Here’s that rainy day (ballata di una stagione incompiuta)

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Le fiamme possono ardere il violino
Ma non sfiorano crome e semicrome

(Nasos Vaghenas Ballata di una stagione oscura)

Esiste sempre un momento in cui si incappa in qualcosa di inaspettato, di non previsto, cosi’ nella musica quando si è curiosi, si ascolta e si riesce a trovare materiale inedito, si riesce spesso ad ascoltare qualcosa di magico. 

Stamane ho preso dalla discoteca una manciata di dischi a caso, alcuni inediti che non avevo mai ascoltato, vengo attratto da un solo di Gonzalo Rubalcaba, pianista cubano di grandi doti tecniche, non so bene cosa aspettarmi, metto il cd e vengo proiettato in un mondo incredibile, pause lunghissime, sospensioni magnetiche, alcune note sono incredibili, una semplicità ed un controllo del suono che hanno dell’incredibile, mi stropiccio gli occhi, non riesco a credere di poter sentire una bellezza così  potente, una interpretazione così  pr ofonda, sentita mai compiaciuta.

E devo riascoltarla subito perche’ ci sono troppe cose dentro che mi hanno stupito, e la trovo sicuramente l’interpretazione piu’ bella di questa ballad. Se potessi esprimere un desiderio, vorrei essere capace di suonare così almeno una volta nella vita.

I bassi discreti, i medi corposi e gli acuti taglienti, una registrazione semplice dal pubblico, eppure il suono e’ meraviglioso, e’ tutto dove deve essere ogni nota ha un suo senso, io potrei impazzire per quello che succede intorno alla fine del secondo minuto, per quello che sta venendo fuori e come riprende l’esposizione dell’improvvisazione, sono in estasi, la riascolto per tutto il giorno e mi torna in mente in continuazione, e’ un ascolto che diventa sempre piu’ bello man mano che ci si lascia pervadere dalla bellezza.

Aperture di una dolcezza non umana, poi cluster di note buie

Ballata oscura eppure luminosa.

On Air Gonzalo Rubalcaba Lucerna 2000 Here’s that rainy day

Eternal

…. Sometimes, in music as in life, there is nothing more daring than simplicity, especially when sophistication is along for the ride-in the musical instance an artist proceeds through a stripping away of bravura, mannerism, known tricks and accustomed technical resource towards finding the real music and playing its essential substance straight …

(Note di Copertina Eternal Branford Marsalis)

Nella musica come nella vita non c’è nulla di più coraggioso della semplicità. Quanto è vero, siamo circondati da sofisticazione, manierismo, e spesso ci perdiamo la sostanza che è nella semplicità.

Io uso spesso la musica per raccontare la vita, probabilmente perchè per me la musica è la vita, se non avessi avuto la musica non sarei sopravvissuto, non sarei quello che sono.

Ho un rapporto curioso con la musica, la amo con tutto me stesso, del resto l’ho detto altre volte io il mondo lo percepisco con l’udito, la voce delle persone è più importante del viso per me, eppure ne ho paura, perchè riesce a trascinarmi dove non vorrei andare, riesce a bucare anche le barriere più accurate. Vivo di udito ed olfatto, entrambi i sensi riescono a bucare il tempo ed un odore o una canzone possono trascinarti indietro di anni esattamente nel punto dove quell’emozione si è sprigionata. I viaggi nel tempo esistono un odore o un suono riescono ad oltrepassare i limiti dello spazio tempo.

Divago, mi perdo nei miei pensieri parlando di musica, volevo parlare di questo disco,

Ho sempre avuto un debole per il fratello sassofonista della famiglia Marsalis, i suoi progetti e la sua musica hanno spesso avuto uno spessore non comune fra le nuove generazioni di sassofonisti, anche nelle sue collaborazioni piu’ ‘frivole’ con Sting.

