Libera Me

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La bellezza della musica è che davvero riesce ad annientare la dimensione del tempo. Il tempo è la dimensione che maggiormente ci penalizza come esseri umani e viventi. Siamo tutti sempre perennemente sbilanciati verso il passato o troppo proiettati verso il futuro. Il presente non esiste, nel momento stesso in cui lo vivi non esiste più. E pochissimi esseri umani sanno veramente godersi il momento, forse quando hai la fortuna di fare l’amore davvero, forse quando hai la fortuna di assistere ad uno spettacolo della natura impareggiabile, forse quando partecipi con altri o da solo alla bellezza dell’arte, forse solo in quei casi, pochi secondi in cui la nostra coscienza si stacca dal tempo riusciamo a sentirci leggeri senza la nostra corazza, torniamo animali sappiamo quello che dobbiamo sapere, non quello che proiettiamo e vorremmo sapere e non sappiamo.

L’uomo non sa più degli altri animali; ne sa di meno. Essi sanno quello che devono sapere. Noi no.

Fernando Pessoa – La divina irrealtà delle cose

Per quello ho sempre amato il jazz, perchè ti abitua a non affezionarti a quello che crei, appena lo hai creato non esiste più e non è ripetibile perchè non è scritto, e niente sarà mai più come quel momento che si è creato. Se ci pensi non riesci a capire come sia stato possibile. Convergenza di spazio (persone in quello spazio), tempo e predisposizione d’anime. E lo sai e sei felice, il fatto che quello che hai vissuto non sia più tuo e sia perso non ti fa sentire male anzi bene. E di qui dovrei partire per risanare il mio conflitto col passato e col futuro, anche nella vita l’improvvisazione intesa come nel jazz dovrebbe essere la guida

Life is a lot like jazz, it’s better when you improvise. (Gershwin)

Gershwin anche lo diceva, anche nella vita, se riesci a vivere con pienezza un momento, senza volerlo replicare ,senza volerlo possedere, che nemmeno quel momento è nostro, allora la magia te la godi. E c’è magia, pessimista non sono mai stato, semmai troppo innamorato della vita, assetato di sensazioni e desideri. E c’è bellezza, in abbodandanza, almeno pari all’orrore che esiste.

La musica azzera il tempo, e attraversa lo spazio. Ha questa magia tra le tante. Faurè Requiem 1890, moderno, tremendamente moderno tanto da essere riproposto a jazz baltica piu’ di 100 anni dopo 2003 da un gruppo scandinavo di eccezione. La tromba di Till Bronner brilla parte come Chet, chiude come Freddie Hubbard, ed in mezzo è Till Bronner.

Lars Daniellson magico come sempre nell’intro. Insomma il tempo è annientato, distrutto, vinto. Una delle grandi opportunità che abbiamo per superare la finitudine del nostro tempo deriva dall’arte.

Consolazione, sublimazione del dolore, annientamento della morte, creazione di bellezza.

10 thoughts on “Libera Me

  1. illuminante questo parallelismo tra seduta di jazz e attimo di vita non replicabile.
    “.. il jazz, perchè ti abitua a non affezionarti a quello che crei, appena lo hai creato non esiste più e non è ripetibile perchè non è scritto, e niente sarà mai più come quel momento che si è creato.” Distanza dall’attimo magico e infinito amore per quell’istante irripetibile!
    ml

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  2. Pingback: La bellezza della musica | cutymar

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