You and the night and the music

E c’era tutto stasera, la notte, la musica, il jazz quello buono di Eddie Gomez e Joe Labarbera, omaggio a Bill Evans. Mancavi tu, chiunque tu sia, mancavi a condividere con me tutta questa bellezza. Il vino, le colline, il vento, le vigne, My Funny Valentine, My foolish heart, You and the night and the music.

Sarai da qualche parte, ci devi essere per forza, se esiste una notte bella come questa e musica tanto bella, devi esserci anche tu.

 

Lagrimas Negras

 

Che quando suono, tutto sembra più semplice, non esiste niente altro che la musica. E stasera ho buttato giù il palco, perchè quando suono l’energia che spesso non riesco a tirare fuori nella vita viene fuori. E magicamente l’energia si diffonde agli altri musicisti e poi al pubblico. Il tecnico del suono mi ha detto quando vediamo gente divertirsi sul palco ci divertiamo anche noi. E poi il pubblico trascinato ed attento. Ed è così, non credo nessuno si sia accorto che sono morto dietro a quei tasti, perchè un pensiero c’era ed era bello, ma solo un pensiero.

Poi si spengono le luci, si smontano gli strumenti, e si torna in se stessi, e non è una bella sensazione, perchè la magia non c’è più. Che forse penso questa sia la mia gente e la mia vita, con i musicisti mi trovo bene, con le loro vite un po eccentriche, con le loro difficoltà, con la loro sensibilità.

PS questo brano l’abbiamo suonato stasera, io sono un buon pianista “latin” e adoro suonare questa musica contaminata di cuba, spagna e jazz, il montuno del piano è catartico, ti trascina in uno stato alterato di coscienza, tipico della musica etnica che attraverso la ripetitività induce appunto quello stato leggermente ipnotico che riesce a trascinarti. Il brano è un bolero del 1929 di Miguel Matamoros compositore cubano, semplicemente adorabile.

 

Aunque tú me has echado en el abandono,
aunque tú has muerto todas mis ilusiones,
en vez de maldecirte con justo encono
y en mis sueños te colmo,
y en mis sueños te colmo
de bendiciones.
Sufro la inmensa pena de tu exravío,
siento el dolor profundo de tu partida
y lloro sin que sepas que el llanto mío
tiene lágrimas negras,
tiene lágrimas negras
como mi vida.
Que tu me quieres dejar,
yo no quiero sufrir
contigo me voy mi santa
aunque me cueste morir. (bis)
Un jardinero de amor, siembra una flor y se va.
Otro viene y la cultiva, ¿de cuál de los dos será?
Que tu me quieres dejar,
yo no quiero sufrir
contigo me voy mi santa
aunque me cueste morir.
Amada prenda querida, no puedo vivir sin verte, porque mi fin es quererte y amarte toda la vida.
Que tu me quieres dejar,
yo no quiero sufrir,
contigo me voy mi santa
aunque me cueste morir.
Yo te lo digo mi amor, te lo repito otra vez
contigo me voy mi santa porque contigo moriré.
Que tu me quieres dejar,
yo no quiero sufrir,
contigo me voy mi santa
aunque me cueste morir. (bis)
Yo te lo digo mi amor, que contigo morirè,
contigo me voy mi santa te lo repito otra vez.
Que tu me quieres dejar,
yo no quiero sufrir,
contigo me voy mi santa
aunque me cueste morir.

Halleluja

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Stasera ho suonato ad una festa di amici. E’ una festa ormai ricorrente sono 6 anni che ci ritroviamo a casa di Dario, che rientra da Barcellona e si organizza una festa a base di vino, griglia e musica.

Dario l’ho conosciuto nel 2009, quando gestiva un locale a Pisa che si chiamava Dnote, aveva “solo” 23 anni e ci trovammo subito, per 2 anni organizzai la programmazione in quel posto che era diventata anche un po la mia casa, ci passavo le serate, organizzavo concerti, ci andavo a bere, a parlare.

Era un periodo strano della mia vita, avevo l’ultimo lavoro da dipendente prima di attivare la libera professione e la mia azienda, stavo iniziando la storia con Cristina.

Ma divago, comunque ad ogni modo, nel 2010 il locale chiuse, Dario ed il suo socio nonostante il locale andasse bene volevano fare altro. Dario inizio a lavorare per la Ryanair e si trasferì a Marsiglia. Quei due anni in quel locale però avevano generato davvero un ecosistema di persone, di amore per la musica, di serate magnifiche che facemmo, ricordo più di tutta una a gennaio del 2010 mentre c’era una bufera di neve, insolita per Pisa, noi eravamo li a suonare e stare bene.

