Canti dell’alba (Gesänge der Frühe)

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I canti dell’alba sono tra le ultime composizioni di Schumann. Basterebbe il titolo a farmeli amare, canti dell’alba, quanto suona bene tutto, l’alba, i canti, i canti dell’alba.

Non è solo il titolo a renderli speciali, sono speciali, sono modernissimi, intimi, adatti alla notte ( lo disse anche Rohmer in quella meraviglia che è il Racconto di Primavera che ho rivisto per l’ennesima volta ieri sera)

Non è un caso mi “devastino” , sono impreganti di romanticismo tedesco del sentimento di Heimweh (nostalgia di casa) tema che notoriamente ormai mi perseguita.

Sono composizioni enigmatiche per la genesi, per il significato, probabilmente la pazzia imminente di Schumann già era presente, eppure sono di una bellezza impossibile e molto (troppo) poco conosciuti, e sono tra le pagine pianistiche più belle mai scritte.

Gli studiosi hanno posizionato (hanno provato a posizionare sarebbe meglio), il riferimento che ha generato tanta bellezza nella letteratura di holderlin (hyperion), nel momento dell’innamoramento raccontato qui di seguito:

A ogni passo, sentivo sorgere in me qualcosa di strano. Avrei voluto volare, tanto il mio cuore mi spingeva avanti; ma avevo l’impressione di portare piombo sotto le suole. L’anima si era affrettata avanti ed aveva abbandonato le membra terrene. Non udivo più, e, davanti ai miei occhi, tutte le forme ondeggiavano ed abbrunivano. Lo spirito era già presso Diotima; la cima della pianta giocava già con la luce del mattino, mentre i rami più bassi erano ancora immersi nell’ombra del freddo crepuscolo. “Ah! mio Iperione”, mi raggiunse una voce. Mi precipitai in quella direzione. “Mia Diotima, o mia Diotima”, non trovai altre parole, non ebbi più fiato, né coscienza di me. […] Qui, nella mia esistenza, è una lacuna. Morii e, come mi destai, giacevo nelle braccia della divina fanciulla

Ecco, lo spirito romatico tedesco, nel suo pieno splendore,  e questo spirito di Heimweh è completamente dentro la musica, crepuscolare, magnetica, strana, leggera e pesante, terrena e ultraterrena. La magia della notte, della luce che si rischiara, questi canti sono amore puro, cristallino e tensione verso l’amore, nostalgia di casa.

Riferimenti bachiani anche in questi canti che possono considerarsi variazioni, e ancora ritorno verso casa.

La musica ha questo potere tremendo di amplificare le sensazioni allegre o tristi, o perfino di crearle dal nulla.

Perché ci si dimentica del fatto che la musica raddoppia le sensazioni gioiose e tristi, anzi addirittura le genera essa stessa, del fatto che l’anima si perde negli stimoli del suo edificio sonoro come in un tempio, del fatto che essa con intensità e potenza maggiori di quelle di qualsiasi altra arte ci sballotta nel giro di pochi istanti, e senza alcun passaggio graduale tra gioia e dolore – dico, perché mai si dimentica che essa possiede una peculiarità ancor più grande? La forza con cui suscita in noi la nostalgia di casa [Heimweh], non la nostalgia di un paese antico e abbandonato ma di uno in cui non siamo ancora, non di un passato ma di un futuro. (Jean Paul Friedrich Richter)

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