You are what you hear

 

dalai

Ci credo fermamente. Si diventa anche, e nel mio caso, specialmente, quello che si ascolta. La musica vera ha bisogno di tempo, di pazienza, di attenzione. Sento spesso la frase la musica è morta negli anni 70, beh ovviamente è una fesseria, però c’è una differenza fonadamentale, in quegli anni, occorreva faticare per comprare un disco e poi quando lo compravi lo sentivi tutto, era un vinile non potevi saltare da un brano all’altro, ti sedevi ed ascoltavi per 25 minuti una facciata di un disco, secondo un ordine pensato accuratamente. Ecco non era la musica più bella, era l’attenzione che era più alta. La bulimia della musica digitale ha in parte cancellato questo rituale di attenzione che richiedeva ascoltare musica.

E mi affascina immaginare come altre anime, altre sensibilità possano ascoltare uno stesso brano di musica. Non possiamo sentire le stesse cose, non è forse un tormento incredibile? Allo stesso modo il suono delle parole non può essere lo stesso per due persone diverse. Eppure ci sforziamo di comunicare , di parlare e spesso ci dimentichiamo questa piccola cosa, le sensibilità sono diverse, quello che viviamo anche nello stesso istante è diverso, perchè veniamo da storie diverse, e quell’istante è diverso anche se sembra collocato nelle stesse coordinate spaziotemporali. Tante volte ho desiderato di ascoltare per 10 minuti o vedere il mondo con gli occhi di un’altra persona, non l’ho desiderato tante volte, ma mi è capitato, se potessi esprimere un solo desiderio chiederei di avere la possibilità di vedere le cose per pochi minuti con gli occhi e le orecchie di due persone che per me sono state importanti e di far vedere loro il mondo come lo vedo io e come lo ascolto io, poi ritornare ognuno nel suo corpo con una consapevolezza nuova, perchè non siamo monadi, non siamo singoli e viviamo in un epoca di ipervalutazione delle possibilità del singolo.

Ci sono brani, dischi, emozioni, che rimangono indelibilmente scolpiti nel proprio DNA. Ogni volta che quelle note si ripetono magicamente si riattivano le emozioni, gli odori, i posti, le persone, la luce che ha accompagnato quegli ascolti. Ogni volta che sono in difficoltà, quando ho bisogno di sentirmi avvolto dalla bellezza, ricorro a questo super potere, basta mettere nel lettore cd  o sul piatto questi pezzi di vita, e si rimaterizzano istantaneamente quelle emozioni.La musica e l’olfatto secondo me hanno questo potere, odori e suoni riescono a riportati in un microsecondo indietro nel tempo e nello spazio e riesci a risentire per qualche istante fugace quelle emozioni potentissime.

Ho vissuto in un periodo dove per comprare qualcosa a cui tenevi, occcorreva grande determinazione (non sono un pezzo di antiquariato ma ho avuto il privilegio di vivere a cavallo tra analogico e digitale e non è poco, generazione x nata negli anni 70 dicono quelli bravi, ultima che ha vissuto anche con l’analogico ed e’ stata investita dal digitale negli anni 90), non potevi andare su Amazon, dovevi cercare, ghost records, andare nelle grandi città, sfogliare cataloghi, non era facile conoscere quello che non era nel main stream. E la mia curiosità insaziabile mi portava di città in città di catalogo in catalogo, alla ricerca di emozioni, drogato di sensazioni nuove, di none bemolli, di quinte aumentate, alla ricerca spasmodica del suono.

Ricordo un pomeriggio nel 1995 in una cabina telefonica, vicino casa, ordinando per corrispondenza il cofanetto di Keith Jarrett Live at the blue note, un prezzo insensato per me studente universitario squattrinato, credo costasse 180 mila lire o una roba del genere, soldi messi da parte durante le serate musicali, emozionato, tremante di gioia al telefono ordinandolo da un negozio a Milano, a Pisa non si trovava.

E la gioia di riceverlo aprire e guardare quel parallelepipedo blu, pesante denso, semplice, 6 dischi di meraviglia pura. