Paixões Diagonais

Oggi compio 45 anni.

Ma che diavolo e’ questo buco nero al centro dell’anima? Cos’è che mi sta divorando con questa ferocia?

E’ in giornate come queste che il mio cervello si perde, in mezzo ad una strana reminescenza di infinito, percepito, perso, abbandonato, lontano, perso.

“Lasciati amare e guardati con gli occhi con cui ti guardo io”

Odori, suoni, colori, spezie, solitudini. E’ veramente questa la vita che si narra essere? Un costante senso di perdita e mancanza? Mi scoppia il cuore dal dolore, inspiegabilmente, irrimediabilmente, diagonalmente, trasversalmente, perdutamente in una città lontana.

Sono stanco di guerra, alzo bandiera bianca, voglio una tregua da me stesso.

Do que fala a madrugada
O murmúrio na calçada
Os silêncios de licor
Do que fala a nostalgia

De uma estrela fugidia
Falam de nós, meu amor
Do que fala a nostalgia
De uma estrela fugidia
Falam de nós, meu amor

Do que sabem
Do que sabem as vielas
E a memória das janelas
Ancoradas no sol-pôr

Do que sabem
Do que sabem os cristais
Das paixões diagonais
Sabem de nós, meu amor

Porque volta esta tristeza
O destino à nossa mesa
O silêncio de um andor
Porque volta tudo ao mar

Mesmo sem ter de voltar
Voltam por nós, meu amor
Porque volta tudo ao mar
Mesmo sem ter de voltar
Voltam por nós, meu amor

Porque parte tudo um dia
O que nos lábios ardia
Até não sermos ninguém
Tudo é água
Tudo é água que corre
De cada vez que nos morre
Nasce um pouco mais além

Tudo é água
Tudo é água que corre
De cada vez que nos morre
Nasce um pouco mais além

On Air: Misia e Maria Joao Pires forse Chopin il fado l’avrebbe suonato così

The road (endless)

Si scrive di cicatrici guarite, un parallelo comodo della patologia della pelle, ma non esiste una cosa simile nella vita di un individuo. Vi sono ferite aperte, a volte ridotte alle dimensioni di una punta di spillo, ma sempre ferite. I segni della sofferenza sono confrontabili piuttosto con la perdita di un dito o della vista di un occhio. Possiamo non perderli neanche per un minuto all’anno, ma se li perdessimo non ci sarebbe niente da fare.

(F.S Fitzgerald Tenera è la notte)

ON Air: Dejavu Improvvisazione per una strada

Spicchio di luna

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La vita viaggiando ha una cadenza strana. Londra, Milano, Cagliari, Bologna, Roma, Dubai, Vienna, Dublino, Barcellona, Pisa.

Forse perchè la frenesia del viaggio annulla il futuro e sterilizza il passato. Me la sono scelta questa vita, non ho padroni (apparentemente), scelgo io cosa fare, se sbaglio pago, se non sbaglio vado avanti alla tappa successiva.

Solo nelle soste piu’ lunghe e dove la stanchezza e’ meno presente riemerge l’inquietudine, l’ansia. Ed io la ricaccio giu’ con un whisky, con un algoritmo, con una nuova idea. Schizzo futuri improbabili, parlo con personaggi esoterici, fronteggio capitali immaginifici e torno indietro nella mia piccola paperopoli dove mi aspettano pisciola, ululo, cucciola, e stregola i quattro gatti che danno un senso alla mia esistenza.

Una panchina di periferia, una birra, aria rarefatta, lasciarsi sopraffare da ricordi che nemmeno ricordavi di avere. Come è sdruciolevole il nostro tempo, la nostra vita, poi alla fine l’essenza della vita forse semplicemente e’ quella di passare direttamente dal via, io mi sono rifugiato in un eterno presente che non si preoccupa che del domani immediato ed e’ troppo frenetico per vedere il passato. Solo che alle volte l’orizzonte si squarcia mi giro frettolosamente, ma la luce entra e ferisce, colpisce. Mi riparo scappo, ma non ci riesco mai del tutto, una piccola ferita rimane, sanguina e prende spazio. E riparte il ciclo, fatica, fatica, lavoro, posti, idee, progetti e poi all’improvviso si ferma tutto, e riparte il circo, the windmills of my mind.

