Eternal

…. Sometimes, in music as in life, there is nothing more daring than simplicity, especially when sophistication is along for the ride-in the musical instance an artist proceeds through a stripping away of bravura, mannerism, known tricks and accustomed technical resource towards finding the real music and playing its essential substance straight …

(Note di Copertina Eternal Branford Marsalis)

Nella musica come nella vita non c’è nulla di più coraggioso della semplicità. Quanto è vero, siamo circondati da sofisticazione, manierismo, e spesso ci perdiamo la sostanza che è nella semplicità.

Io uso spesso la musica per raccontare la vita, probabilmente perchè per me la musica è la vita, se non avessi avuto la musica non sarei sopravvissuto, non sarei quello che sono.

Ho un rapporto curioso con la musica, la amo con tutto me stesso, del resto l’ho detto altre volte io il mondo lo percepisco con l’udito, la voce delle persone è più importante del viso per me, eppure ne ho paura, perchè riesce a trascinarmi dove non vorrei andare, riesce a bucare anche le barriere più accurate. Vivo di udito ed olfatto, entrambi i sensi riescono a bucare il tempo ed un odore o una canzone possono trascinarti indietro di anni esattamente nel punto dove quell’emozione si è sprigionata. I viaggi nel tempo esistono un odore o un suono riescono ad oltrepassare i limiti dello spazio tempo.

Divago, mi perdo nei miei pensieri parlando di musica, volevo parlare di questo disco,

Ho sempre avuto un debole per il fratello sassofonista della famiglia Marsalis, i suoi progetti e la sua musica hanno spesso avuto uno spessore non comune fra le nuove generazioni di sassofonisti, anche nelle sue collaborazioni piu’ ‘frivole’ con Sting.

Appena inserito nel lettore CD, ho sentito subito qualcosa di veramente strano, un’emozione particolare, non riesco a  spiegare esattamente, ma era il disco giusto al momento giusto, il disco più bello che abbia ascoltato da molto tempo a questa parte. Un disco di ballad, ma non nel senso classico.

Questo è un disco sull’espressione della malinconia, come dice Branford c’è della bellezza nella tristezza. Ed è un disco che ha un approccio emozionale, completamente emozionale alla musica, tempi dilatati, grande riflessione, registrazione essenziale ed asciutta. Cosa e’ importante nel suonare una ballad? Branford dice che ha impiegato diversi anni a capirlo, capire come non fosse l’aderenza alla melodia a rendere speciale una interpretazione, bensì la traduzione delle emozioni che sono contenute nel brano che non passano necessariamente dalla fedeltà alla melodia (Miles Davis insegna). E paradossalmente le emozioni di chi suona possono rendere gioiosa anche una canzone triste, la chiave di volta per una resa delle ballad è proprio questo approccio emozionale.

Con il suo quartetto consolidato ormai da anni, quindi è iniziato un percorso lungo di avvicinamento a questo disco, tappe successive di maturazione ed esplorazione.
Marsalis, affronta in maniera per me sconvolgente, un repertorio difficile, avvicinandosi al cuore dei brani dal punto di vista emotivo, molto facile da dirsi, difficilissimo da realizzare. Ogni musicista ha portato un brano nel disco, oltre ad una scelta di standards, dalla bellezza eterea, The Ruby and The Pearl di Livingstone/Evans, Gloomy Sunday la famosa suicide song del pianista Ungherese Rezsô Seress che fu addirittura vietata per il suo potenziale suicida (pare sia stata citata in molte lettere di addio ) interpretata da Billie Holliday con l’obbligo di aggiungere uno special piu’ allegro alla fine del testo per renderlo più  sopportabile.
Ruby and the Pearl viene raccontata in maniera sensuale, suadente su una ritmica leggera eppure incalzante, l’interplay fra i musicisti e’ presente dalla prima all’ultima nota del disco, durante i soli si sente perfettamente l’abbandono totale al brano, quello che guida sempre e’ l’emozione che e’ stata raccolta dal gruppo dall’ascolto del brano in questo caso una versione di Nat King Cole.
Gloomy Sunday e’ un brano difficile da affrontare, per la sua leggenda ingombrante e per la versione definitiva di Billie Holliday che ne rappresenta appunto la matrice emotiva da cui trarre l’anima musicale. Devo dire che proprio ascoltando Gloomy Sunday, mi sono dovuto fermare un attimo, ero in macchina e l’emozione che ho provato nell’esposizione del tema mi ha fatto piangere, fino ad arrivare al solo di Calderazzo, magnifico essenziale, snello, complesso e semplice, profondo un vero tuffo al cuore. All’interno del brano c’è un universo sonoro fatto dal contrabasso e dalla batteria che risuonano solenni eppure lasciano liberi completamente i solisti di viaggiare su questa dimensione assolutamente Europea del brano.

“If you acquire a lot of technique when you’re young it’s like having a lot of money in your pocket. Too many musicians don’t develop past that point, for a number of reasons-one of them the way jazz is taught in this culturebut that misses the whole point of music, which is the expression of emotion. That’s what this album is about. In particular it’s about the expression of melancholy.”

Un disco che ricorda qual’e’ il vero senso della musica e probabilmente della vita intera, raccontare e vivere emozioni, del rapporto fra stile e tecnica.

La tecnica al servizio della creatività. Il punto riguarda proprio l’espressione dell’emozione, che e’ il vero fulcro della musica, spesso proprio il jazz viene insegnato esclusivamente attraverso l’applicazione di regole, allontandosi dal fine ultimo e profondo della musica, l’espressione delle emozioni. Il pensiero espresso da Proust appunto riguardo la posizione gerarchica della creatività e della tecnica che ne è solo il mezzo di espressione, al servizio del pensiero artistico che esiste in un livello superiore a prescindere dalla sua formulazione tecnica che serve esclusivamente per non limitarne le potenzialità.

Insomma acquisire le tecniche da giovani per poi dimenticarle e lasciare semplicemente fluire il pensiero musicale. E forse dovrebbe funzionare così anche nella vita, da giovani si impara la grammatica e la tecnica della vita, per dimenticarla e riuscire a vivere lasciando fluire le emozioni.

Questo compito riesce benissimo al quartetto di Marsalis, a tutti i componenti, la batteria di Jeff Watts, riconosciuto universalmente per il suo suono potente, in questo disco dosa con attenzione senza manierismo solo con il cuore il suono della sua batteria, portando il suono ai limiti fisici dello strumento, a volte appena udibile, utilizzandone completamente le dinamiche espressive. Il pianoforte di Calderazzo è un pianismo raffinato, i soli sono emozionali, profondi, poche note, tutte emozionanti, sospensioni ,pause, pensieri che si creano durante il processo creativo, pause di rigenerazione , armonizzazioni raffinate, anche in questo caso senza premeditazione, solo sfruttando le immense capacità tecniche e la grande sensibilità emotiva dell’intero quartetto. Ultimo brano del disco Eternal, un brano dedicato alla moglie di Marsalis, un brano che cerca di descriverne la personalità, non semplicemente con una dedica attaccata,  Sono sfumature di un anima, raccontate, un compito difficile con citazioni di Coltrane e modulazioni che lo aprono continuamente, lasciando veramente libertà di espressione emotiva ai musicisti durante la performance. Un disco che non rappresenta mai un viaggio nell’ego dei musicisti, ma mette sempre la creatività al servizio dei brani che raccontano i solisti, rispettando l’anima del brano.

Questa concezione estetica dell’album, rende possibile appunto considerare il disco una vera e propria pietra miliare della poetica delle ballad jazz rappresentandone addirittura una concezione etica.

 

10 thoughts on “Eternal

  1. Anche per me la musica è vita, non riesco a comprendere fino in fondo quelle persone che non ascoltano musica. Ovunque vada io ascolto musica, anche in un breve tragitto a piedi. La musica in un momento difficile recente in qualche modo mi ha salvato, mi dava sollievo.
    Credo molto nel “dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei”. Le affinità elettive le rivedo e trovo in persone che amano i miei stessi gruppi, i miei stessi generi musicali. E’ come se in qualche modo condividessimo lo stesso linguaggio che va al di là delle parole. Spesso chi non condivide e non ascolta musica trovo che sia molto lontano da me. Parliamo la stessa lingua ma non siamo in grado di comprenderci a fondo.

    Liked by 1 persona

    • La musica è un linguaggio di comunicazione potente, a basso livello. Tocca punti dell’anima che nemmeno noi capiamo fino in fondo. Io amo tutta la musica, quella fatta bene, quella che nasce dall’emozione, dal desiderio di comunicare qualcosa, non pirotecnica. Purtroppo proprio la musica in quest’epoca è diventata un sottofondo, svalutato, siamo pieni di musica ovunque, e un po ne abbiamo perso il potere curativo, il profondo senso “sociale”. Hai ragione anche io spesso mi sento connesso maggiormente con le persone che la musica la amano a tutti i livelli, l’amore per la musica che non la riduce ad un sottofondo banale, ma la rende parte attiva della crescita spirituale. Ti capisco bene quando parli della musica che ti ha salvato. Lo ha fatto e lo fa sempre anche con me. E’ la mia strada, il mio rifugio. Quando suono sono libero finalmente perdo il controllo che mi asfissia, suono e divento leggero, ascolto musica e mi perdo e riesco a vedere anche quelle cose che non vorrei. Grazie per il bel commento e per lo stimolo 🙂 Buona giornata!

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...