Da allora ogni estate ci ritroviamo a SanMiniato a casa dei genitori di Dario con lui e con un sacco di gente, io organizzo la parte musicale, e si parla, si fa il punto sull’anno passato, c’è molto amore che circola.

Lo scorso anno ero nel pieno della mia crisi, ricordo con grande sofferenza la serata, non avevo voglia di suonare, anche se sentivo che sarebbe stato un toccasana, ma insomma la serata era piena di tristezza per me, e non sono riuscito ad interagire con nessuno.

Stasera abbiamo suonato, sono rimasto sorpreso, non sono venuti tanti musicisti, alla fine eravamo in tre ed all’una si è unito a noi un mio amico sassofonista. Pianoforte, chitarra, voce. Trio insolito, interplay fortissimo. Sono rimasto scioccato dalla mia musica, esprimeva qualcosa di nuovo, apertura, ascolto, a volte stentavo a credere alle cose che sentivo. Non c’era nulla che pensassi che non riuscivo a mettere sui tasti, bel suono, belle intenzioni ,bella musica, tutti gli amici seduti sul giardino, vino che circolava e benessere, vero di tutti, di noi che suonavamo e delle persone che ci ascoltavano. Ho in testa il brano finale un Halleluja di Cohen che non avevamo mai provato ma che ci ha portati in una situazione di benessere assoluto, interplay completo tra pianoforte e chitarra, e magia. Credo ne abbiano registrato un pezzettino se la registrazione è decente lo posterò.

Sono arrivato ora a casa, sono leggermente brillo, ma felice, perchè ho sentito la mia anima, l’ho sentita bene, ho sentito la bellezza, e per 3 ore di musica non ho veramente pensato a nient’altro che non fosse quella bellezza.

Well I heard there was a secret chord
That David played and it pleased the Lord
But you don’t really care for music, do you?
Well it goes like this: the fourth, the fifth
The minor fall and the major lift
The baffled king composing Hallelujah
Hallelujah
Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew you
She tied you to her kitchen chair
She broke your throne and she cut your hair
And from your lips she drew the Hallelujah
Hallelujah
Baby I’ve been here before
I’ve seen this room and I’ve walked this floor (you know)
I used to live alone before I knew you
And I’ve seen your flag on the marble arch
And love is not a victory march
It’s a cold and it’s a broken Hallelujah
Hallelujah
There was a time when you let me know
What’s really going on below
But now you never show that to me, do you?
But remember when I moved in you
And the holy dove was moving too
And every breath we drew was Hallelujah
Hallelujah [x4]
Maybe there’s a God above
All I’ve ever learned from love
Was how to shoot somebody who outdrew you
And it’s not a cry that you hear at night
It’s not somebody who’s seen the light
It’s a cold and it’s a broken Hallelujah
Hallelujah

On Air: Una mia versione in solo piano di Halleluja purtroppo quella di stasera rimane solo dentro di me e dentro quelli che l’hanno ascoltata.

Englishman in new york

Quello che adoro della musica è che esistono infiniti punti di vista e sono tutti leciti e legittimi, e non puoi mai dire che un punto di vista sia quello giusto.

E ci sono canzoni che ti sembra impossibile che possano essere riviste da qualcuno in modo completamente nuovo, addirittura senza il testo, eppure la musica ha questo potere. Se nel mondo si insegnasse a tutti i bambini la musica, avremmo meno conflitti, meno frizioni, saremmo più gentili,ascolteremmo di più gli altri, riusciremmo a parlare senza coprire gli altri, la musica è un potente linguaggio universale che taglia le culture, la conoscenza ed arriva dritto al centro dell’anima. La musica è cura, la musica è vita, la musica è qualcosa di intimo e speciale per gli esseri umani, lo abbiamo dimenticato e dobbiamo riprenderlo.

Nell’ottocento un uomo di cultura si riconosceva per la sua profonda conoscenza della musica e delle arti ormai un uomo di cultura è ridicolizzato in quanto inutile alla produzione di ricchezza. E invece l’indice di felicità emotiva dipende molto dalla parte spirituale. Il nostro mondo sta diventando arido perchè non valorizza la bellezza, quella profonda delle arti ed in particolare della musica.

