Falling in love again

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«Ogni qualvolta parliamo di noi e del nostro mondo, il mondo rimane sempre come dovrebbe essere. Con questo nostro dialogo lo rinnoviamo, gli infondiamo vita, lo puntelliamo. Non solo: è mentre parliamo a noi stessi che scegliamo le nostre strade. Ripetiamo quindi le stesse scelte fino al giorno della morte, perché fino a quel giorno continuiamo a ripeterci le stesse cose. Un Guerriero è consapevole di questo atteggiamento e si sforza di fermare il suo dialogo interiore. Questa è l’ultima cosa che devi sapere se vuoi vivere come un Guerriero.»
«Innanzitutto devi usare le orecchie per togliere agli occhi una minima parte del loro fardello. Dal momento in cui siamo nati usiamo i nostri occhi per giudicare il mondo. Parliamo agli altri e a noi stessi principalmente di ciò che vediamo. Un Guerriero ne è consapevole e ascolta il mondo; ascolta i suoni del mondo

Carlos Castaneda : Una realtà separata

La trovo così vicina a me questa cosa, da piccolo provavo a suonare ad occhi chiusi, avevo la netta percezione che dovessi togliere agli occhi una parte del loro fardello per poter suonare bene. Mi piace sapere che qualcuno l’abbia scritto così bene. Io lo sentivo. Il mio senso prediletto è l’udito, guardo con l’udito, apprendo con l’udito, faccio l’amore con l’udito. E’ sempre stato così, quando qualche anno fa ebbi uno strano abbassamento dell’udito con acufeni, ebbi panico, panico vero, togliere l’udito a me sarebbe togliere tutto.

Il dialogo interiore è una trappola a volte, se ci ripetiamo le stesse cose, se le elaboriamo forse anche ascoltandole, non lasciandole vivere di inconsistenza, le cose prendono un suono ed una realtà. Confessare quello che si è davvero, non aver pudore, lasciar uscire le parole.

Pioggia stamattina, caffè lungo, una gatta affettuosa che si affaccia col suo musino oltre le coperte, qualche pensiero confortevole, e non è forse vita bella questa? Ed uno strano ricordo che appare dal passato, non per caso certo, perchè mi riporta ad un concerto bellissimo nel 1996 a Perugia, Keith Jarrett e per strade del tutto casuali (apparentemente casuali) mi fa ricordare quel bellissimo tema dell’angelo azzurro, che fortunatamente avevo registrato, in preda a chissà quale presentimento.

E le sensazioni di un sogno, prima del risveglio, una strana processione su un lungarno inesistente a Firenze, animali stranissimi, andini forse insieme ad una strana folla di umani ed in mezzo a questo mare di persone riconoscerti, ancora, senza dolore.

Mi riapproprio dei miei spazi, del mio essere forse per la prima volta, avrò ricadute, momenti di disperazione, sono fatto così grande luce e grande ombra, però ascolto e sono un guerriero, ascolto i suoni del mondo. Parlo di quello che ascolto e sento, non di quello che vedo.

Falling in love again
Never wanted to
What am I to do?
Can’t help it

Love’s always been my game
Play it how I may
I was made that way
Can’t help it

Men cluster to me like moths around a flame
And if their wings burn, I know I’m not to blame

Falling in love again
Never wanted to
What am I to do?
Can’t help it

Fallin’ in love again
Never wanted to
What am I to do?
Can’t help it

Love’s always been my game
Play it how I may
I was made that way
Can’t help it

Men cluster to me like moths around a flame
And if their wings burn, I know I’m not to blame

Fallin’ in love again
Never wanted to
What am I to do?
Can’t help it

Men cluster to me like moths around a flame
And if their wings burn, I know I’m not to blame

Fallin’ in love again
Never wanted to
What am I to do?
Can’t help it

On Air : Keith Jarrett Perugia 1996 Falling in love again theme from Angelo Azzurro.

Io me lo ricordo quello che ascoltai quella sera, circondato di amore e felicità, quando partì con quel tema, tutto quello che avevo ascoltato fino a quel momento cambiò. I ricordi, non arrivano a caso.

8 thoughts on “Falling in love again

  1. Qualcuno mi ha spiegato, ma non lo ricordo, la differenza tra guerriero e combattente, definendomi una guerriera. Cercherò di ricordare. Quanto ai suoni, all ‘ascoltare, a volte mi capita di usare l’udito come lo sguardo, per penetrare le cose. Il ricordo del suono di una voce, più ancora che le parole, é una ferita profonda, a tratti mi prende il desiderio di poter riascoltare ancora. Ma stasera, dopo una cena infinita ad un convegno, il frastuono mi sta uccidendo. Caffè, e poi lavoro. In attesa del silenzio notturno, compagno di pensieri.

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  2. Il dialogo interiore nessuno ce lo spiega a scuola, lo abbiamo ma nessuno ne parla apertamente. Eppure siamo il nostro dialogo interiore e ho provato su me stessa come cambiando il dialogo, una dopo l’altra, le trappole delle cattive abitudini che erano solo ombra, cadevano. Spesso ci “intossichiamo” da soli senza renderci neanche conto del male che ci stiamo procurando. La consapevolezza del proprio dialogo interiore per me è fondamentale se vogliamo veramente essere padroni di noi stessi.

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