Este seu olhar

 

Este seu olhar
Quando encontra o meu
Fala de umas coisas
Que eu não posso acreditar
Doce é sonhar
É pensar que você
Gosta de mim
Como eu de você!
Mas a ilusão
Quando se desfaz
Dói no coração
De quem sonhou, sonhou demais
Ah! Se eu pudesse entender
O que dizem os seus olhos…

 

Ho fatto una festa

Ho festeggiato i tuoi 40 anni. Come saresti, cosa avresti fatto, la tua famiglia.

Io ho festeggiato, non lo sa nesssuno. Ho cucinato le cose migliori che conosco, ho aperto le bottiglie migliori che conosco. Ho invitato della gente a caso Ho scritto all’unica persona che puo’ capire.

E sono solo. Ti penso. Come ogni giorno da 21 anni.

Rimane questo senso di soltiduine. I talk to the wind, the wind cannot hear.

Perche’ parlare al vento. Il vento non ti puo’ ascoltare o capire.

Said the straight man to the late man
Where have you been
I’ve been here and I’ve been there
And I’ve been in between.

I talk to the wind
My words are all carried away
I talk to the wind
The wind does not hear
The wind cannot hear.

I’m on the outside looking inside
What do I see
Much confusion, disillusion
All around me.

You don’t possess me
Don’t impress me
Just upset my mind
Can’t instruct me or conduct me
Just use up my time

I talk to the wind
My words are all carried away
I talk to the wind
The wind does not hear
The wind cannot hear.

Se non avessi più te

La musica italiana è piena di piccole perle che non hanno niente da invidiare agli standard americani di Cole Porter, di Gershwin. Basta saperli cercare e riconoscere.

Questa è una canzone del 1965 firmata Bacalov / Zambrini e cantata da Gianni Morandi.

Ieri sera mi sono divertito a suonarla in trio per la gioia del contrabbassista che non l’aveva mai letta prima 🙂

avessi

Se non avessi più te
meglio morire
perché questo silenzio
che nasce intorno a me
se manchi tu, mi fai sentire
solo come un fiume che va
verso la fine.

Questo devi sapere
Da queste mie parole
puoi capire
quanto ti amo
ti amo
per sempre
come nessuno al mondo
ho amato mai
Ed io lo so
che non mi lascerai
no, non puoi

Io posso darti lo sai
solo l’amore
posso amarti per sempre
ma come il fiume che va
io troverei la fine
se non avessi più te.

Vuoi venire con me

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Vuoi venire con me
lungo il percorso serpeggiante di questa strada?
E andare oltre le ombre del silenzio?
E per un attimo, solo per un attimo
provare ad essere illuminato dal sole?
Dicono che proprio là
hanno visto quanto ci manda il sole
nella canzone degli specchi.
E fra tanti altri discorsi
per un attimo almeno
vuoi parlare con me
del profumo di un bacio o della pioggia?
Dicono che durante questi momenti di illuminazione
raggiunti quando si amano gli altri
si può capire la canzone degli specchi.
Sayed Ali Salehi

Esbjörn Svensson

Voglio dedicare un post, a questo grande pianista. Sono passati 8 anni dalla sua morte prematura, ed io ancora non riesco ad immaginare che non ci sarà un’altro disco del suo trio. Il percorso era così nuovo, così maledettamente promettente che non c’è spazio per rassegnarsi a non avere altra musica dalle sue mani. In questi 8 anni la mia vita si è arrotolata per i fatti suoi e continuo a provare molto affetto per questo giovane pianista svedese che a modo suo , potenza dei grandi, ha cambiato il corso alla mia vita. Un uomo mite e tanto umile, con un arte a livello europeo secondo me ancora inespressa.

La mia storia con Esbjörn e’ iniziata intorno al 2002, quando a dire il vero era già qualche anno che il trio era sulle scene Europee. Il disco Strange Place for Snow attirò immediatamente la mia attenzione anche per questo titolo così immaginificamente nordico. Il solito fascino del nord a cui non riesco a sottrarmi. Il brano che mi ha definitivamente legato al pianismo di Svensson e’ stato “When God created the coffebreak”. Ancora un titolo immaginifico, foriero di suggestioni come la musica che descrive. Una fuga “bachiana” cesellata dalla mano sinistra del pianoforte e dal contrabbasso del fido Dan Berglund. Una frenetica fuga che si apre improvvisamente su una distesa di quiete, raccontata dalle sospensioni del pianoforte, dopo una rincorsa geometrica, simmetrica, l’anisotropia del solo piano, una frenata repentina, dove e’ possibile apprezzare il lirismo così caratterizzante del pianismo di Esbjörn. Dopo questa strana commistione di neoclassico legato alla geometria di bach, all’anisotropia dell’universo con l’inaspettata apertura del piano, non ho avuto più scampo, la musica di questo trio tra i più influenti degli ultimi anni sulla scena europea è entrata indissolubilmente nel mio genoma musicale.