Divago sempre, tutto questo discorso per raccontare la meraviglia che ho provato ascoltando questa canzone indissolubilmente legata alla voce di Sting, arrangiata per orchestra jazz, atmosfere metropolitane, fumi dai tombini, notte,  e reminescenze del passato che si riverberano negli echi della tromba.

Sostituzioni raffinate, sospensioni impietose, angoli scuri … ecco questa è la versione di Lars Danielsson e Julian & Roman Wasserfuhr. Raffinatezza scandinava, atmosfere jazz, tradizione europea.

Questa è la magia della musica, un’altro punto di vissta, un’altro angolo di una canzone bellissima e malinconica svelata da musicisti aperti.

Oceano

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Assim que o dia amanheceu
Lá no mar alto da paixão
Dava prá ver o tempo ruir
Cadê você?
Que solidão!
Esquecera de mim?

Non va tanto bene, se dormo faccio sogni agitati, popolati di ansia e demoni. Stanotte ho dormito male, fatto sogni strani. Guerra, c’era la guerra, una guerra strana, fatta di navi spaziali abitate da tedeschi, teletrasporto, missioni per i civili, elicotteri futuribili che ti venivano a prelevare col teletrasporto a casa. Ed io ero in via pupino a taranto, dalla nonna al terzo piano, e c’era qualcun’altro non ben identificato con me, il controllo spaziale ci chiamava per una missione, teletrasporto e poi improvvisamente ritrovarsi a firenze nella neve con in sottofondo un’intervista a montanelli, e vedere montanelli nella neve ed andare in bianco e nero e poi all’improvviso napoli. E truppe e urla e rumore.

Enfim,
De tudo o que
Há na terra
Não há nada em lugar nenhum!
Que vá crescer
Sem você chegar
Longe de ti
Tudo parou
Ninguém sabe
O que eu sofri…

E mi sono svegliato frastornato, stanco, agitato. Non vedo la fine di tutto questo.

Il periodo è faticoso, criptico, complicato. Decisioni troppo grosse per me sul lavoro, da cui dipende non solo la mia vita ma quella di 25 persone, la mia vita personale franata, una fatica tremenda per rimanere funzionale. Sono accesi tutti i sistemi di emergenza e sopravvivenza, spero che sia rimasta energia sufficiente.

Amar é um deserto
E seus temores
Vida que vai na sela
Dessas dores
Não sabe voltar
Me dá teu calor…
Vem me fazer feliz
Porque eu te amo
Você deságua em mim
E eu oceano
E esqueço que amar

E fuori è grigio anche oggi.

É quase uma dor…
Só sei viver
Se for por você!

On Air Oceano mia versione magnifica composizione di Djavan

Sono giornate strane

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La stanchezza fisica, gioca sempre brutti scherzi. Ieri Torino, tutto il giorno, partenza alle 6 rientro alle 22, dovevo lavorare ancora, una doccia veloce, e ancora preparare slide.

A volte mi sento come un generatore impazzito di slide e presentazioni powerpoint, viviamo in questa magnifica realtà. Sono contro la powerpointizzazione del lavoro. Il powerpoint è la negazione dell’approfondimento.

Oggi sveglia alle 5, i gatti sono intorno, dormono beati, fjodor proprio russa… , quasi mi dispiace svegliarli per i miei impegni, ma qualcuno dovrà pagargli i croccantini?  E di nuovo in viaggio verso Milano, domani Roma, Giovedi’ firenze, Venerdi’ Bologna. Finirà tutto questo delirio, la mia vita rassomiglia a quella di un nomade. Nomade fisico, nomade dell’anima. Faccio sogni strani, popolati di strani personaggi, sonni frammentati e spezzati. Ogni volta che apro gli occhi grazie al cielo trovo qualcuno di loro intorno. La loro pace mi commuove, almeno sento di regalare tranquillità a loro.

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Non mi sento bene, per niente, non sono felice e non riesco nemmeno a capire dove diavolo sia l’origine di questa voragine. Certo il periodo, certo la botta, certo tutto, ma non ci capisco più nulla. Alterno fasi di euforia a fasi di angoscia, e solo in alcuni casi riesco a placarmi. Non voglio la stanchezza fisica mi impedisca di pensare l’ho fatto per anni, mi sono rintronato di stanchezza per non vedere, ed ha funzionato, non ho visto e alla fine mi sono ritrovato spiaccicato su un muro.

