Amado mio

gilda

Quando ero piccolino, la domenica si mangiava a casa della nonna. Il pranzo della domenica era un rito, nella forma e nei rituali. Lo ricordo ancora con grande tenerezza, che quando le cose le vivi non ti rendi conto di quanto siano speciali, quando non le hai più spesso lo capisci. Tremendo destino di noi umani, ci svegliamo solo con le sberle e purtroppo per poco, poi il nostro delirio egoico ci riporta a curarci di particolari senza importanza.

Divago, come spesso accade, e ritornando a quelle domeniche fatte di profumi buoni, di attenzione, di casa, di affetto, c’era un piccolo rituale che mi commuove. Il nonno, personaggio assai esuberante, che ho avuto la fortuna di avere accanto fino a 32 anni, prendeva la sua chitarra alla fine del pranzo e suonava per la famiglia. Suonava da marinaio, da marinaio sfrontato, con quella meravigliosa chitarra con una specie di cuore marrone al centro, con le corde di metallo che facevano male a suonarle. E spesso si univa al concerto lo zio, un fratello direi che ho avuto la sfortuna di perdere troppo giovane, e quando più avrei avuto bisogno di lui. Probabilmente l’amore per il pianoforte viene dallo zio, io da piccolo lo seguivo nei suoi affari musicali, nei suoi gruppi, ed ero la mascotte, e lo ammiravo, e mi insegnava tante cose. Ecco se ho avuto una famiglia quella è stata la mia famiglia, i miei nonni e mio zio, passavo tanto tempo con loro, lontano dalle follie anaffettive dei miei genitori, dall’atmosfera cupa che si respirava in casa.

Ma divago ancora, c’era un pezzo più di tutti che amavo tra quelli che il nonno suonava, ed era Amado mio, il nonno amava anche il cinema, il cinema di Rita Hayworth, il cinema di Casablanca, il cinema di Fred Astaire, spesso guardando un film partiva anche a ballare ed io lo guardavo veramente ammirato, ed innamorato, perchè invidiavo la sua gioia di vivere, ad 80 anni, lavorava ai mercati generali, ballava, suonava, ed era innamorato della vita, più di quanto io lo sia mai stato. Ed insomma suonava Amado mio ed io quel pezzo, l’ho sempre portato dentro di me, lui non lo sa, o forse si, lo guardavo, come sempre proiettato dentro di me, e non avevo mai pensato di suonarlo, ed invece l’ho suonato, pensando a lui, ed alle storie incredibili della sua vita, alle sue enormi contraddizioni, a tutti i casini che ha combinato nella sua vita, a quell’ultima conversazione che abbiamo avuto al telefono la sera prima che morisse tranquillo nel letto di casa sua, quando mi disse forse sentendo in maniera del tutto imprevedibile la sua fine: ” Non ti preoccupare per me ho avuto una vita bellissima”.

E questa versione di Amado mio, la dedico a lui.

5 thoughts on “Amado mio

  1. Non sono mica post da pubblicare il sabato mattina questi……mi hai davvero commosso mannaggia…..bellissima canzone e bellissimi ricordi, buon fine settimana!
    P:S:
    La traccia audio si è caricata benissimo, poi ho scelto la poesia e le immagini e ora devo montare il tutto, poi te lo mando 🙂

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...