Appena inserito nel lettore CD, ho sentito subito qualcosa di veramente strano, un’emozione particolare, non riesco a  spiegare esattamente, ma era il disco giusto al momento giusto, il disco più bello che abbia ascoltato da molto tempo a questa parte. Un disco di ballad, ma non nel senso classico.

Questo è un disco sull’espressione della malinconia, come dice Branford c’è della bellezza nella tristezza. Ed è un disco che ha un approccio emozionale, completamente emozionale alla musica, tempi dilatati, grande riflessione, registrazione essenziale ed asciutta. Cosa e’ importante nel suonare una ballad? Branford dice che ha impiegato diversi anni a capirlo, capire come non fosse l’aderenza alla melodia a rendere speciale una interpretazione, bensì la traduzione delle emozioni che sono contenute nel brano che non passano necessariamente dalla fedeltà alla melodia (Miles Davis insegna). E paradossalmente le emozioni di chi suona possono rendere gioiosa anche una canzone triste, la chiave di volta per una resa delle ballad è proprio questo approccio emozionale.

Con il suo quartetto consolidato ormai da anni, quindi è iniziato un percorso lungo di avvicinamento a questo disco, tappe successive di maturazione ed esplorazione.
Marsalis, affronta in maniera per me sconvolgente, un repertorio difficile, avvicinandosi al cuore dei brani dal punto di vista emotivo, molto facile da dirsi, difficilissimo da realizzare. Ogni musicista ha portato un brano nel disco, oltre ad una scelta di standards, dalla bellezza eterea, The Ruby and The Pearl di Livingstone/Evans, Gloomy Sunday la famosa suicide song del pianista Ungherese Rezsô Seress che fu addirittura vietata per il suo potenziale suicida (pare sia stata citata in molte lettere di addio ) interpretata da Billie Holliday con l’obbligo di aggiungere uno special piu’ allegro alla fine del testo per renderlo più  sopportabile.
Ruby and the Pearl viene raccontata in maniera sensuale, suadente su una ritmica leggera eppure incalzante, l’interplay fra i musicisti e’ presente dalla prima all’ultima nota del disco, durante i soli si sente perfettamente l’abbandono totale al brano, quello che guida sempre e’ l’emozione che e’ stata raccolta dal gruppo dall’ascolto del brano in questo caso una versione di Nat King Cole.
Gloomy Sunday e’ un brano difficile da affrontare, per la sua leggenda ingombrante e per la versione definitiva di Billie Holliday che ne rappresenta appunto la matrice emotiva da cui trarre l’anima musicale. Devo dire che proprio ascoltando Gloomy Sunday, mi sono dovuto fermare un attimo, ero in macchina e l’emozione che ho provato nell’esposizione del tema mi ha fatto piangere, fino ad arrivare al solo di Calderazzo, magnifico essenziale, snello, complesso e semplice, profondo un vero tuffo al cuore. All’interno del brano c’è un universo sonoro fatto dal contrabasso e dalla batteria che risuonano solenni eppure lasciano liberi completamente i solisti di viaggiare su questa dimensione assolutamente Europea del brano.

“If you acquire a lot of technique when you’re young it’s like having a lot of money in your pocket. Too many musicians don’t develop past that point, for a number of reasons-one of them the way jazz is taught in this culturebut that misses the whole point of music, which is the expression of emotion. That’s what this album is about. In particular it’s about the expression of melancholy.”

Un disco che ricorda qual’e’ il vero senso della musica e probabilmente della vita intera, raccontare e vivere emozioni, del rapporto fra stile e tecnica.

La tecnica al servizio della creatività. Il punto riguarda proprio l’espressione dell’emozione, che e’ il vero fulcro della musica, spesso proprio il jazz viene insegnato esclusivamente attraverso l’applicazione di regole, allontandosi dal fine ultimo e profondo della musica, l’espressione delle emozioni. Il pensiero espresso da Proust appunto riguardo la posizione gerarchica della creatività e della tecnica che ne è solo il mezzo di espressione, al servizio del pensiero artistico che esiste in un livello superiore a prescindere dalla sua formulazione tecnica che serve esclusivamente per non limitarne le potenzialità.

