The moon is a harsh mistress

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“Mi sto lavando i denti in bagno a Gjogv, accendo la radio sopra il lavandino, ascolto il giornale radio con metà orecchio e intanto guardo la mia faccia al centro dello specchio. Si trasforma di giorno in giorno. Qualche giorno più di altri. Non molto, naturalmente, ma se osservi con attenzione, se ti alleni, ti concentri, sarai in grado di distinguere le minuscole metamorfosi della pelle, la ruga sulla fronte che si è modificata nel corso della notte, fosse anche solo di mezzo millimetro. Ma tu lo vedi. Se ti eserciti. I tuoi contorni che diventano più sottili, il profilo più vago. Ma non sei ancora scomparso del tutto. Ci vuole tempo. Anni. Però scompari. Scompari a te stesso, diventi un altro ogni giorno che passa. Non sei più quello che eri un tempo. Le microscopiche cellule che compongono il tuo viso sulle fotografie che i tuoi genitori tengono appese in soggiorno non ci sono più, sostituite da nuove. Non sei più quello che sei. Eppure sono sempre qui, gli atomi si scambiano di posto, nessuno può controllare le acrobazie dei quark. Idem con quelli che ami. Che a una velocità quasi insensibile ti si sbriciolano tra le braccia, e tu vorresti poter afferrare qualcosa di durevole in loro, stringere lo scheletro, aggrapparti ai denti, alle cellule cerebrali, ma non puoi, perchè è quasi tutta acqua a cui è vano pensare di tenersi stretti. Così ogni traccia svanisce, poco a poco. E più tardi svaniscono le tracce che si sono lasciati dentro, le case in cui hanno abitato, i disegni fatti per te, le parole che hanno scritto sui foglietti perduti. I ricordi che ti restano e anche quelli alla fine perdono aderenza, come vecchia carta da parati, e col tempo questo globo al margine di una galassia totalmente periferica, dove un giorno sarà impossibile rispondere alla domanda, c’è mai vissuto qualcuno qui? Ha mai abitato qualcuno qui? Sulla terra? Questo sto pensando.” Che ne è stato di te Buzz Aldrin

Tutto cambia, che noi vogliamo o meno. Tutto cambia in ogni momento della nostra vita, in noi ed in quelli che ci stanno intorno, il tempo ha velocità diverse, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, alla dimensione umana.

Per me quest’anno ho visto passare in poche settimane diversi anni, è come se quegli anni si fossero stratificati e fossero passati tutti in una volta, eppure non è così, micro cambiamenti ci sono stati ogni giorno, la crisi ha semplicemente reso visibili tutte queste micro fratture che si sono verificate nella mia vita.

Ho imparato diverse cose, e di nuovo impara chi vuole imparare, a costo di sofferenze tremende, ho imparato che la sensibilità è un dono meraviglioso che ho ricevuto, la sensibilità non deve servire a ricattare chi si ha di fronte, siamo tutti fragili e siamo tutti in modalità diverse sensibili, la mia sensibilità non è superiore a quella di un’altro, ogni volta che mi sono fatto del male alla fine….. lo devo solo a me stesso, non ad altri. Ognuno arriva dove lo facciamo arrivare, le cose acquisiscono il peso che vogliamo acquisiscano.

Non è una conquista da poco, e la visione relativa delle cose, se si allarga l’orizzonte temporale una perdita diventa così piccola ed insignificante nell’economia dell’universo, fatto di perdite continue, di continua trasformazione.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

Tutto si trasforma, quello che è oggi, è frutto di una trasformazione, l’amore finito si trasforma, l’amore perso si trasforma, le persone perdute si trasformano.

Noi  stessi siamo il frutto di continue trasformazioni consapevoli o inconsapevoli, indotte, auto indotte. Inutile rammaricarsi per il cambiamento, il cambiamento è un sinonimo di universo, le cose acquisiscono forme diverse e semplicemente basta prenderne atto, al momento in cui si può farlo, un secondo prima del momento giusto si rischia di impazzire, un secondo dopo il momento giusto si impazzisce allo stesso modo, per tutto il resto c’e’ la psicoterapia 🙂 o una mastercard

See her how she flies

Golden sails across the sky
Close enough to touch
But careful if you try
Though she looks as warm as gold
The moon’s a harsh mistress
The moon can be so cold

Once the sun did shine
Lord, it felt so fine
The moon a phantom rose
Through the mountains and the pines
And then the darkness fell
And the moon’s a harsh mistress
It’s so hard to love her well

I fell out of her eyes
I fell out of her heart
I fell down on my face
Yes, I did, and I — I tripped and I missed my star
God, I fell and I fell alone, I fell alone
And the moon’s a harsh mistress
And the sky is made of stone

The moon’s a harsh mistress
She’s hard to call your own.

Offtopic, ma non realmente. Radka Toneff è una delle cantanti europee più brave di sempre, mi commuove, mi tocca, mi entra dentro. E’ morta suicida a soli 30 anni, con una sensibilità estrema, per motivi sconosciuti, che per me sono talmente evidenti nelle striature della sua voce, da risultare “fastidiosamente crudeli”.

8 thoughts on “The moon is a harsh mistress

  1. “Ognuno arriva dove lo facciamo arrivare, le cose acquisiscono il peso che vogliamo acquisiscano.” … è un’affermazione che mi dà forza, purtroppo ogni spesso la dimentico. meno male che son passata a legger qui da te. Mi è servito.
    Bonne soire ^_^

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