La tua irrequietudine
mi fa pensare
agli uccelli di passo
che urtano ai fari
nelle sere tempestose:
è una tempesta anche la tua dolcezza,
turbina e non appare,
e i suoi riposi sono anche più rari.
Non so come stremata tu resisti
in questo lago d’indifferenza
che è il tuo cuore

Eugenio Montale, da Dora Markus

On Air una mia versione di felicità di Dalla.

Intermezzo

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Livorno – Terrazza Mascagni 5 Gennaio

[…] ma voglio tornare a casa a ogni costo, ed è questa la vera fonte del mio dolore, è questo il tutto, l’acqua arriva da qui, è questa la fonte, la fonte è che non c’è nessuna casa a cui tornare, che tutto è casa e niente è casa, che tornare a casa non sarà mai possibile, perchè tornare a casa è imparare a vivere altrove.[…]

(E. Loe Tutto sulla Finlandia)

Non c’è nessuna casa a cui tornare. Ecco la fonte del mio dolore. Niente e casa, nemmeno dentro di me c’è casa. E rendo casa, e faccio diventare casa, e divento casa.

Tutto e casa e quindi niente è casa. Perchè tutto questo dolore? Non lo so, certamente ora non lo so. Inizio a vedere qualche piccolo particolare che acquisisce importanza. Quanta sofferenza ed è sempre stata li dentro, chiusa in un cassetto di cui io avevo la chiave, ma la chiave era stata nascosta accuratamente.

Non sono sicuro, che tutto quello che capiti abbia un motivo, forse questa è una baggianata che ci raccontiamo per non diventare pazzi. E forse alla fine sarebbe meglio che alcune cose non capitassero. Poi certo ci sono tutti i filosofi dell’ottimismo, i filosofi dell’autodeterminazione, della cura dentro di se. E’ certamente vero che il lavoro sporco bisogna farlo da soli, ma avere qualcuno su cui contare è impagabile e rende tutto piu’ dolce e aiuta a costruirla quella casa. A volte ci illudiamo di poter scegliere, ma il nostro passato sceglie per noi in maniera subdola, agendo inconsciamente, operiamo scelte  o non scelte che ci sbattono al muro, inesorabilmente, con violenza. Scelte impossibili, imperativi paradossali, e l’anima è servita in modo cruento su un piatto d’argento, ai propri demoni che se ne cibino.

Il tema è questo, è tutta la vita che disperatamente cerco casa, ma la casa l’unica vera casa sono io, ed io per me ora non ci sono, sono spaventato dalla percezione di assenza, dalla non percezione di me, mi manco.

“Volevo che qualcuno si prendesse cura di me. Volevo che qualcuno mi prendesse per mano e mi portasse a casa. Volevo che qualcuno dicesse che era tanto contento di avermi finalmente trovato.”

(Che ne è stato di te buzz aldrin J.Harstad)

Lascio una mia interpretazione dell’intermezzo della cavalleria rusticana di Mascagni, il mondo dovrebbe essere dolce come queste note, ogni volta che lo ascolto o lo suono, mi si contorce l’anima perchè percepisce la bellezza che fa a pugni con la realtà, potere sublime dell’arte.

Insonnia

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Ormai ci sono abituato o non riesco a prendere sonno oppure prendo sonno e mi sveglio dopo un paio d’ore non riuscendo più a dormire.

Stanotte sono uscito per strada, fa freddo, piove un pochino. E’ strano camminare per strade isolate di notte, sotto natale, vedi gente che si fa gli auguri, le luci di natale…Mi hanno sempre affascinato le lucine natalizie, quelle che si mettono ai balconi. Quando ero piccolo, era sempre una festa mettere la ghirlanda di luci sul balcone, credo fossero arancioni, ma non ne sono sicuro. E ricordo che mi piaceva passare ore a guardare i movimenti di quelle luci, che si accendevano, spegnevano, ed io le fissavo e chissà a cosa pensavo.

Dammi il mio giorno;
ch’io mi cerchi ancora
un volto d’anni sopito
che un cavo d’acque
riporti in trasparenza,
e ch’io pianga amore di me stesso.

Ti cammino sul cuore,
ed è un trovarsi d’astri
in arcipelaghi insonni,
notte, fraterni a me
fossile emerso da uno stanco flutto;

un incurvarsi d’orbite segrete
dove siamo fitti
coi macigni e l’erbe.

Salvatore Quasimodo

On Air: Si dolce il tormento (Monteverdi) in una mia rivisitazione