Insomma acquisire le tecniche da giovani per poi dimenticarle e lasciare semplicemente fluire il pensiero musicale. E forse dovrebbe funzionare così anche nella vita, da giovani si impara la grammatica e la tecnica della vita, per dimenticarla e riuscire a vivere lasciando fluire le emozioni.

Questo compito riesce benissimo al quartetto di Marsalis, a tutti i componenti, la batteria di Jeff Watts, riconosciuto universalmente per il suo suono potente, in questo disco dosa con attenzione senza manierismo solo con il cuore il suono della sua batteria, portando il suono ai limiti fisici dello strumento, a volte appena udibile, utilizzandone completamente le dinamiche espressive. Il pianoforte di Calderazzo è un pianismo raffinato, i soli sono emozionali, profondi, poche note, tutte emozionanti, sospensioni ,pause, pensieri che si creano durante il processo creativo, pause di rigenerazione , armonizzazioni raffinate, anche in questo caso senza premeditazione, solo sfruttando le immense capacità tecniche e la grande sensibilità emotiva dell’intero quartetto. Ultimo brano del disco Eternal, un brano dedicato alla moglie di Marsalis, un brano che cerca di descriverne la personalità, non semplicemente con una dedica attaccata,  Sono sfumature di un anima, raccontate, un compito difficile con citazioni di Coltrane e modulazioni che lo aprono continuamente, lasciando veramente libertà di espressione emotiva ai musicisti durante la performance. Un disco che non rappresenta mai un viaggio nell’ego dei musicisti, ma mette sempre la creatività al servizio dei brani che raccontano i solisti, rispettando l’anima del brano.

Questa concezione estetica dell’album, rende possibile appunto considerare il disco una vera e propria pietra miliare della poetica delle ballad jazz rappresentandone addirittura una concezione etica.

 

Englishman in new york

Quello che adoro della musica è che esistono infiniti punti di vista e sono tutti leciti e legittimi, e non puoi mai dire che un punto di vista sia quello giusto.

E ci sono canzoni che ti sembra impossibile che possano essere riviste da qualcuno in modo completamente nuovo, addirittura senza il testo, eppure la musica ha questo potere. Se nel mondo si insegnasse a tutti i bambini la musica, avremmo meno conflitti, meno frizioni, saremmo più gentili,ascolteremmo di più gli altri, riusciremmo a parlare senza coprire gli altri, la musica è un potente linguaggio universale che taglia le culture, la conoscenza ed arriva dritto al centro dell’anima. La musica è cura, la musica è vita, la musica è qualcosa di intimo e speciale per gli esseri umani, lo abbiamo dimenticato e dobbiamo riprenderlo.

Nell’ottocento un uomo di cultura si riconosceva per la sua profonda conoscenza della musica e delle arti ormai un uomo di cultura è ridicolizzato in quanto inutile alla produzione di ricchezza. E invece l’indice di felicità emotiva dipende molto dalla parte spirituale. Il nostro mondo sta diventando arido perchè non valorizza la bellezza, quella profonda delle arti ed in particolare della musica.

Divago sempre, tutto questo discorso per raccontare la meraviglia che ho provato ascoltando questa canzone indissolubilmente legata alla voce di Sting, arrangiata per orchestra jazz, atmosfere metropolitane, fumi dai tombini, notte,  e reminescenze del passato che si riverberano negli echi della tromba.

Sostituzioni raffinate, sospensioni impietose, angoli scuri … ecco questa è la versione di Lars Danielsson e Julian & Roman Wasserfuhr. Raffinatezza scandinava, atmosfere jazz, tradizione europea.

Questa è la magia della musica, un’altro punto di vissta, un’altro angolo di una canzone bellissima e malinconica svelata da musicisti aperti.

