Here’s that rainy day (ballata di una stagione incompiuta)

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Le fiamme possono ardere il violino
Ma non sfiorano crome e semicrome

(Nasos Vaghenas Ballata di una stagione oscura)

Esiste sempre un momento in cui si incappa in qualcosa di inaspettato, di non previsto, cosi’ nella musica quando si è curiosi, si ascolta e si riesce a trovare materiale inedito, si riesce spesso ad ascoltare qualcosa di magico. 

Stamane ho preso dalla discoteca una manciata di dischi a caso, alcuni inediti che non avevo mai ascoltato, vengo attratto da un solo di Gonzalo Rubalcaba, pianista cubano di grandi doti tecniche, non so bene cosa aspettarmi, metto il cd e vengo proiettato in un mondo incredibile, pause lunghissime, sospensioni magnetiche, alcune note sono incredibili, una semplicità ed un controllo del suono che hanno dell’incredibile, mi stropiccio gli occhi, non riesco a credere di poter sentire una bellezza così  potente, una interpretazione così  pr ofonda, sentita mai compiaciuta.

E devo riascoltarla subito perche’ ci sono troppe cose dentro che mi hanno stupito, e la trovo sicuramente l’interpretazione piu’ bella di questa ballad. Se potessi esprimere un desiderio, vorrei essere capace di suonare così almeno una volta nella vita.

I bassi discreti, i medi corposi e gli acuti taglienti, una registrazione semplice dal pubblico, eppure il suono e’ meraviglioso, e’ tutto dove deve essere ogni nota ha un suo senso, io potrei impazzire per quello che succede intorno alla fine del secondo minuto, per quello che sta venendo fuori e come riprende l’esposizione dell’improvvisazione, sono in estasi, la riascolto per tutto il giorno e mi torna in mente in continuazione, e’ un ascolto che diventa sempre piu’ bello man mano che ci si lascia pervadere dalla bellezza.

Aperture di una dolcezza non umana, poi cluster di note buie

Ballata oscura eppure luminosa.

On Air Gonzalo Rubalcaba Lucerna 2000 Here’s that rainy day

Halleluja

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Stasera ho suonato ad una festa di amici. E’ una festa ormai ricorrente sono 6 anni che ci ritroviamo a casa di Dario, che rientra da Barcellona e si organizza una festa a base di vino, griglia e musica.

Dario l’ho conosciuto nel 2009, quando gestiva un locale a Pisa che si chiamava Dnote, aveva “solo” 23 anni e ci trovammo subito, per 2 anni organizzai la programmazione in quel posto che era diventata anche un po la mia casa, ci passavo le serate, organizzavo concerti, ci andavo a bere, a parlare.

Era un periodo strano della mia vita, avevo l’ultimo lavoro da dipendente prima di attivare la libera professione e la mia azienda, stavo iniziando la storia con Cristina.

Ma divago, comunque ad ogni modo, nel 2010 il locale chiuse, Dario ed il suo socio nonostante il locale andasse bene volevano fare altro. Dario inizio a lavorare per la Ryanair e si trasferì a Marsiglia. Quei due anni in quel locale però avevano generato davvero un ecosistema di persone, di amore per la musica, di serate magnifiche che facemmo, ricordo più di tutta una a gennaio del 2010 mentre c’era una bufera di neve, insolita per Pisa, noi eravamo li a suonare e stare bene.

Da allora ogni estate ci ritroviamo a SanMiniato a casa dei genitori di Dario con lui e con un sacco di gente, io organizzo la parte musicale, e si parla, si fa il punto sull’anno passato, c’è molto amore che circola.

Lo scorso anno ero nel pieno della mia crisi, ricordo con grande sofferenza la serata, non avevo voglia di suonare, anche se sentivo che sarebbe stato un toccasana, ma insomma la serata era piena di tristezza per me, e non sono riuscito ad interagire con nessuno.

Stasera abbiamo suonato, sono rimasto sorpreso, non sono venuti tanti musicisti, alla fine eravamo in tre ed all’una si è unito a noi un mio amico sassofonista. Pianoforte, chitarra, voce. Trio insolito, interplay fortissimo. Sono rimasto scioccato dalla mia musica, esprimeva qualcosa di nuovo, apertura, ascolto, a volte stentavo a credere alle cose che sentivo. Non c’era nulla che pensassi che non riuscivo a mettere sui tasti, bel suono, belle intenzioni ,bella musica, tutti gli amici seduti sul giardino, vino che circolava e benessere, vero di tutti, di noi che suonavamo e delle persone che ci ascoltavano. Ho in testa il brano finale un Halleluja di Cohen che non avevamo mai provato ma che ci ha portati in una situazione di benessere assoluto, interplay completo tra pianoforte e chitarra, e magia. Credo ne abbiano registrato un pezzettino se la registrazione è decente lo posterò.

Sono arrivato ora a casa, sono leggermente brillo, ma felice, perchè ho sentito la mia anima, l’ho sentita bene, ho sentito la bellezza, e per 3 ore di musica non ho veramente pensato a nient’altro che non fosse quella bellezza.

Well I heard there was a secret chord
That David played and it pleased the Lord
But you don’t really care for music, do you?
Well it goes like this: the fourth, the fifth
The minor fall and the major lift
The baffled king composing Hallelujah
Hallelujah
Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew you
She tied you to her kitchen chair
She broke your throne and she cut your hair
And from your lips she drew the Hallelujah
Hallelujah
Baby I’ve been here before
I’ve seen this room and I’ve walked this floor (you know)
I used to live alone before I knew you
And I’ve seen your flag on the marble arch
And love is not a victory march
It’s a cold and it’s a broken Hallelujah
Hallelujah
There was a time when you let me know
What’s really going on below
But now you never show that to me, do you?
But remember when I moved in you
And the holy dove was moving too
And every breath we drew was Hallelujah
Hallelujah [x4]
Maybe there’s a God above
All I’ve ever learned from love
Was how to shoot somebody who outdrew you
And it’s not a cry that you hear at night
It’s not somebody who’s seen the light
It’s a cold and it’s a broken Hallelujah
Hallelujah

On Air: Una mia versione in solo piano di Halleluja purtroppo quella di stasera rimane solo dentro di me e dentro quelli che l’hanno ascoltata.

Che bene che ci sei

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Muro vicino Piazza Carrara Pisa – 20 Aprile

Ci sono cose che sembrano inevitabili. Credo questa sia una delle poesie più belle che abbia mai letto, anche la traduzione è un piccolo capolavoro.

E’ un destino del mio essere
ed allora la felicità del mio dentro
è più forte di me, delle mie ossa,
che le stridi in un abbraccio
sempre doloroso, meraviglioso sempre.
Chiaccheriamo, parliamo, diciamo parole,
lunghe, lucenti, come degli scalpelli che separano
il fiume freddo nel delta fervente,
il giorno dalla notte, il basalto, dal basalto.
Portami, felicità, in sù, e sbattimi
la tempia sulle stelle, fin quando
il mio mondo allungato e infinito
diventa colonna o un’ altra cosa
molto più alto e molto più presto.
Che bene che ci sei, che meraviglia che ci sono!
Due canzoni diverse, colpendosi, mescolandosi,
due colori che non si sono mai visti,
uno molto di basso, voltato verso la terra,
uno molto di sù, quasi rotto,
nella tremante, insolita lotta
della meraviglia che ci sei, del destino che ci sono.

Nichita Stanescu

El toro y la luna

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Nel jazz si improvvisa su una struttura, nel flamenco l’improvvisazione e’ parte della struttura. Nel flamenco, nella soleà o nella buleria, il chitarrista non sa cosa il cantante farà finchè non lo fa, ed il cantante non sa quale falseta (variazione o frase melodica, tra successioni di accordi) il chitarrista suonerà per lui.

