Tonada de luna llena

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Ho capito che il pensiero non è una verità assoluta. I nostri pensieri arrivano e proiettano il nostro sistema. Che cosa voglio dire, voglio dire che spesso i pensieri vanno lasciati uscire e guardati dall’esterno, forse la domanda più giusta è che cosa mi sta comunicando questo pensiero, e spesso la risposta può essere sorprendente.

Io spesso nella mia vita ho subito i miei pensieri come se fossero la realtà, esiste un entità superiore al pensiero, che può in qualche modo limitare gli effetti proiettivi dei pensieri. Sono veloce in questo periodo, sbaglio, osservo e torno indietro.

Molti dei miei pensieri e di conseguenza delle mie azioni del passato sono stati guidati da una delle peggiori iatture che un essere umano possa sperimentare, il senso di colpa. Il senso di colpa distrugge la relazione, riporta sempre al centro della scena il nostro io e impedisce una comunicazione efficace con l’altra persona, a volte negandogli proprio la possibilità di esprimersi.

Il senso di colpa che mi ha impedito di prendere decisioni per me stesso, che mi ha bloccato pensando più all’altro che a me stesso. Penso che molte delle mie dinamiche disfunzionali ruotassero intorno a questo meccanismo di autocolpevolizzazione, e di carico di tutto quello che mi succedeva intorno. Il risultato è un anima come quella di sisifo, che trascina pesi immani per espiare chissà quale colpa.

MI allegerisco, oh si se mi allegerisco, arrivo ad un certo punto e poi metto le mani avanti, faccio quello che posso e anche qualcosa in più ma arriva un momento in cui stacco, questo sul lavoro, nelle relazioni, vedo il senso di colpa, lo ricaccio dentro e cerco di vedere la situazione da un’altro angolo e spesso funziona e funziona assai bene.

Yo vide una garza mora
Dandole combate a un rio
Asi es como se enamora
Tu corazon con el mio

E sono giorni che mi ronza in testa questa canzone notturna, e ne scrivo di notte, la musica notturna di tutte le culture è magica, riporta a quella matrice ancestrale che tanto amo della musica. Ripetitività seriale, che crea quell’atmosfera indefinita di quiete e pace.

E non è forse così che ci si innamora, come un airone scuro che combatte con un fiume, bisogna combattere, riconoscersi è magia, tenersi fatica, fatica per combattere contro il proprio fiume, il proprio pensiero, il proprio io. Ogni tanto leggo qualche frase, le persone non cambiano, quanto è falsa questa affermazione, le persone cambiano se riescono a trovare la motivazione per farlo, se quello che diventano era già da qualche parte dentro se stessi, se si ha il coraggio di guardare. Forse non cambiano ma si trasformano, possono migliorare, possono crescere, i traumi, le ferite possono aiutare questo processo. Possono essere il coltello per aprire la ferita, portarla all’esterno e curarla.

E succede che il viso cambia, che a volte ti senti un bambino che sta imparando di nuovo lo schema di relazione col mondo.

E i misteri rimangono cupi, non è che il mondo diventi un campo di margherite ed il dolore rimane, quello te lo porti dentro, ma un po anche quello lo relativizzi, il dolore non è la verità anche quello ha un significato e vuole avvisare di qualcosa. Abbiamo forse una fonte più florida di quello che pensiamo e tante volte, non riusciamo a portarci in profondità per trovare ancora una falda di meraviglia e stupore. Ed il viso nuovo, lo si rivolge a qualcuno, qualcuno che sappia vederlo, e con cui costruire qualcosa che non sia basato sul mero bisogno, ma sulla comprensione vera dell’essenza altrui e propria.

Vado veloce, ho distrutto la porta della caverna, i massi mi sono rovinati addosso, il dolore è stato lancinante, ma dentro ho trovato sentieri promettenti, che percorro veloce, abbandono in fretta. Con mente leggera e veloce, seguo il flusso emotivo e non ne rimango schiacciato.

Oh quante cose ho pensato oggi, e quante ne ho lasciate andare con leggerezza, osservandole sornione. Alcune anche dolorose ma anche il dolore a volte si può lasciare andare senza rimanerci impigliati.