Nothing compares 2 U

«Così ho messo tutto a posto. Sulla pagina, almeno. Dentro di me tutto resta come prima.»
Italo Calvino, “Il castello dei destini incrociati”

Dovevo andare a Napoli ieri sera, ma ero stanco, un po malandato, e la mia gatta più piccola non è molto in forma nemmeno lei. Ed ho tergiversato, ripensato ed alla fine non sono partito.

Oggi mi sono dedicato un giorno a me stesso, non che la sensazione sia particolarmente piacevole, ho mal di testa, sono un po frastronato, la sensazione è proprio quella di aver messo tutto a posto, sulla pagina, ma dentro di me ci sia sempre lo stesso casino.

Non so perchè questa sensazione si sia scatenata oggi, non lo capisco o forse non lo voglio capire, mi sento un po disorientato, ho voglia di smontare tutto, e rimanere con niente, lasciare andare tutto il superfluo e rimanere a contemplare il vuoto.

Ho passeggiato sul viale, guardando fuori, non riconoscendo molte delle cose che vedevo, guadare e non vedere. L’equilibrio è precario, fittizio ed instabile. Essere fragili sembra sia la più grande colpa del nostro tempo, si perdona tutto, ma non la fragilità.

Questa canzone già bellissima nella versione originale di Prince, diventa insopportabilmente bluesy, gospel in questa versione di Jimmy Scott, ogni sillaba ha un significato, ogni respiro, ogni nota. Dolore, mancanza, blues. Ci sono interpreti che rendono proprie le canzoni che interpretano, più degli autori, questo è certamente uno di quei casi, immensi e fortunati.

 

Paixões Diagonais

Oggi compio 45 anni.

Ma che diavolo e’ questo buco nero al centro dell’anima? Cos’è che mi sta divorando con questa ferocia?

E’ in giornate come queste che il mio cervello si perde, in mezzo ad una strana reminescenza di infinito, percepito, perso, abbandonato, lontano, perso.

“Lasciati amare e guardati con gli occhi con cui ti guardo io”

Odori, suoni, colori, spezie, solitudini. E’ veramente questa la vita che si narra essere? Un costante senso di perdita e mancanza? Mi scoppia il cuore dal dolore, inspiegabilmente, irrimediabilmente, diagonalmente, trasversalmente, perdutamente in una città lontana.

Sono stanco di guerra, alzo bandiera bianca, voglio una tregua da me stesso.

Do que fala a madrugada
O murmúrio na calçada
Os silêncios de licor
Do que fala a nostalgia

De uma estrela fugidia
Falam de nós, meu amor
Do que fala a nostalgia
De uma estrela fugidia
Falam de nós, meu amor

Do que sabem
Do que sabem as vielas
E a memória das janelas
Ancoradas no sol-pôr

Do que sabem
Do que sabem os cristais
Das paixões diagonais
Sabem de nós, meu amor

Porque volta esta tristeza
O destino à nossa mesa
O silêncio de um andor
Porque volta tudo ao mar

Mesmo sem ter de voltar
Voltam por nós, meu amor
Porque volta tudo ao mar
Mesmo sem ter de voltar
Voltam por nós, meu amor

Porque parte tudo um dia
O que nos lábios ardia
Até não sermos ninguém
Tudo é água
Tudo é água que corre
De cada vez que nos morre
Nasce um pouco mais além

Tudo é água
Tudo é água que corre
De cada vez que nos morre
Nasce um pouco mais além

On Air: Misia e Maria Joao Pires forse Chopin il fado l’avrebbe suonato così

The windmills of your mind

Certe volte penso che l’idea che la mente di una persona sia accessibile a quella di un’altra è soltanto una finzione verbale, un modo di dire, un’ipotesi che fa sembrare plausibile una specie di scambio tra creature fondamentalmente estranee, quando invece il rapporto tra due persone è, in ultima analisi, insondabile.