Bisogna stare svegli ascoltare, essere veloci, più veloci che nel jazz.

Questa è una canzone flamenco bellissima che stanotte mi va di suonare, non l’ho resa flamenco, l’ho resa una malinconica ballata che un toro innamorato dedica ad una luna impalpabile che si specchia in un’increspatura dell’acqua, sostituendo accordi per renderla più malinconica e notturna, alla ricerca della luna.

El toro y la luna (Sarmiento/Castellano)

La luna se está peinando
en los espejos del río.
Y un toro la está mirando
entre la jara escondido.
Cuando llega la alegre mañana
y la luna se escapa del río
el torito se mete en el agua
embistiendo al ver que se ha ido.

Ese toro enamorado de la luna
que abandona por la noche la maná’
es pintado de amapola y aceituna
y le puso Campanero el caporal.
Los remeros de los montes
le besan la frente,
las estrellas de los cielos
le bañan de plata
y el torito que es bravío
de casta valiente
abanicos de colores
parecen sus patas.

La luna viene esta noche
con una bata de cola
y el toro la está esperando
entre la jara y las sombras.
En la cara del agua del río
donde duerme la luna lunera
el torito celoso perdío
la vigila como un centinela.

Poco Allegretto

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Pisa Viale delle Piagge oggi all’alba

“La persona che ami è fatta per il 72.8 d’acqua e non piove da settimane”

Che ne è stato di te Buzz Aldrin John Harstad

On Air: Poco Allegretto dalla sinfonia 3 di Brahms rivisto da me, un brano che già nel titolo contiene un contrasto cosi’ forte non poteva non attrarmi.

Il libro delle parabole ( un romanzo d’amore)

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L’amore, gli dicevano con le loro voci appena udibili, non lo sapremo mai spiegare. Non ci vuoi provare tu? Tra loro c’era una donna che aveva amato. Ora forse, malgrado il sorriso sghembo, a tratti bavoso, voleva una risposta. Restava lì accasciata su se stessa ma ancora incredibilmente bella, con le domande impotenti sospese mute nell’aria. Non ci vuoi provare tu? Non ci vuoi provare tu? A cosa serve altrimenti tutto quello che una volta abbiamo tentato! Hai dimenticato? Era così stancante. Lui annuiva sempre. Ma non aveva dimenticato. Altrimenti perché scrivere? Che senso aveva? Con crescente disperazione, si sentiva sempre più sicuro che anche i martedì e i venerdì successivi, dopo la visita agli amici verso le tre, quell’ora che si costringeva a passare con loro in uno sconsolato balbettio, non avrebbe osato iniziare la sua versione corretta, quella che avrebbe portato chiarezza. Aveva scritto la prima frase del romanzo storico che avrebbe portato chiarezza sul legame tra morte e desiderio. Diceva: Qualche tempo dopo, forse verso le tre del pomeriggio, la spia svedese ormai smascherata venne portata sul ponte e preparata per l’esecuzione. Sotto aveva annotato a matita: Spesso i romanzi storici impediscono molte opportunità di vero amore. Poi foglio bianco.

L’amore non lo sapremo mai spiegare. Rimangono solo domande sospese e mute e fogli bianchi.

On air una mia versione di Imagine

 

Circonferenze verso casa

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Aria iniziale e finale delle variazioni goldberg

La strada verso casa può essere tortuosa, e magari tornare a casa può anche significare tornare al punto di partenza. E magari quello da cui si è partiti rivederlo dopo un viaggio può risultare diverso, perchè i nostri occhi, le nostre orecchie sono diverse.

Questo deve aver pensato anche Bach componendo le variazioni goldberg. Ci sono due circonferenze dentro quest’opera, una evidente e una nascosta, accessibile solo a chi vuole davvero entrarci.

