When god created the coffebreak

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Ecco, la mia vita corre a 250km/h, ogni giorno una città diversa, tanto più scappo da un certo stile  di vita tanto più mi ci trovo immerso. Sembra non si possa vivere senza viaggiare come un nomade.

Almeno stasera ho suonato di nuovo con i miei amici di sempre, il mio trio, in sala prove, con il bassista ci conosciamo dai tempi dell’università, il batterista è un’amicizia relativamente recente. Mi sento tranquillo con loro, le cose si suonano e prendono vita, non c’è bisogno di tante parole, non c’è bisogno di spiegare di cercare , le cose accadono. Ed io questo cerco dalle persone in questo periodo, se devo spiegare, se devo continuamente inseguire, allora beh pazienza mi fermo in uno spiazzo e mi godo il coffee break.

Cerco anche io una strada senza nome, siamo ossessionati dall’attaccare etichette a qualsiasi cosa, persone, sentimenti, situazioni, luoghi, che poi il significato che diamo è tutto nostro, come se ci fosse un modo giusto e uno sbagliato di fare le cose. E’ così dalla scuola, si insegna ad omologare il pensiero, classificando, le deviazioni dalla curva standard sono trattate come anomalie da azzerare, e ci abituiamo a pensare in modo conforme.

E non ho più voglia del pensiero conforme, e nemmeno me ne frega di essere accettato per quello che è il pensiero conforme, sono come sono, luci e ombre, e le ombre fanno parte di me, e valorizzano la luce, che si è mai visto un quadro che non avesse bellissime ombre per far risaltare la luce e l’essenza?

E stasera mi sono goduto una pausa da questa trafila insensata di avvenimenti, e da me stesso, che quando suono chiudo gli occhi e mi sembra di risentirmi vivo, appena smetto ho i miei 5 minuti di felicità.

Lascio il magnifico Esbjorn Svensson, chissà come avrebbe cambiato la musica se non fosse scomparso prematuramente a soli 40 anni. Il senso della pausa e della corsa è tutto in questo brano. Se un dio esiste è tale perch’ ha inventato la pausa caffè di questo ne sono certo.

27 thoughts on “When god created the coffebreak

  1. Sarà che mi è sempre piaciuto andare contro corrente, ma l’omologazione non l’ho mai sopportata, ho sempre ritenuto un vanto il sapersi distinguere! La mania di etichettare e classificare tutto e tutti, come hai ben detto: in base a cosa poi?, non ha davvero al cun senso, non esiste una verità assoluta…ma tante, e ognuno ha la sua, tutti punti di vista che cambiano a seconda di come si guardano le cose.

    La canzone la ascolterò stasera, buona giornata 🙂

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  2. Le persone da cui ho imparato di più e quelle a cui cerco di assomigliare sono sempre persone “eccentriche” nel senso di non conformi alla norma, e soprattutto non etichettabili. Penso che un minimo sia inevitabile per tanti cercare di trovare un ordine, una qualche classificazione, è più rassicurante, ma per quanto posso, cerco di evitare.

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  3. Probabilmente cerchiamo tutti a proprio modo una strada senza nome, senza cartelli di indicazione, una strada solo da esplorare. Più ci si discosta dalla massa e più è facile essere liberi dai vincoli che ci hanno creato attorno…

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  4. La solitudine, che in italiano al contrario di altre lingue, ha poche possibilità di essere espressa in modo positivo, è un’acquisizione importante, tanto importante quanto essere “Anam”, senza nome. Osservatori di noi stessi e del mondo, in silenzio.
    Il pezzo rende, rende esattamente l’idea di quelle giornate che passi senza fermarti mai, quelle che ti tolgono il fiato e che a un certo punto vanno lasciate andare insieme al tramonto, per dissolversi nel riposo… grazie come sempre.