Robert M. Pirsig – Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

A volte parliamo e nemmeno sappiamo cosa diciamo, abbiamo questo bisogno impellente di parlare come se parlando le cose diventassero diverse, eppure spesso parlando senza una vera certezza, senza sapere esattamente cosa dire ci fa del male, e ci facciamo del male, per lasciar uscire fuori da noi parole, che non rappresentano niente se non un flusso di pensieri che vorrebbero affermare solo il diritto di esistere.

Eppure quando le parole sono uscite hanno disegnato un mondo, anche se quel mondo non è reale, nel momento che le pronunci anche se non c’e’ una certezza dietro, non si torna indietro sono uscite e non si può fare finta che non sia successo. Un nuovo mondo, una realtà anche non reale viene disegnata e le cose diventano complicate, eppure spesso davvero nemmeno noi sappiamo quello che diciamo, le parole sono così imperfette, sono solo uno strumento per tradurre sensazioni, solo che ognuno ha il suo traduttore ed il suo codice e più parole si dicono, maggiore è il rischio di fraintendimento. Ed a volte anche quando ti senti dire parole importanti, meglio non dargli importanza, le parole a volte traducono desideri non realtà, i fatti parlano le parole disegnano.

Cerchiamo di capirci, ci illudiamo di capirci, ma la mente di un’altra persona è insondabile, siamo tutti estranei, fondamentalmente estranei, i pensieri rimangono inaccessibili, anche quando sembra di scambiarli con un’altro essere umano. E continuiamo in questa specie di gioco a comunicare, quando quello che mandiamo dall’altra parte è in gran parte incodificabile, incomprensibile.

Ho pensato che comunicando le cose potessero essere migliori, intendiamoci, la comunicazione è fondamentale, ma spesso quello che comunichiamo non è quello che viene recepito e non recepiamo quello che ci viene comunicato. Lo traduciamo nel nostro sistema di insicurezze, paure. Occorre davvero stare svegli ed a volte anche omettere, la comunicazione a tutti i costi non è necessariamente un bene, non intendo dire che bisogna nascondere cose, alcune cose è meglio diluirle, è meglio aspettare a dirle, lasciare che le certezze acquisiscano il diritto di poter essere espresse. Non tutto il proprio mondo puo’ essere comunicato, un po triste ma vero, vorrei davvero poter esprimere tutto il mio mondo con qualcuno, ma temo questa sia un utopia e vorrei tanto qualcuno mi presentasse il suo mondo completamente, sarei pronto a vederlo, per come sono in grado di fare, con la certezza che non potrò cogliere tutte le sfumature.

Ci ho provato, con tutto quello che avevo, con le cose belle e quelle meno belle, con il cuore e con la mente, comunicando e ascoltando, prendendo e regalando. Ho sentito un buon equilibrio dentro di me, le paure non mi hanno fermato, i miei demoni non hanno trionfato almeno non nel modo solito, mi sono illuso di essere accolto ed accettato, ma ognuno vede le cose un po secondo la propria sensibilità ed esperienza, e cose potenzialmente innocue diventano letali. Non è bastato, e questo mi provoca comunque del dolore, stanotte ho dormito di nuovo male, svegliandomi a intervalli regolari, niente di grave, niente di strano, sono solo un po stanco di non riuscire ad essere me stesso. Ho ancora tanto da imparare queste strade blu sembrano non finire mai.

Round like a circle in a spiral, like a wheel within a wheel
Never ending or beginning on an ever-spinning reel
Like a snowball down a mountain, or a carnival balloon
Like a carousel that’s turning running rings around the moon
Like a clock whose hands are sweeping past the minutes on its face
And the world is like an apple whirling silently in space
Like the circles that you find in the windmills of your mind

Like a tunnel that you follow to a tunnel of its own
Down a hollow to a cavern where the sun has never shone
Like a door that keeps revolving in a half-forgotten dream
Like the ripples from a pebble someone tosses in a stream
Like a clock whose hands are sweeping past the minutes on its face
And the world is like an apple whirling silently in space
Like the circles that you find in the windmills of your mind

Keys that jingle in your pocket, words that jangle in your head
Why did summer go so quickly?
Was it something that you said?
Lovers walk along a shore and leave their footprints in the sand
Was the sound of distant drumming Just the fingers of your hand?

