Maxine

Quando ero piccolino, diciamo al liceo, nel 1988 incrociai gli Steely Dan e Donald Fagen. Galeotta fu una notte in particolare, era gennaio del 1988 il 5 Gennaio. Lo ricordo bene perchè registrai una cassetta che ho ancora in casa. Ascoltavo Rai Stereo Notte, la rai non ha più prodotto programmi radiofonici di tale spessore. Ho imparato tantissime cose da quelle trasmissioni e da quelle notti.

La notte in cui incontrai appunto gli Steely Dan, conobbi anche Wayne Shorter, John Scofield, Pat Metheny…. insomma roba che per un ragazzo di sedici anni che studiava analisi matematica di notte erano folli.
Come sempre divago, Donald Fagen dicevamo, ecco lui è l’estetica della perfezione, questo disco solista the nightfly è maniacale, non c’è un suono che sia casuale ed è il primo album della storia inciso interamente in digitale. Devo dire che ascoltarlo in vinile fa paura, perchè davvero ogni suono è l’archetipo di quel suono, bassi caldi, pianoforti elettrici incredibili, batteria incredibile (Jeff Porcaro dei toto)…. beh insomma un disco come non ne ho più trovati.

Nel disco c’era una perla una canzone Maxine, una ballata, di una bellezza tremenda. L’intro di piano mi ha inseguito per anni. Ad ascoltarla sembra naturale e semplice, andando dietro le quinte, è armonicamente sofisticata e complessa, sembra improvvisata ma è decisamente pianificata. Misteri di Donald Fagen.

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La melodia, sembra una canzone degli anni 50 ma suona come una canzone indefinibile, i suoni sono moderni e mai sentiti prima, la voce di Donald Fagen non è classificabile…

Poi succede qualcosa di incredibile, c’è un solo di Sax, di un sassofonista di un’altro pianeta, si chiamava Michael Brecker, il primo bianco sassofonista che ha spazzato via i neri, con la sua tecnica, con la sua potenza, con il suo sound, Michael Brecker è uno che quando suona, dopo mezza nota lo hai riconosciuto, perchè solo lui suona come Brecker, inimitabile, inarrivabile, scomparso troppo presto. Su questo solo si potrebbero dire tante cose, io credo sia il solo di Sax Pop più bello di sempre, non è facile fare un solo bello in un brano pop, perchè nel jazz hai tutto il tempo che vuoi, nel pop, hai le tue battute, se hai qualcosa da dire lo devi dire in quelle battute. Ecco Michael Brecker entra nel pezzo in mezzo secondo, fa un solo che cresce in pochissime battute e lascia rientrare la voce, cambiando completamente le carte in tavola. Potenza dei grandi. Io un solo così non l’ho mai più ascoltato, forse Bob Berg in un brano di Chaka Khan o forse un solo di Branford Marsalis in Bring of the Night di Sting, ma mai a questo livello, 16 battute dove davvero si rimane sconvolti per la densità delle cose che vengono dette.

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A volte ho pensato che il solo fosse stato composto a tavolino, ma conoscendo il personaggio credo si sia messo al volo sul nastro e sia venuta fuori questa meraviglia alla prima, melodia più bella della melodia, il brano diventa una perla per questo solo.

Some say that we’re reckless
They say we’re much too young
Tell us to stop before we’ve begun
We’ve got to hold out till graduation
Try to hang on Maxine
While the world is slepping
We meet at Lincoln Mall
Talk about life the meaning of it all
Try to make sense of the suburban sprawl
Try to hang on Maxine
Mexico City is like another world
Nice this year they say
You’ll be my senorita
In jeans and pearls
But first let’s get off this highway
We’ll move up to Manhattan
And fill the place with friends
Drive to the coast and drive right back again
One day we’ll wake up make love but till then
Try to hang on Maxine

Ascoltatela atmosfere sognanti, autostrade, notte, shuffle, poi riascoltatela, perchè qualche cosa vi sorprenderà, fate attenzione agli angoli, ci sono sorprese ovunque, una nota di chitarra, un coro, una nota di piano, una nota di basso, un organo che accompagna discreto…e arrivate a quel solo che sembra aprire davvero nuove atmosfere, e incalzare il brano. E’ uno dei brani della mia vita, per tanti motivi, molti prettamente personali, pochi musicali, pur riconoscendo il valore enorme e storico del disco e di questo pezzo. I motivi più cari sono personali.

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