Farsi domande? Interrogarsi sul senso o meno di quello che si prova, non ha importanza, niente ha realmente importanza e cosi’ in una sera che non ti aspetti alla periferia del mondo, ti riaffiora un ricordo che non ricordavi nemmeno di ricordare.

Un pomeriggio, inizio inverno, uno celestina, tu ad aspettare in macchina, la radio, sergio caputo, capito sergio caputo…. con uno strano disco impossibile per l’italia, commistione di jazz e canzone italiana, spicchio di luna non navigo piu’, da tanto tempo in quelle acque ben pescose dove tu, mi trovasti cosi’ male in arnese….. e ti ricordi le strofe, e ti ricordi l’umido e ti ricordi che avevi una sorella, e ti ricordi che c’era un futuro, che non c’era dolore e proprio quando ti ricordi questa cosa torni indietro e ti ritrovi in uno spazio tempo che non sai dove sia, dove ti ritrovi per strani e tortuosi percorsi della tua vita, dove non sapevi neanche si potesse arrivare. Ma è tardi domani c’e’ un’altro aereo, altri pseudo problemi da risolvere, insoddisfazioni altrui da affrontare, risultati impalpabili da consolidare.

Ed io mi ricordo di spicchio di luna. Il mio adorabile spicchio di luna.

Piccoli particolari

“La vita è un appuntamento, solo che noi non sappiamo mai il quando, il chi, il come, il dove.”

Tabucchi

Ci sono piccoli particolari, senza importanza per la maggior parte delle persone. In quei piccoli particolari spesso si nascondono le magie di una storia d’amore.

I piccoli particolari sono parte di un linguaggio che capiscono solo due persone, il resto del mondo è tagliato fuori. Oggi è uno di quei giorni insignificanti per l’universo, ma importanti.

La solitudine rimane nell’avere questo giorno, e viverlo come tutti gli altri perchè nessun’altro al mondo lo conosce e rimane una festa privata, intima e non condivisibile.

 

Chaconne in D minor BWV 1004

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Qualche giorno fa mi sono imbattuto in questa immagine. La trovo bellissima, alla fine è come vedo io la musica. Suonare rende le sbarre della mia mente all’improvviso un posto pieno di luce. E’ come se suonando riuscissi a vedere oltre e far diventare qualcosa che è triste ed opprimente in uno spazio pieno di luce e bellezza.

“La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”.

(Johann Sebastian Bach)

La musica riempie di amore e armonia il silenzio dell’universo. Il silenzio dentro il rumore assordante in cui siamo immersi.

Oggi io quel silenzio lo sento, mi opprime, mi devasta, mi ferisce, il silenzio del mondo, il disinteresse del mondo per qualsiasi creatura ci abiti. La musica è una strada verso la salvezza, l’ho scritto tante volte, il mondo non lo vedo con gli occhi, non so guardare, non vedo gli involucri, se mi viene chiesto di descrivere una scena o descrivere me stesso, non so da dove partire, perchè gli occhi li uso solo per non inciampare, cerco sempre di ascoltare.

Quante cose si nascondono dietro un inflessione della voce, dietro le parole che scegliamo o non scegliamo, la voce della persona amata diventa la voce, diventa armonia sublime. Il suono dell’amore, il suono della vicinanza. L’assenza della voce riporta le cose verso l’universo buio e freddo.