La musica mi accompagna in queste mie peregrinazioni interiori, la tonada è una composizione di origine spagnola, esaltata dalla musica andina venezuelana ed ecuadorena.

Come sempre a me piace la contaminazione, e allora vengo rapito dalla bellezza notturna, sensuale di una cantante catalana Silvia Perez Cruz, che miscela la tradizione della musica classica, con gli archi che sono una meraviglia della natura, con la chitarra spagnola, che sostituisce il cuatro venuezelano.

Quello che mi devasta di questo brano è la metrica delle parole, quello stare indietro sul tempo, le aperture improvvise, del tempo che perde di significato, e improvvisamente il ritmo che rientra, sensuale. Gli sguardi appassionati dei musicisti, la sensualità della cantante, la sovrapposizione del violoncello con la voce, non riesci più a capire dove finisca il legno del violoncello ed inizi la voce della cantante. La spontaneità che rende semplice quello che semplice non è. Il testo, la luna, la notte, il ritmo ripetitivo e seriale che porta in un uno strano stato di coscienza alterata. E quelle magnifiche armonie andine, che ricordano i fiati andini, e quelle atmosfere arcaiche ed indigene.

E c’è un’altra versione magica quella di Natalia Lafourcade, nuda, due voci e due chitarre, quello che mi devasta di quest’altra versione è l’intreccio delle voci, la ritmica, sempre quella meravigliosa metrica e questa volta il cuatro che fa il suo mestiere e racconta del venezuela. Quasi senti i rumori della notte, meno vitale, più intima, più sofferta.

E l’ultima di lola molina, mi colpisce il suo modo di suonare la chitarra e la solitudine estrema, moderna legata alla tradizione cantautoriale anglosassone, eppure lo spagnolo e forse questa canzone è talmente magica che può essere navigata e rivista in tanti modi tutti differenti e tutti belli.

Forse sembra tutto scollegato, ma non lo è, a volte lo stesso brano, come lo stesso pensiero, rivedendolo diventa qualcosa di diverso, ed io questo brano non lo avevo mai fatto entrare così profondamente di me e non avevo mai davvero visto tutte le potenzialità. E di potenzialità inizio a vederne tante, dentro di me, nel mondo intorno, nelle cose che succedono. La luna e la notte sono sempre dentro di me, su questo non si discute, quella luna che inseguivo e continuerò ad inseguire, riflessa in un fiume, alta nel cielo, piena, calante.

Yo vide una garza mora
Dandole combate a un rio
Asi es como se enamora
Tu corazon con el mio

Luna luna luna llena
Menguante

Anda muchacho a la casa
Y me traes la carabina jiooo
Pa mata este gavilan
Que no me deja gallina

La luna me esta mirando
Yo no se lo que me ve
Yo tengo la ropa limpia
Ayer tarde la lave

Luna luna luna llena
Menguante

Simon Diaz

3 thoughts on “Tonada de luna llena

  1. Noi siamo la struttura dei nostri pensieri e le abitudini. Ma in realtà, anche i pensieri sono “abitudini” e si, possiamo staccarci dai nostri pensieri, vederli come da lontano.
    Quando riusciamo a farlo, assumiamo consapevolezza, li capiamo e possiamo passare oltre. In qualche modo, in questo senso, anche le nostre emozioni sono un puro stato mentale costruito da noi.
    A me questo giugno sta portando una dolce e bella nostalgia da assaporare nella calura estiva.
    Ciao, E.

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    • Io credo e lo sto capendo che siamo molto più del pensiero. C è una parte cosciente ed una incosciente. I pensieri si originano da entrambe le parti. La nostra ragione il sapersi staccare da noi può aiutarci a vedere i pensieri fatti dall’io inconscio. Credo che davvero occorra chiedersi perché quel pensiero. Se la nostalgia è bella goditela. Sono un fan della nostalgia dolce.

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      • Hai detto meglio di me quello che cercavo di dire io. Molto fa il nostro inconscio che agisce al nostro posto, è come se avessimo il pilota automatico. Non siamo in grado di ragionare su tutto quello che facciamo, a volte ad azione siamo reazione. Però in quel pilota automatico non c’è consapevolezza. Tocca a volte fare un passo indietro e chiedersi il perché delle cose.

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