Le variazioni goldberg sono 32 iniziano e finiscono con la stessa aria. La prima circonferenza orbita intorno alla variazione numero 16, in perfetto equilibrio è l’unica variazione asimmetrica (48 battute contro le 16 o 32 delle altre).
Su questa circonferenza c’e’ la magia. Inizia con l’aria della prima composizione, arriva alla variazione numero 16 e ritorna sull’aria alla 32ma variazione.

L’aria finale è uguale a quella iniziale, ma…. miracolo sembra diversa, perchè ritorna dopo aver seguito una circonferenza, un viaggio metafisico, un orbita kepleriana intorno alla variazione 16. E davvero sembra diversa, ha tutto un’altro suono perchè l’idea fondamentale dell’opera è la continua trasformazione, il materiale si trasforma, ritorna come era in origine, ma chi ascolta è cambiato e la casa sembra più bella. Miracolo del dio di bach, in grado di disegnare orbite, intorno a note, le leggi di keplero sono tutte nelle note di bach. Inizio e fine si ritrovano, ma tutto è diverso. La fine sembra più dolce, più serena, meno inquieta come se le trasformazioni l’avessero smussata, potenza della suggestione e del genio di bach.

La seconda circonferenza è più complessa, è nascosta nella trasformazione. Cè comunque un’altra strada ed un’altra orbita nascosta che porta verso casa. Non mi addentro nella spiegazione perchè serve una conoscenza abbastanza approfondita della musica per vederla, ma c’e’ ed ho trovato un immagine che la rappresenta benissimo

Le 30 variazioni sono raggruppate in gruppi di 3, ogni gruppo (tranne l’ultimo) e’ chiuso da una variazione che e’ un canone ovvero una composizione basata su melodie che si rincorrono, ogni canone parte da una nota sempre piu’ alta dalla seconda alla nona… e miracolo la nona è uguale alla seconda e quindi si torna a casa anche in questo caso. Ed anche in questo caso la casa è diversa, e serve attenzione per vederla e ritrovarla.

 

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Genio divino di bach, non esiste ancora nell’universo una mente così complessa e geniale come quella di bach in nessun campo, scientifico, artistico, musicale. C’e’ tutto, matematica, vita, filosofia, senso della vita. La scelta di mettere sul voyager  come testimonianza dell’opera umana una composizione di bach suonata da glenn gould è fantastica, non c’è e non ci sarà mai testimonianza più bella dell’arte e della bellezza che alcuni uomini sanno creare.

Il viaggio per tornare a casa può essere tortuoso, ci sono cose che sembrano invisibili ad un occhio non attento, basta fermarsi vedere le cose, vedere le trasformazioni, ed all’improvviso (o quasi perchè bach è anche spiritoso e nell’ultima variazione gioca su due melodie popolari che sono Troppo son stato lontano da te e Cavoli e rape rosse mi hanno sviato da te che appunto riportano a casa l’ascoltatore).

Io mi chiedo spesso in quale punto della strada mi trovi, se davvero c’e’ una circonferenza, mi sembra di averne percorse almeno un paio, ma quella nascosta dentro forse ancora non l’ho vista o non ho capito dove sono i punti fondamentali della curva.

Casa, il miraggio, e forse quel tornare a casa nell’aria più bella mai composta da un essere umano, significa tornare a se stessi, cambiati, trasformati per rivedere le cose secondo una luce nuova, più consapevole ed addolcita (non sminuita) dal viaggio. Questo mi auguro che ci sia davvero tra le righe della musica di bach.

Lascio l’intro di una delle più belle interpretazioni di quest’opera d’arte glenn gould e l’intro di 32 piccoli film su glenn gould, la vita di uno che ha legato la sua vita a quest’opera indissolubilmente, a doppia mandata e che le variazioni goldberg ripercorrono con delicatezza, ironia, genialità.