Il mondo visto attraverso i suoni è soprendente, i suoni ascoltati, interpretati svelano molto più di quello che gli occhi possono fare. Ci dimentichiamo di ascoltare, siamo bombardati di rumore, la musica ha perso gran parte del potere terapeutico che le è proprio, musica come sottofondo, continuo nell’ascensore, nei negozi, in macchina, usata per riempire il silenzio in maniera compulsiva.

Oggi ho bisogno di musica, per rendere più tollerabili quelle sbarre, altro non so fare in questo momento, se non abbellire quelle sbarre che mi impediscono di uscire da me stesso.

Godetevela questa Ciaccona in Re minore, rende pieno di significato quest’universo e cancella il silenzio, in modo un po doloroso ma vero.

La strada infinita

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La strada è lunga e tortuosa, non va un cazzo bene, posso dirlo? Non va un cazzo bene, sto facendo errori, a raffica, sto cercando la verità dentro di me, ma non riesco a venirne fuori, sono in una palude, e vorrei una mano.

Per piacere astenersi commenti del tenore solo tu puoi aiutarti, che mi sono rotto il cazzo di sentirmi dire baggianate positiviste, e fondamentalmente mi sono proprio rotto il cazzo, non trovo un modo migliore di esprimere questa cosa, mi sono rotto le palle di me stesso, io sono il mio più grande sabotatore, metto mine, nascoste e ci salto sopra.

Altro salto in aria, col botto, a sto giro triplo carpiato e atterraggio maldestro, con rottura di varie ossa.

Ma quando cazzo finisce sta strada, io davvero stanotte non ne posso più, non ho voglia di fare l’ottimista e nemmeno il pessimista, sono solo disperato e stanco, tanto stanco, di stare con me, non mi sopporto più, in conflitto perenne, in bilico tra passione e ragione, tra desiderio e tranquillità in bilico tra amore e follia. Questa giornata non è stata la mia liberazione purtroppo. Non devo sottovalutare le conseguenze del mio amore. Non devo sottovalutare le conseguenze del mio amore, non devo e non posso sottovalutare le conseguenze del mio amore.

Coincidenze

Ma esistono davvero le coincidenze? A volte sembra la vita ti porti inevitabilmente in un posto. Percorsi tortuosi e ti trovi in un posto assurdo. Quello che desideravi a portata di mano e c’è qualcosa che non va.

Devo allegerire il peso che mi curva le spalle. Devo lasciar andare qualcosa.

La vita vera è diversa dalla matematica. Nella vita le cose non scorrono scegliendo il percorso più breve.

Haruki Murakami 1Q84

Errori

Mi spiego, anche da piccolo io mi buttavo sulle donne sbagliate. Credo che sia questo, il mio problema. Quando la mamma mi portò a vedere Biancaneve, tutti quanti erano innamorati di Biancaneve. Io no. Io mi innamorai subito della Regina Cattiva.

(Io e Annie, Woody Allen)

Ecco non occorre dire altro, credo il problema sia questo.

Time after time

“È questo il punto. Ci sono sempre un prima e un poi che non s’incrociano mai. Uno va e l’altro viene, a rammentarci che ogni gesto della nostra vita ha senso solo nel momento in cui lo compiamo, e anni dopo ci ritroviamo da soli, a balbettare una scusa, a giustificare una mossa sbagliata ritenuta corretta, a cercare invano di spiegare contesti che gli altri non potranno mai capire.”

Stefano Tassinari – L’amore degli insorti

E’ vera questa cosa, spesso ci casco anche io. Da solo cerco di capire mosse del mio passato che potevano essere diverse, ma non ha senso tutto questo, non ha senso.

Ieri sera cenavo a casa con un amico, si discute spesso del senso delle relazioni con lui, in modo generale non legato ad episodi particolari, ed è così vero siamo tutti, ma proprio tutti, abbagliati dal futuro e dal passato, in modalità diverse, in infinite sfumature, quando quello che conta è solo il presente. Il passato non esiste, se non nelle nostre rielaborazioni che possono anche essere false, il futuro proprio non esiste, non c’e’ davvero alcuna garanzia di futuro neanche del secondo che segue questo. Ed il tempo cosa diavolo è? Visto che non esiste un passato ed un futuro?

