Silencio)
Que están durmiendo
(Que están durmiendo)
Los nardos
(Los nardos)
Y las azucenas
No quiero que sepan mis penas
Porque si me ven llorando morirán
Porque si me ven llorando morirán

On Air: Silencio 14 Gennaio 2018

Equilibri

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Livorno Terrazza Mascagni 1 Gennaio 2018

C’è in me una nostalgia di qualcosa che non esiste nella vita e nemmeno nella morte, un desiderio che su questa terra niente appaga, fuorché, in certi momenti, la musica, quando evoca le lacerazioni di un altro mondo.

Emil Cioran (Quaderni)

Ed è così anche per me, realmente solo nella musica si abbattono le barriere verso un mondo altro, un’altrove di infinito che le note riescono a farci intravedere.

Ho iniziato l’anno, realmente oggi e sono sveglio a notte fonda, un pochino di ansia per quello che è successo, un po di malinconia per ciò che è stato, tanta curiosità per ciò che potrà essere. In equilibrio tra forze contraddittorie.

“This great system of tonal controls was perfected and codified by Bach…whose genius was to balance, so delicately and so justly, these two forces of chromaticism and diatonicism. Forces that were equally powerful and presumable contradictory in nature.”
—Leonard Bernstein

BWV 999

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E’ notte alta e sono sveglio, ore 2,45 Pisa

Credo nel Dio di Bach, un dio giusto che dispiega la sua potenza sul pentagramma. Nel mondo creato dal Dio di Bach, non esiste posto per l’ingiustizia, per la violenza, per la crudeltà. Intendiamoci, il Dio di Bach è duro, non ammette variazioni ai programmi, non ammette imperfezioni, ma è giusto, se lo segui, sarai ricompensato.

Ecco il mio progetto per il nuovo anno è quello di ritornare alla scoperta di Bach, non solo ascoltandolo, ma suonandolo, fin dove arrivo e dove non arrivo studiare per arrivarci. Questo anno è stato cruciale, difficile, ma i risultati spesso ripagano degli sforzi fatti per raggiungerli. Intendiamoci sono sempre io malinconico, pensieroso, riflessivo, ma più consapevole ed a volte anche girovagando di solo di notte sento comunque forza e determinazione nelle cose che sento.

Certo se il Dio di Bach governasse realmente questo sgangherato mondo, le cose probabilmente sarebbero diverse, le persone direbbero la verità, non ci sarebbero le violenze piccole e grandi che ci riserviamo tutti i giorni, avendo voglia di vedere una persona, basterebbe seguire un orbita e si arriverebbe a trovare quella persona, le richieste di scuse verrebbero accettate con le braccia aperte, per ogni lacrima ci sarebbe una carezza, per ogni abbandono un incontro, per ogni morte una vita. Non è così ci sono anche altri Dei che governano questo nostro mondo, il dio della termodinamica è crudele e impietoso, l’entropia aumenta, e tutti i nostri tentativi di arginare la trasformazione franano impietosamente, e forse proprio per questo c’è bisogno di questo Dio giusto, di quei mondi fatti di orbite e meccanica celeste delle passioni che rappresenta Bach.

Inizio da qui, con un po di inquietudine dentro

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Schizzi del BWV 999 Preludi in Do Minore Bach

Scriabin

Sono in treno, in viaggio come spesso capita, ascolto Scriabin con le mie cuffie sfacciate, mi proteggono, mi isolano, da quello che c’è fuori di me.  Lo adoro Scriabin ,ma insomma Scriabin non lo so lo trovo cosi denso, ecco denso anche quando si tratta di studi, è romantico, è potente, ti entra dentro.

E insomma il cielo grigio, Scriabin, un po questa atmosfera natalizia spenta, sembra che nessuno abbia veramente voglia di questo Natale, o forse è una mia sensazione.
Ascoltando Scriabin si può entrare in un mondo riservato, fatto di cose belle, forse anche un pochino inquietanti. Ma non so c’è della bellezza pura, eterea, sospesa, un balsamo.
Forse la musica è stata creata per darci sollievo, per aiutarci, per sostenerci, per raccontarci come le cose dovrebbero essere anche quando il mondo interiore e quello esteriore fanno a pugni.
Sospensione del tempo, del giudizio, della realtà. Ascoltando Scriabin, davvero non si percepisce più il confine tra reale e sognato, si rimane in quel limbo, come nel dormiveglia, la coscienza è attiva, ma è offuscata dal sonno appena svanito.
Eh si, adoro Scriabin.

