I remember clifford

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Pisa Marzo 2017

It was on the night of June 27, 1956. At that time I was playing in Dizzy Gillespie’s band, and that night we were on the stage of the Apollo Theatre in New York. The first show ended and preparing to return to the stage. Suddenly, Walter Davis, Jr. ran onstage while crying, and said to everyone, “You heard? You heard? Brownie was killed yesterday (June 26, 1956).”

Of course, no musicians walking on stage could believe it. Some covered their faces with their hands and said, “Oh no!” Everyone couldn’t move with shock. With tears all over, Walter said, “Clifford Brown was killed in a car accident yesterday! Pianist Richie Powell and his wife also killed!” Still I can’t believe it. I felt like I almost fainted. That such a sweet guy should die in a car crash! That Richie Powell and his wife should die with him!

Then the stage director shouted, “It’s time, everyone! Play!” No one could do anything, although we took our seats, but of course we couldn’t play. Dizzy somehow encouraged us, and the curtain was raised. Many of the musicians were crying while playing, and the music tended to be cut off from time to time. I said to myself, “This is a nightmare! It’s a nightmare!” And I tried to awaken from the nightmare. But the next morning I found Brownie’s death in the paper.

For some time after that, all the musicians talked about was Clifford Brown.

Che cosa siamo noi nelle nostre vite, siamo fragili, passiamo via veloci e restiamo nella memoria di quelli che ci hanno conosciuto ed amato.

Clifford Brown, giovane trombettista, talento assoluto, in soli 26 anni di vita ha lasciato un impronta indelebile, oserei dire che non ci sarebbe stato Lee Morgan e forse nemmeno Miles sarebbe stato lo stesso senza l’influenza veloce come una cometa di Clifford Brown.

Ma divago, giovedì sera ho avuto la gioia di ascoltare al Blue Note di Milano, Benny Golson, parlare e raccontare ancora di Clifford Brown, sono passati 61 anni da un tragico incidente d’auto e ancora lui lo ricorda. Ha inciso quel ricordo in un brano storico del jazz, i remeber clifford, un brano di una dolcezza disarmante, che ti fa veramente esclamare, ma questo non è un brano di addio, ma un inno alla grandezza ed un arrivederci. E la maggior parte di quelli che lo hanno inciso (lee morgan per primo, e dizzie gillespie) sono morti da tempo seguendo Clifford. Benny Golson è ancora vivo ed in forma ed ha regalato una versione ancora lancinante, ho pianto, di gioia, di commozione, perchè sentire l’amore fluire tra le note dopo 61 anni da un vecchio signore spiritoso con il Sax che ha fatto la storia del jazz, è un regalo grande, importante.

Anche lui ha parlato a lungo di Clifford delle Jam a Philadelfia, e delle sue domande su cosa sarebbe successo se non fosse morto così giovane, come sarebbe cambiata la musica senza la sua morte così prematura. E’ una domanda che spesso ci facciamo cosa sarebbe successo se….. ed io credo la risposta sia che è successo quello che poteva succedere e quello che doveva essere regalato al mondo ed alla musica è stato regalato, tramite Clifford e tramite quelli che lo hanno e continuano a ricordarlo ogni giorno.

Il dolore spesso si trasforma in malinconia e nostalgia dolce, la perdita diventa sempre più sfumata, solo le fotografie mostrano lo scorrere del tempo, quello interiore ha tutto un’altro incedere e Benny Golson questo sentimento lo ha saputo raccontare con amore e delicatezza. L’ho fatto mio.

On Air : I remember Clifford Pisa 2 Aprile 2017

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