E allora con la maniacalità verticale che mi contraddistingue ho scoperto anfratti segreti, riparati, poco noti, del percorso musicale di Esbjörn, unico grande rammarico non averlo mai sentito dal vivo, mai rimandare a domani quello che non sai se potrai ancora fare, dalle cronache dei suoi concerti sembra che la musica del trio avesse una connotazione “sciamanica” che riesce a trasportare l’ascoltatore in un viaggio vibrante di emozioni e suoni, suoni non convezionali prodotti dall’uso innovativo di tutta la tavolozza timbrica che gli strumenti possono regalare , aggiungendo una sana commistione con l’elettronica (cosa che i soliti sacerdoti del jazz non gli hanno mai perdonato).

Esbjörn grande accompagnatore, oltre che leader, sono rimasto affascinato dalla potenza del “comping” voce-piano delle sue performance in duo, anche in quelle precoci (1993 Lyna Nyberg – Close) , già da questa prima testimonianza discografica è impressionante come saprei riconoscere ogni singola nota ed attribuirla senza ombra di dubbio a Svensson, una personalita’ fortissima che emerge, ma non invade la voce, si regala, offre tutta la sua sapienza armonica senza sovrastare la linea melodica.

Esbjörn amante dei classici, così legato a Monk, cui ha dedicato un disco pieno di sorprese e riletture innovative di una musica complessa, spigolosa, rileggendola alla luce della sua esperienza e sensibilita’ musicale (1996 EST plays Monk) , dove la versione di I mean you accompagnerà il percorso musicale del trio per tutti gli anni a seguire.

Esbjörn, pianista generoso verso il suo pubblico, pianista moderno nell’uso della tecnologia e dei mezzi non propriamente jazz (video, comunicazione web). Indimenticabile il video del brano From Gagarin’s Point of view (2003 From Gagarin’s Point of View).

Non voglio costruire una discografia completa, semplicemente cercare di tratteggiare appena la personalita’ musicale di questo pianista e di questo trio, la cui importanza , e di questo ne sono certo, aumenterà progressivamente con gli anni. Lascio un piccolo percorso musicale fatto di perle inedite tratte da performance live che forse riescono a disegnare meglio di tante parole l’arte e la poesia di questo pianista unico nel panorama musicale Europeo.

 

It was as if I could see straight inside her. And she had made up her mind. I knew it. It was an unmistakable feeling. I then understood that I had to speak to her. If she is going to jump, I will have to stop her. And somehow, distract her attention. Slowly, I begin to move towards her. She stays very strategically placed, exactly at the exit of the tunel as the train approaches the platform. And a bit too close to the edge. I come closer to her. Very, very carefully. Slowly. I understand that it is incredibly sensitive. I do not think very much. I feel I would just like to distract her. I come closer, maybe 10 meters away from her. I hear that the train approaches. And I hear that she hears. She makes herself ready. I come even closer. Very slowly… Now I am just 3 meters from her. Then comes the train… and the woman jumps, straight in front of it. The train buzzes. People scream. Everything stops. And I stood 3 meters from her… But I turn around and run away… It’s too much. I don’t see what happens. There, in front of my eyes, a person has taken her life, straight out into something else. Something which we don’t know anything about. And I can’t just look anymore. I run. The police is coming. People all around is in desperation. But I walk away…”

“Why do we exist? What are we doing here? And what makes some of us live with the spark of life inside us, while others lose it totally, and jump out? Jump over the border, away from life. Away from reality and, hopefully, pain. To something else totally unknown. These are for me big, incomprehensible questions. And in that moment the woman jumped, it became clear for me that there is no answer. There is no logic controlling our lives. There are no package solutions. Each and everyone of us must find the answer on our own. It doesn’t matter if one does so with the help of music, love, Jesus or drugs. There must be something that pushes us forward. And that makes us want to continue breathing…

About death and the meaning of life: “What guarantee do we have that the future will come? That we will be able to experience it? We generally live in our Western society separated from death. We don’t think about it. Talk seldom about it. Suppress it preferably. But suddenly, it hits us. Closeor at a distance. But almost always with astonishing power. Everything stays put. And we suddenly experience our fragility, our loneliness, our total powerlessness in front of death. It pushes us to a corner. Force us to resignate to it. Death has all the power. And we float in a complete uncertainty about the future. We know nothing. We have no guarantees. Life can finish anytime.”

“What shall we do with this terrible knowledge? How shall we act in this meaningless battle against an opponent over whom we can never win? Many take refuge in religion. Where one can find some form of guarantee in the belief of that what religion offers. If we believe in religion, whichever that may be, we get at least a belief of what is to come afterdeath. We can also pretend that we are immortal, and do in principle whatever we want, for money, and for the life that we expect to live, then when we can afford everything that we need to live a good life. But irrespectively of belief, money or social status, we can never be sure. Suddenly, it just stands there, beside us. A quick look over the shoulder, and we instinctively know who it is.”

“What we go through, what happens to us, that’s our life. My experience is that death can teach us to see what is important… That life is now.”

