Intermezzo

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Livorno – Terrazza Mascagni 5 Gennaio

[…] ma voglio tornare a casa a ogni costo, ed è questa la vera fonte del mio dolore, è questo il tutto, l’acqua arriva da qui, è questa la fonte, la fonte è che non c’è nessuna casa a cui tornare, che tutto è casa e niente è casa, che tornare a casa non sarà mai possibile, perchè tornare a casa è imparare a vivere altrove.[…]

(E. Loe Tutto sulla Finlandia)

Non c’è nessuna casa a cui tornare. Ecco la fonte del mio dolore. Niente e casa, nemmeno dentro di me c’è casa. E rendo casa, e faccio diventare casa, e divento casa.

Tutto e casa e quindi niente è casa. Perchè tutto questo dolore? Non lo so, certamente ora non lo so. Inizio a vedere qualche piccolo particolare che acquisisce importanza. Quanta sofferenza ed è sempre stata li dentro, chiusa in un cassetto di cui io avevo la chiave, ma la chiave era stata nascosta accuratamente.

Non sono sicuro, che tutto quello che capiti abbia un motivo, forse questa è una baggianata che ci raccontiamo per non diventare pazzi. E forse alla fine sarebbe meglio che alcune cose non capitassero. Poi certo ci sono tutti i filosofi dell’ottimismo, i filosofi dell’autodeterminazione, della cura dentro di se. E’ certamente vero che il lavoro sporco bisogna farlo da soli, ma avere qualcuno su cui contare è impagabile e rende tutto piu’ dolce e aiuta a costruirla quella casa. A volte ci illudiamo di poter scegliere, ma il nostro passato sceglie per noi in maniera subdola, agendo inconsciamente, operiamo scelte  o non scelte che ci sbattono al muro, inesorabilmente, con violenza. Scelte impossibili, imperativi paradossali, e l’anima è servita in modo cruento su un piatto d’argento, ai propri demoni che se ne cibino.

Il tema è questo, è tutta la vita che disperatamente cerco casa, ma la casa l’unica vera casa sono io, ed io per me ora non ci sono, sono spaventato dalla percezione di assenza, dalla non percezione di me, mi manco.

“Volevo che qualcuno si prendesse cura di me. Volevo che qualcuno mi prendesse per mano e mi portasse a casa. Volevo che qualcuno dicesse che era tanto contento di avermi finalmente trovato.”

(Che ne è stato di te buzz aldrin J.Harstad)

Lascio una mia interpretazione dell’intermezzo della cavalleria rusticana di Mascagni, il mondo dovrebbe essere dolce come queste note, ogni volta che lo ascolto o lo suono, mi si contorce l’anima perchè percepisce la bellezza che fa a pugni con la realtà, potere sublime dell’arte.

37 thoughts on “Intermezzo

  1. Sempre devi avere in mente Itaca –
    raggiungerla sia il pensiero costante.
    Soprattutto, non affrettare il viaggio;
    fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
    metta piede sull’isola, tu, ricco
    dei tesori accumulati per strada
    senza aspettarti ricchezze da Itaca.
    Itaca ti ha dato il bel viaggio,
    senza di lei mai ti saresti messo
    in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

    E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
    Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
    già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

    (C. Kavafis)

    Ognuno vive la propria odissea… l’importante è arrivarci vivi, a Itaca, e tu sei vivo (altrimenti non suoneresti più, invece tu sei “suoniancora” 🙂
    Un abbraccio

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    • Ah Pannonica (mi fa specie chiamarti cosi’) , per qualcuno l’odissea è più odissea che per altri. Io sono vivo …. forse, sono provato assai per certo… Kavafis lo adoro da sempre.
      Quello che vorrei dire non posso metterlo in un commento.
      Grazie comunque di aver commentato qui, sai che ti voglio bene.
      f

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      • Mi piace nascondermi dietro a un nick, mi sento protetta. 🙂
        Se può consolarti, io viaggio sola, a piedi e senza bagagli, e chissà quante volte sarò passata davanti a Itaca senza riconoscerla!!!
        Grazie a te. Sempre. 🙂

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      • Lo so:-) Non devi ringraziarmi..
        Ti lascio un pezzettino di canzone di Tom Waits Take it with me, forse la più bella che abbia mai composto

        Far, far away a train whistle blows
        Wherever you’re goin’, wherever you’ve been
        Waving goodbye at the end of the day
        You’re up and you’re over, and you’re far away

        Always for you, and forever yours
        It felt just like the old days
        We fell asleep on Beaula’s porch
        I’m gonna take it with me when I go

        All broken down by the side of the road
        I’s never more alive or alone
        I’ve worn the faces off all the cards
        I’m gonna take it with me when I go

        The children are playing at the end of the day
        Strangers are singing on our lawn
        It’s got to be more than flesh and bone
        All that you’ve loved is all you own

        Fabio

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  2. Non so darti una risposta precisa a quello che dici. A volte non c’è una risposta al nostro dolore. Viviamo e alcuni accadimenti della vita possono non andare nella direzione che vogliamo noi. Il fatto che ti manchi può essere positivo. Prima o poi riuscirai a ritrovarti e tu hai un canale in più per riuscire ad esprimerti.
    Ti ascolto stasera 😉

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  3. ecco, questo era l’altro post che ricordavo sulla casa, dove tra l’altro citi quello stesso stralcio di Tutto sulla Finlandia. Rileggendolo però m’inchiodo su quel “Non sono sicuro, che tutto quello che capiti abbia un motivo, forse questa è una baggianata che ci raccontiamo per non diventare pazzi”: già.

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