Ecco quando ascolto o vedo queste cose, penso che noi esseri umani possiamo essere meschini, cattivi, insignificanti, ma il solo fatto che io appartenga ad una specie che è riuscita a creare anche questa bellezza, mi consola ed in un certo senso tutto panteistico mi porta ad immaginare che se una divinità esiste , si nasconda nelle pieghe di questa bellezza.

 

 

 

 

Começar De Novo

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Contare su se stessi, alla fine possiamo contare solo su noi stessi. Non c’è nessun legame che possa veramente sostituirsi a quello che abbiamo con noi stessi.
Capita di delegare il proprio benessere a qualcosa fuori da se, non importa che sia una relazione, il lavoro, un affetto. E probabilmente per alcuni periodi è anche possibile farlo senza contraccolpi, quando ci si dimentica pero’ di noi stessi, beh in quel caso  iniziano i problemi veri.

Per motivi vari, tutti validi e spiegabili, intendiamoci, non mi sono mai curato tanto di me stesso, frase ambigua che si declina in mille modalità apparentemente senza connessione. Ed invece una connessione c’è, il sonno mancato, l’iperattività, il caricarmi di responsabilità eccessive, il non fermarmi un secondo a pensare a me stesso, al saltare i pasti allegramente, a svendere la mia anima.

Il mostro vorace, credeva che solo facendo sempre di più si potesse essere degni di essere amati, che gran cazzata, e da dove diavolo sia venuta fuori questa simpatica credenza, anche quello a malincuore con resistenza lo sto capendo.

Dare per sentirsi degni di ricevere, syntax error, non può funzionare così. Gli equilibri devono essere più simmetrici, sbilanciati un po per volta, ma non possono essere unidirezionali..

Rendersi conto di queste dinamiche, implica davvero, ribellione, sofferenza, conoscenza.

Começar de novo
E contar comigo
Vai valer a pena
Ter amanhecido

Ter me rebelado
Ter me debatido
Ter me machucado
Ter sobrevivido
Ter virado a mesa
Ter me conhecido
Ter virado o barco
Ter me socorrido
Começar de novo
E contar comigo
Vai valer a pena
Ter amanhecido
Sem as tuas garras
Sempre tão seguras
Sem o teu fantasma
Sem tua moldura
Sem tuas escoras
Sem o teu domínio
Sem tuas esporas
Sem o teu fascínio
Começar de novo e contar comigo
Vai valer a pena já ter te esquecido
Começar de novo

Mai canzone è stata più adatta a me, ne sarà valsa la pena di aver fatto saltare il tavolo, di essermi ribellato a me stesso ed al tuo fantasma, di andare a conoscermi davvero, e di aver sofferto in questo modo e di essermi fatto tanto male.

Contare su me stesso, sembrano 4 parole semplici, richiedono un percorso tortuoso e complesso.

 

Insegnavo alle parole ad amare

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Insegnavo alle mie parole ad amare,
mostravo loro il cuore
e non desistevo finché le loro sillabe
non cominciavano a battere.

Mostravo loro gli alberi
e quelle che non volevano stormire
le impiccavo senza pietà, ai rami.

Alla fine, le parole
hanno dovuto assomigliare a me
e al mondo.

Poi
ho preso me stesso,
mi sono appoggiato alle due rive
del fiume,
per mostrar loro un ponte,
un ponte tra il corno del toro e l’erba,
tra le stelle nere della luce e la terra,
tra la tempia della donna e la tempia dell’uomo,
lasciando circolare le parole sopra di me,
come auto da corsa, come treni elettrici,
solo perché arrivassero prima a destinazione,
soltanto per insegnare loro come si trasporta il mondo,
da se stesso,
a se stesso.

Nichita Stănescu – Ars poetica

Oggi sono di poche parole, storto, trasversale e diagonale. E  le parole alla fine rassomigliano al mondo. Bisogna lasciarle circolare, tra la tempia dell’uomo e quella della donna. Buon sabato.

On Air: Improvvisazione diagonale