There is no greater love

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Autumn in Pisa – Ottobre 2017

Mi piace cercare dischi nei mercatini, vinili, con una storia, con i segni del tempo sulla copertina. Si naviga nelle vite, chissà in quante mani è stato quel disco, chissà quanti momenti ha accompagnato, chissà quali pensieri ha cullato.

E poi si scoprono delle perle, cose di cui si ignorava l’esistenza. Qualche tempo fa mi sono imbattuto in questo disco di Amy Whinehouse, Rarities, registrazioni “informali” di suoi grandi classici, intime, finalmente di una voce che non è devastata dall’alcol.

Amy Whinehouse ha quella voce intima, profonda, vissuta delle grandi, non sono certo l’unico che ci sente Billie Holliday dentro, lo stesso strazio verso la vita e la maledizione dell’amore, quello sbagliato, quello che non ha nessuna speranza ed è distruzione non costruzione.

Va bene come sempre divago un pochino, ad ogni modo questo disco sta accompagnando gli ultimi giorni di questo anno, un anno di profondo cambiamento, di svolte decise, di nuove consapevolezze. Ho terminato ieri il mio percorso di psicoterapia, sento di aver raggiunto gli obbiettivi che mi ero prefisso, io sono sempre lo stesso, con delle consapevolezze in più di me stesso, di quello che voglio e di come costruire una relazione sana costruttiva.

Credo in 2046 ci fosse una frase: “Finchè ci provi c’è speranza”, ed è così non possono essere le esperienze pregresse a predire il futuro, quelle servono per avere consapevolezza di se, certo se si ripetono le stesse cose, gli stessi pensieri, difficilmente i risultati saranno diversi. Allora anche con dolore, il cambiamento porta dolore, perchè noi umani, tentiamo di non cambiare, di fermare il mondo, occorre cambiare, almeno quando quello che proviamo ci genera disagio.

Io quel disagio l’ho espresso in molti modi, alcuni contraddittori, ho anche fatto un discreto male a me stesso ed altri, incosapevolmente, con tutta la buona fede di questo mondo. E da questo punto riparto, ho percorso una strada incredibile in un anno, e anche questo Blog ha avuto la sua parte, incroci fugaci, comunicazioni non comunicazioni, comunicazioni spezzate, fragilità esposte, vite sospese, vite riprese, affetti inspiegabili che rimangono inespressi, comunicare per capire, scrivere per far diventare concrete le emozioni.

E adesso There is no greater love, l’ho cercato, l’ho desiderato, l’ho costruito, ci ho creduto, l’ho riconosciuto, l’ho fermato lo vedo con gli occhi nuovi, non incrocio di bisogni, non riempimento di un mio vuoto, ma gioia dello stare insieme, piacere del condividere, gioia della costruzione, casa del futuro che potrà avere.

Ci sono molte altre cose in questo anno, e ci sono un sacco di altri cambiamenti che arrivano, finalmente vivo fuori dai cerchi e dal passato.

La versione intima di Amy Whinehouse

Una mia versione notturna un po stanca, ma piena di sentimento.

There is no greater love
Than what I feel for you
No sweeter song, no heart so true
There is no greater thrill
Than what you bring to me
No sweeter song
Than what you sing, sing to me
You’re the sweetest thing
I have ever known
And to think that you are mine alone
There is no greater love
In all the world, it’s true
No greater love
Than what I feel for you

Lilac Wine

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Ci sono canzoni che trovo semplicemente e misteriosamente magiche. Spesso l’alternanza di minore e maggiore è struggente ed è l’arma segreta per richiamare alla mente sentimenti di nostalgia e di mancanza. E lilac wine è così maledettamente perfetta per rievocare mancanza e nostalgia, ed un oblivio dolce, da intossicazione alcolica.

I lost myself on a cool damp night
I gave myself in that misty light
Was hypnotized by a strange delight
Under a lilac tree
I made wine from the lilac tree
Put my heart in its recipe
It makes me see what I want to see
And be what I want to be
When I think more than I want to think
I do things I never should do
I drink much more that I ought to drink
Because it brings me back you
Lilac wine is sweet and heady, like my love
Lilac wine, I feel unsteady, like my love
Listen to me, I cannot see clearly
Isn’t that she, coming to me nearly here?
Lilac wine is sweet and heady where’s my love?
Lilac wine, I feel unsteady, where’s my love?
Listen to me, why is everything so hazy?
Isn’t that she, or am I just going crazy, dear?
Lilac wine, I feel unready for my love
Feel unready for my love
Compositori: James H. Shelton

L’arte di togliere

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Torre del lago puccini 3 Dicembre

Credo di aver capito che nella musica e nella vita, la vera arte sia quella di imparare, riempire e poi gradualmente togliere lasciando importanza a quello che davvero conta. Nel pentagramma, le pause hanno diginità uguale alle note, i silenzi sono parte integrante dell’armonia. Una musica senza silenzi, una vita senza pause, un discorso senza pause, non hanno l’armonia necessaria per arrivare davvero.