Viviamo in un tempo che è sempre e solamente una transizione tra passato e futuro, tempo cronologico e tempo interiore. Quello cronologico è una convenzione, serve per vivere giorno per giorno, per prendere l’autobus, per arrivare a lavoro. Quello interiore beh è quello della memoria,

Credo di aver letto qualcosa tempo fa come sia il pensiero che forgia la progressione psicologica del tempo.

E diceva una cosa meravigliosa, che la dipendenza dal tempo per generare il cambiamento è sbagliata, bisogna liberarsi dal tempo per attuare il cambiamento.

Se voglio cambiare qualcosa, ed affido al tempo il mio cambiamento, rimarroò in uno stato di conflitto, che non aiuta il cambiamento, devo piuttosto riuscire a fermare la mente per agevolare il cambiamento. Cambiare è possibile solo ora, non domani, non fra un anno. Il nostro cervello quando è interessato e vigile è fermo, attento, quando non siamo attenti,  e deleghiamo alla necessità di tempo il cambiamento stiamo resistendo.

Comprendere significa ascoltare, quando ascoltiamo davvero cambiamo, quando ci difendiamo, usando il tempo, stiamo solo difendendo quello che capiamo potrebbe rivoluzionare la nostra vita. Siamo in grado di sentire cose importanti, di sentire la vera essenza per noi.

Sono stato anni cronologici, e millenni psicologici, in stato di conflitto, ho rallentato il tempo psicologico, ho trascurato quello cronologico, ma non volevo cambiare, perchè dovevo vedere quello che capivo avrebbe rivoltato la mia vita. Ora ho capito cosa c’e’ dentro, alcune cose mi piacciono, altre credo non potrò fare a meno di accettarle, ancora sono in conflitto, il cambiamento non è possibile in questo stato, la consapevolezza è maggiore, la sofferenza è distribuita, ma la mente non è tranquilla, non percepisce il vero.

Quando volete ascoltare un brano musicale o guardare un quadro che amate, al quale siete particolarmente sensibili, qual è lo stato della vostra mente?

Subito si crea una quiete, non è così? Quando ascoltate la musica, la vostra mente non vaga: ascolta. Allo stesso modo, quando volete davvero comprendere il conflitto, non dipendete più dal tempo, in alcun modo; siete semplicemente di fronte a ciò che è, ossia al conflitto. Ecco allora sorgere immediatamente una quiete, un’immobilità della mente.

La ricerca della felicita’ [Jiddu Krishnamurti]

Che bene che ci sei

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Muro vicino Piazza Carrara Pisa – 20 Aprile

Ci sono cose che sembrano inevitabili. Credo questa sia una delle poesie più belle che abbia mai letto, anche la traduzione è un piccolo capolavoro.

E’ un destino del mio essere
ed allora la felicità del mio dentro
è più forte di me, delle mie ossa,
che le stridi in un abbraccio
sempre doloroso, meraviglioso sempre.
Chiaccheriamo, parliamo, diciamo parole,
lunghe, lucenti, come degli scalpelli che separano
il fiume freddo nel delta fervente,
il giorno dalla notte, il basalto, dal basalto.
Portami, felicità, in sù, e sbattimi
la tempia sulle stelle, fin quando
il mio mondo allungato e infinito
diventa colonna o un’ altra cosa
molto più alto e molto più presto.
Che bene che ci sei, che meraviglia che ci sono!
Due canzoni diverse, colpendosi, mescolandosi,
due colori che non si sono mai visti,
uno molto di basso, voltato verso la terra,
uno molto di sù, quasi rotto,
nella tremante, insolita lotta
della meraviglia che ci sei, del destino che ci sono.

Nichita Stanescu