Esbjorn Svensson riflessioni sulla vita

You don’t know what love is

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Adoro alcuni doppi utilizzi di parole in Inglese. To play, suonare e giocare, blue, tristezza e colore.

Questo standard è di quelli che ti lacerano. Non puoi capire il significato dell’amore finche’ non capisci il significato del blues. Ovvero non esiste amore senza il blues. Ed io aggiungo ci siamo anche un po rotti le scatole di sentire il blues uno vorrebbe anche goderselo questo amore senza per forza struggersi alla fine 🙂

Qui la registrammo un pomeriggio casuale a casa con un mio amico trombettista. Io questo brano lo amo tanto. Ogni volta che lo suono chiudo gli occhi e ritrovo il senso del blues che conosco fin troppo bene.

Le versioni supreme sono di Chet e Billie

You don’t know what love is
Until you’ve learned the meaning of the blues
Until you’ve loved a love you’ve had to lose
You don’t know what love is

You don’t know how lips hurt
Until you’ve kissed and had to pay the cost
Until you’ve flipped your heart and you have lost
You don’t know what love is

Do you know how lost heart feels
At the thought of reminiscing
And how lips that taste of tears
Lose their taste for kissing

You don’t know how hearts burn
For love that cannot live yet never dies
Until you’ve faced each dawn with sleepless eyes
You don’t know what love is

You don’t know how hearts burn
For love that cannot live yet never dies
Until you’ve faced each dawn with sleepless eyes
You don’t know what love is

La famiglia

Vivo da diversi anni con dei gatti. Per me sono la mia famiglia. Ognuno di loro è prezioso ed unico, rappresenta qualcosa di speciale.

Fjodor (detto fjfj) entro’ nella mia vita 10 anni fa, nel 2006 lo trovai per caso in strada, seguiva il batterista che veniva a casa mia. Scena tipica micetto solo sotto la pioggia… che cosa puoi fare se non prenderlo. Non sapevo fosse sordo come una campana, ho imparato dopo che i mici bianchi spesso sono sordi. Carattere tosto, fiero, poco incline alle smancerie a volte inspiegabilmente super patatone.

Giulian (la rossa) la mia preferita, si lo so che non si dovrebbero fare figli e figliastri, ma lei è speciale. Mi parla in continuazione, se la chiamo arriva come se non ci fosse un domani, mi cerca, quando non sto bene si prende cura di me, insomma che posso farci? Lei è con me dal 2008

Nausica, spiritello dolce, schivo e riservato, è una gattina adorabilmente dolce e timorosa,adora Giulian ricambiata ma purtroppo con il bianco non c’e’ chimica e lo subisce un po troppo. Nonostante nelle sue crisi di ansia riesca a produrre pipi’ ovunque la amo ed e’ con me dal 2009.

Mi hanno aiutato nei momenti brutti ed in quelli belli, hanno vissuto un periodo delicato e complicato della mia vita. Gli sono grato per quello che ho imparato da loro e per l’affetto che mi dimostrano quotidianamente. Mi accettano per come sono, con le mie debolezze, con le mie meschinita’, con i miei pregi. Non avevo mai avuto rapporti con animaletti prima di loro, devo dire che è stata ed è un esperienza continua di amore, crescita ed apprendimento reciproco.

Eccoli qui nella loro bellezza. Rispettivamente fjfj, nausica, giulian

Improvvisazione per una nuvola ed un treno

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Alla fine dei giochi non cambierei niente, nemmeno gli arrivi derisi o le false partenze.
Perché sei la prima donna ad essere arrivata sul mio pianeta senza farmi le carte per scoprire il mio segno, nel tempo intatto delle due costellazioni dei tuoi occhi.
Tu, il mio pianeta privato dove rifugiarsi ad attendere l’alba.
Ti ho amato dal primo sguardo senza tradirlo mai, neppure da lontano, nemmeno in altri occhi.
Perché il mio sguardo è tuo e tu non sei mai così bella come quando guardi me.
Perché tu hai dato alla mia vita quell’incanto inatteso, imprevisto, stellare, che ti sposta per sempre il posto al cuore, quel significato profondo che non si può pretendere e che posso definire solo estasi.
Tu mi hai riscritto i sogni e popolato l’anima di meraviglia.
Se non ti avessi mai vista non avrei questi occhi, se non ti avessi incontrata non sarei me. Anche se sei nata dopo di me devi aver aperto gli occhi al cielo qualche istante prima, per farmi strada nel tuo cuore, filo d’erba al vento dei miei pensieri.
Per questo anche fuggendo via mi sono sempre ritrovato sulla rotta del tuo cuore.
E se fosse a domani o a mai più non importa, il tutto e il nulla si toccano agli estremi di qualcosa che è impossibile dimenticare o trattenere.
E per quanto cercheremo di estirparla, di devitalizzarla per renderla innocua è qualcosa che semplicemente esiste e continuerà ad esistere perché toglie i lucchetti alla ragione.
Qualcosa che più semplicemente è.”
Massimo Bisotti tratto da “La luna blu”
Suonata e inventata pensando a te.