Troppe parole creano un mondo intorno, quel mondo acquisisce realtà proprio nel momento in cui vengono espresse, le parole ti definiscono, non per come sei ma per come ti racconti. E sto imparando a togliere anche nelle parole, lasciando che siano i fatti, i tocchi, gli sguardi, i silenzi ed anche le parole a raccontare, abbiamo tanti mezzi per comunicare, non solo le parole. E nella musica oltre alle note abbiamo le pause, quelle meravigliose creazioni grafiche che si stagliano come oasi negli spartiti.

“Silence is a source of Great Strength.” ― Lao Tzu

Un silenzio consapevole, pausa tra punti, vibrante di significati e di ascolto reciproco, ecco l’arte del togliere.

 

Maniac

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Dublino Howth Cliffs 30 Ottobre 2017

La musica e la spiritualità sono la stessa cosa
perchè la musica non ha concretezza, non si vede.
Non si tocca. Però ci entra dentro.
E un’idea di musica
che non tenga presente la trascendenza
mi fa molto fatica accettarla.

Riccardo Muti

On Air: Maniac mia versione piano solo

Steely Dan

La musica è stenografia dell’emozione
Emozioni che si lasciano descrivere a parole
con tali difficoltà sono direttamente
trasmesse nella musica, ed in questo
sta il suo potere ed il suo significato

Tolstoj

Pochi gruppi hanno veramente inciso profondamente nella storia della musica contemporanea come gli Steely Dan. Ero a Dublino e per caso, per puro caso ho visto che c’era un concerto degli Steely Dan alla 3Arena. Non ci ho pensato su due volte ed ho trovato due biglietti sul circuito secondario, di una data che non doveva esistere, ma dopo il pienone del 28 Ottobre è stato deciso di fare un nuovo concerto il 30.

Devo fare una premessa, gli Steely Dan erano Walter Becker e Donald Fagen, dico erano perchè Becker è morto il 3 settembre. Questo tour mondiale è stata quasi una consacrazione del gruppo e probabilmente il concerto che ho visto è una pietra miliare, probabilmente l’ultimo degli Steely Dan almeno nella forma in cui erano conosciuti. Il microfono lasciato sul palco, solo, il clima di estasi che c’era sul palco.

Ecco io un concerto così non l’ho mai visto, credo sia stato il più bel concerto a cui abbia mai assistito, musica intensa, anche sofisticata, gli Steely Dan aperti dai Doobie Brothers, e ti rendi conto di quanto sia diverso suonare per mestiere e suonare per trasmettere qualcosa. Gli Steely Dan hanno queste tessiture incredibili di fiati, voci, armonie sofisticate, ritmiche travolgenti, non c’e’ mai stato niente di così “Americano” nella storia della musica Americana.

Donald Fagen è famoso per la sua meticolosità, per la perfezione del suono, il disco The Nightfly, il primo registrato completamente in digitale, rimane tuttora il disco probabilmente meglio registrato della storia della musica contemporanea. Se volete testare un impianto, usate quel disco.

Il concerto, beh, è difficile dare un giudizio, troppe emozioni, mie, e troppe emozioni su quel palco, e troppe emozioni per un pubblico che in Italia è impossibile, saranno i fiumi di birra, sarà uno strano legame che si percepiva tra il palco e la gente, un po avanti con gli anni, che è cresciuta con quella musica, saranno quei brani che a me hanno cambiato la vita, Babylon sisters, Kid Charlemagne, Reeling with the Years, un batterista che letteralmente spostava tonnellate di energia, il carisma di Fagen, quasi un Ray Charles bianco, che dominava dal suo Fender Rhodes la musica, con il cuore pieno di chi vuole rendere onore all’amico di una vita.

Sono felice di aver partecipato a questo concerto, felice di aver sentito il potere della musica, la gioia di condividere vita, sogni, gioia durante un concerto, aver ritrovato l’emozione che avevo perso di ascoltare musica vera, che viene dal profondo. Non credo ci sarà un evento talmente potente, nella storia della musica degli Steely Dan e sono tremendamente felice di aver partecipato casualmente all’ultimo concerto del tour, e probabilmente all’ultimo concerto almeno in questa forma di questo magnifico progetto sonoro che sono stati e sono gli Steely Dan.