Spicchio di luna

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La vita viaggiando ha una cadenza strana. Londra, Milano, Cagliari, Bologna, Roma, Dubai, Vienna, Dublino, Barcellona, Pisa.

Forse perchè la frenesia del viaggio annulla il futuro e sterilizza il passato. Me la sono scelta questa vita, non ho padroni (apparentemente), scelgo io cosa fare, se sbaglio pago, se non sbaglio vado avanti alla tappa successiva.

Solo nelle soste piu’ lunghe e dove la stanchezza e’ meno presente riemerge l’inquietudine, l’ansia. Ed io la ricaccio giu’ con un whisky, con un algoritmo, con una nuova idea. Schizzo futuri improbabili, parlo con personaggi esoterici, fronteggio capitali immaginifici e torno indietro nella mia piccola paperopoli dove mi aspettano pisciola, ululo, cucciola, e stregola i quattro gatti che danno un senso alla mia esistenza.

Una panchina di periferia, una birra, aria rarefatta, lasciarsi sopraffare da ricordi che nemmeno ricordavi di avere. Come è sdruciolevole il nostro tempo, la nostra vita, poi alla fine l’essenza della vita forse semplicemente e’ quella di passare direttamente dal via, io mi sono rifugiato in un eterno presente che non si preoccupa che del domani immediato ed e’ troppo frenetico per vedere il passato. Solo che alle volte l’orizzonte si squarcia mi giro frettolosamente, ma la luce entra e ferisce, colpisce. Mi riparo scappo, ma non ci riesco mai del tutto, una piccola ferita rimane, sanguina e prende spazio. E riparte il ciclo, fatica, fatica, lavoro, posti, idee, progetti e poi all’improvviso si ferma tutto, e riparte il circo, the windmills of my mind.

Farsi domande? Interrogarsi sul senso o meno di quello che si prova, non ha importanza, niente ha realmente importanza e cosi’ in una sera che non ti aspetti alla periferia del mondo, ti riaffiora un ricordo che non ricordavi nemmeno di ricordare.

Un pomeriggio, inizio inverno, uno celestina, tu ad aspettare in macchina, la radio, sergio caputo, capito sergio caputo…. con uno strano disco impossibile per l’italia, commistione di jazz e canzone italiana, spicchio di luna non navigo piu’, da tanto tempo in quelle acque ben pescose dove tu, mi trovasti cosi’ male in arnese….. e ti ricordi le strofe, e ti ricordi l’umido e ti ricordi che avevi una sorella, e ti ricordi che c’era un futuro, che non c’era dolore e proprio quando ti ricordi questa cosa torni indietro e ti ritrovi in uno spazio tempo che non sai dove sia, dove ti ritrovi per strani e tortuosi percorsi della tua vita, dove non sapevi neanche si potesse arrivare. Ma è tardi domani c’e’ un’altro aereo, altri pseudo problemi da risolvere, insoddisfazioni altrui da affrontare, risultati impalpabili da consolidare.

Ed io mi ricordo di spicchio di luna. Il mio adorabile spicchio di luna.

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