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  5. La solitudine deriva da due strade e a mio avviso porta a due orizzonti, uno meraviglioso e irreversibile che è l’amore per se stessi e di conseguenza a scegliere la vita che comunque abbiamo scelto fin dall’inizio dei tempi, prima di nascere. Tutto sta nel volerlo ricordare.
    L’altro è il dolore ma è reversibile verso l’altra direzione, sta solo a noi scegliere se mantenere la solitudine della vittima che si ripara e si lecca le ferite per tutta la vita o il giusto tempo per poi tornare nel mondo a prendere ciò che ci spetta, che non è ciò che vogliamo, è diverso.
    La solitudine per alcuni è ristoro e amore, ricostruzione e riposo, amore verso se stessi e gioia di tornare tra gli altri, da sempre la si vive così, ma si è in pochi ad avere già dentro questa qualità dell’essenza.
    Per i più la solitudine è un passaggio obbligato, dettato dalle ferite interiori primarie, poi tutto ciò che accade dopo, è niente altro che ologramma di ciò che già è accaduto e non è mai stato sanato.
    Quando la solitudine dolorosa ha finito il suo sporco ma utilissimo lavoro di farci capire che nasciamo e moriamo soli, nonostante possa esserci stato l’amore di qualcuno con noi, arriva la felicità di saper cogliere ciò che abbiamo a portata di mano così com’è e cogliere qualsiasi cosa accada come una vera opportunità. Ma ci vuol tempo. E il tempo ci viene donato dal silenzio e dal fare, passo dopo passo, silenziose mosse dettate dal sentire, non dall’istinto, non dalla razionalità, unicamente da ciò che emerge dal campo magnetico del cuore.
    Scusa la digressione, ma la tastiera del pc per me è come un pianoforte, quando inizio… :*

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    • Mmmm non mi trovi tanto d’accordo. Non sono un fanatico dell’esaltazione del rimedio dentro se stessi. ovviamente noi possiamo scegliere ( a volte, perchè in alcuni casi non possiamo farlo) ed è certamente vero che la reazione agli avvenimenti ha il suo valore e fa la differenza. Rimane il fatto che sono tanto d’accordo con John Donne, no man is an island, abbiamo disperatamente bisogno degli altri ed aggiungo per fortuna e negli altri troviamo complemento e ristoro. Non siamo fatti per essere soli. Poi essendo fisico al massimo posso credere nel campo magnetico terrestre, in quello del cuore…. insomma 🙂

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      • Attraverso l’incontro con gli altri trovi te stesso, ma è in te stesso che trovi ogni rimedio, l’altro è lo stimolo. Ma se tu non cogli lo stimolo, sempre tu decidi. Nessuno può far percorsi per te, questo intendo.
        Quanto al campo magnetico, ne siamo pervasi e sono studi medico scientifici, si chiama neurocardiologia, branca della medicina nata negli States negli anni ’80. In Italia purtroppo facciamo quel che possiamo 😉

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      • Non lo so, ogni rimedio dentro me stesso, mi sembra tanto una roba che ci si dice per non soccombere. Si trova la forza quello certamente, si trova motivazione certamente, si trova coraggio, ma ogni rimedio mi sembra esagerato. darò un occhio a quello che c’e’ in giro su questo “campo” magnetico, anche se sono scettico. Non volermene.

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      • Guarda… un conto è discutere sull’esistenza di Dio, un conto è discutere di campi magnetici ed elettrici. Noi siamo viventi in quanto sistemi elettromagnetici, è fisiologia del sistema nervoso.
        Poi se vuoi andare oltre, le emozioni sono fisiologia del sistema nervoso e ormonale… quindi il cerchio si chiude.
        Il corpo è perfetto come l’ottava musicale, tutto combacia e risuona.

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      • Questo certamente impulsi elettrici ce ne sono ovunque, ed e’ anche vero quello che dici sulla chimica e la fisiologia.
        Non volevo essere maleducato eh… ho detto che approfondisco non avendo alcuna nozione di queste tematiche.

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      • Uh sulla perfezione io non credo che la perfezione vera sia la perfezione, ma semmai l’imperfezione e’ la vera perfezione, ho scritto qualcosa su questo. Non trovo la natura perfetta, ma adorabilmente imperfetta. Noi proviamo a spiegarla con perfezione, con le leggi della fisica e quant’altro, ma servono a noi per spiegare il mondo, non al mondo per continuare nella sua strada… e cmq grazie per la discussione e’ sempre utile vedere punti di vista diversi.

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      • Per me la perfezione è esattamente ciò che scrivi: la bellezza di ciò che è così com’è. Perfetto e imperfetto sono termini umani e giudicanti che però possono essere usati per indicare ciò che è armonico a suo modo. La perfezione e la bellezza son concetti tanto soggettivi e astratti e quando li percepisci, li percepisci ancora una volta, nel cuore, che si apre e vola. La perfezione della diversità, o la sua imperfezione, che è uguale 😉 ci permette di crescere 😀 ciaooo!

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