Pictures hanging in a hallway and the fragment of a song
Half-remembered names and faces, but to whom do they belong?
When you knew that it was over were you suddenly aware
That the autumn leaves were turning to the colour of her hair!
Like a circle in a spiral, like a wheel within a wheel
Never ending or beginning on an ever-spinning reel
As the images unwind
Like the circles that you find in the windmills of your mind

PS Dianne Reeves è semplicemente divina, probabilmente una delle migliori cantanti oggi in attività, questo arrangiamento è davvero spiraleggiante e doloroso.

Still at sea (riflessi)

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Pisa San Rossore 18 Marzo

E non c’è bisogno di tante parole ogni tanto. I riflessi dell’inquietudine si specchiano a volte senza un motivo apparente e tornano, imperiosi e crudeli.

“Alone, alone, all, all alone,
Alone on a wide wide sea!
And never a saint took pity on
My soul in agony.”

Samuel Coleridge  – The rime of an ancient Mariner

La composizione è dolorosa e intima, di Kirk Nurock, al solito io ci ricamo sopra, stanotte va così.

El toro y la luna

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Nel jazz si improvvisa su una struttura, nel flamenco l’improvvisazione e’ parte della struttura. Nel flamenco, nella soleà o nella buleria, il chitarrista non sa cosa il cantante farà finchè non lo fa, ed il cantante non sa quale falseta (variazione o frase melodica, tra successioni di accordi) il chitarrista suonerà per lui.

Bisogna stare svegli ascoltare, essere veloci, più veloci che nel jazz.

Questa è una canzone flamenco bellissima che stanotte mi va di suonare, non l’ho resa flamenco, l’ho resa una malinconica ballata che un toro innamorato dedica ad una luna impalpabile che si specchia in un’increspatura dell’acqua, sostituendo accordi per renderla più malinconica e notturna, alla ricerca della luna.

El toro y la luna (Sarmiento/Castellano)

La luna se está peinando
en los espejos del río.
Y un toro la está mirando
entre la jara escondido.
Cuando llega la alegre mañana
y la luna se escapa del río
el torito se mete en el agua
embistiendo al ver que se ha ido.

Ese toro enamorado de la luna
que abandona por la noche la maná’
es pintado de amapola y aceituna
y le puso Campanero el caporal.
Los remeros de los montes
le besan la frente,
las estrellas de los cielos
le bañan de plata
y el torito que es bravío
de casta valiente
abanicos de colores
parecen sus patas.

La luna viene esta noche
con una bata de cola
y el toro la está esperando
entre la jara y las sombras.
En la cara del agua del río
donde duerme la luna lunera
el torito celoso perdío
la vigila como un centinela.

Beautiful Collision

Stasera è meglio che non scriva nulla, mi sento malinconico, guardo il cielo, è bello e fa male: fate could create you and i.

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What a beautiful collision
Things that go bump in the night
With such beautiful precision
Fate could create you and I

Do you know what it means
To abandon your dreams
To leave with the storms rolling by
How the clouds on this day
Come to take you away
‘Til you’re gone, gone
Far away from me

Beautiful beautiful night
What a beautifully dangerous ride
What a beautiful day
We could hardly complain about
What’s going on in the sky

What a beautiful collision
Things that go bump in the night
With such beautiful precision
Fate could create you and I

Do you know what it means
To abandon your dreams
To leave with the storms rolling by
How the clouds on this day
Come to take you away
‘Til you’re gone, gone
Far away from me

Beautiful beautiful night
What a beautifully dangerous ride
What a beautiful day
We could hardly complain about
What’s going on in the sky

Move with the strangers
That pass through your days
If someone by chance
Should call out your name
When you’re lost in the places
You don’t care to stay
A blinding romance
To blow you away