Canto Nascosto

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“C’è un punto in cui l’anima si congiunge alla materia. E’ marginale piccolissimo, e non sono molti i pianisti che lo conoscono. In termini tecnici viene denominato assai freddamente, “coordinatore fra l’azione del tasto e quella della meccanica”. A vederlo sembra una normale vite, molto piccola, conficcata nella parte finale del tasto, quella che non si vede più perchè sta dentro il pianoforte. Il coordinatore sposta in alto il talloncino del cavalletto, e attraverso un sistema di montanti e rullini, di leve e molle, quella piccola vite aziona il martelletto che percuote la corda. Ma l’azione del tasto è la mia azione, è il riflesso delle mie dita, è il mio pensiero della musica : affidato ad una piccola vite che quasi non si vede. Se tocco il tasto con più morbidezza, quella vite deve trasmetterla alla meccanica, e la meccanica deve suggerirla al martelletto che andrà a colpire la corda tesa al punto giusto secondo un carico ben preciso. Quando mi dicono che l’universo è insieme semplice e complesso, penso al mio pianoforte e capisco esattamente cosa si intende con questa espressione.”

(Roberto Cotroneo Presto con Fuoco)

E’ difficile spiegare cosa possano provocare quegli 88 tasti, quello che racconta Cotroneo è una parte del mondo meraviglioso che si scatena quando un pianista si mette davanti al suo strumento, uno strumento semplice e complesso, il pensiero musicale affidato ad una piccola vite, il punto in cui l’anima del musicista si congiunge alla materia. La sensazione di gioia deve essere anche quella che ha provato Pieranunzi nell’incidere questo disco, dedicato alla voce del pianoforte, grande sconosciuto anche ai pianisti.

Che poi questa è anche la maledizione dei pianisti, siamo separati dal suono, i fiati vibrano con l’aria che produce il suono, gli archi e le corde vibrano insieme alle corde, noi affidiamo la nostra anima a quella piccola vite sperando che il tocco sia in grado di rappresentare il suono che abbiamo solo immaginato. Suonare il pianoforte richiede fantasia, il suono lo devi immaginare e poi ti devi affidare a quell’insieme di leve e martelletti sperando che la forza, la sfumatura rappresenti il tuo pensiero.

C’è questo disco di Pieranunzi che si chiama appunto Canto Nascosto, dedicato ai 300 anni di vita del pianoforte ed al suo quasi sconosciuto inventore Cristofori Bartolomeo Padova 1655 Firenze 1733, un uomo che per Pieranunzi (e non solo per lui) un po l’ha cambiato il mondo e non è ricordato quasi da nessuno. Un disco che vede suonare 5 pianoforti diversi in 13 brani, voci diverse, per idee diverse, uomo fortunato Pieranunzi a poter toccare ed esprimere il suo pensiero musicale attraverso queste meraviglie di strumenti

  • Grancoda Borgato 282
  • Grancoda Fazioli F278
  • Grancoda Kawai 275 EX
  • Steinway & Sons mod O 180
  • Steinway & Sons mod B 211 (in palissandro Sudamericano)

Altra maledizione di noi pianisti, stabiliamo un rapporto intimo e profondo col nostro strumento ma non possiamo mai condividere con lui la nostra musica in pubblico. Il rapporto col pianoforte è come quello con un gatto, è un rapporto intimo fatto di solitudini, in casa. In pubblico dobbiamo usare un’altro strumento o accontentarci dell’elettronica.

Ogni pianoforte è diverso, ha una voce così riconoscibile, ed ascoltare il disco è un viaggio nell’anima di questo strumento, tutte composizioni originali di Pieranunzi. Lo Steinway in palissandro Sudamericano ha una una voce morbida, dolce delicatissima, probabilmente la mia voce preferita, mi fa vibrare questo pianoforte, è morbidissimo, adatto a suggestioni intimiste, a ritratti quasi impressionistici e Pieranunzi sceglie per lui brani pervasi di sottile e morbida malinconia, che si accompagnano splendidamente con la sua voce suadente e morbida. Il Kawai ha un suono molto più cristallino, frequenze alte piu’ presenti, più freddo e distaccato ed i brani scelti ne esaltano questi aspetti, utilizzo dei registri bassi ed alti, poco i registri medi, per far risaltare il suono più metallico del pianoforte. Il Fazioli è il pianoforte percussivo per eccellenza, ed infatti possiede un attacco netto, definito del suono, molto più ripido dei pianoforti precedenti, è incredibile la nitidezza del suono, la definizione senza sbavature ed i brani scelti da Pieranunzi esaltano le doti percussive, con molti staccati, note brevi, utilizzo parsimonioso del pedale del sostenuto. Il corpo di questo pianoforte è incredibilmente denso, i registri medi stupefacenti, sono pieni, e Pieranunzi li usa al massimo. L’altro Steinway è invece un mostro di suono, ha un volume ed una timbrica squillante, la più squillante del gruppo più del Fazioli, ed il brano che suona insieme a Pieranunzi e Per due, un brano movimentato dalla dinamica bassa, spostato verso il volume squillante del pianoforte. Il pianoforte Borgato, una vera rarità, costruzione artigianale, italiana, per il brano a second tought, non avevo mai ascoltato un Borgato, un suono ricco di armonici e sfumature, che permette di utilizzare molto il pedale del sostenuto, per far risuonare gli armonici del pianoforte, un suono molto particolare. Questo disco è un vero atto di amore incondizionato per il pianoforte, uno dei miei dischi preferiti, bello ascoltarlo di seguito e scoprire che ogni pianoforte è così facilmente riconoscibile dalle sue caratteristiche timbriche, e trovare nella sapienza di Pieranunzi, i brani ed i tocchi più adatti ad esaltare le doti migliori di ciascuno di questi pianoforti, raccontando magnificamente quello che è il destino di tutti i pianisti, lavorare in sinergia ogni volta con uno strumento diverso, e saper coglierne le doti migliori.

Ogni pianista affida al suo pianoforte ed a quelli che sfiora solo una volta nella vita, il suo Canto Nascosto, non è anche questa una magnifica metafora delle relazioni umane?

“Eppure il suono di quell’ottava di Sol, l’inizio di quella ballata, è qualcosa di straordinariamente aereo, impalpabile perfetto. Quei due sol, figli di anni di studi sulle meccaniche pianistiche, sembrano venire da un prodigio, non da assicelle di legno ben costruite, neppure da sistemi di leve complesse e perfette. Ma è tutta materia, tecnica costruttiva. Più volte mi sono chiesto quanto potevo influire su quella vera e propria tecnologia; quanto potevano fare le mie mani, e quanto invece proveniva dal mio Steinway. Non so ancora dirlo oggi a distanza di anni. E se vedo il pianoforte di questa casa, il mio, lo vedo perfetto nella sua tastiera di tasti giallo avorio, che variano lievemente di sfumatura uno dall’altro, e di tasti neri; perfetta nell’intreccio delle corde, nel nero brillante degli smorzatori che sembra vogliano proteggere quelle corde; e ancora nelle chiavi di acciaio lucente, infisse perfettamente nel telaio giallo-oro. Sembrano forme classiche, antichissime, pensate da sempre in quel modo. E invece sono figlie di uno studio incessante che ha cambiato l’aspetto degli strumenti di continuo.”

4 thoughts on “Canto Nascosto

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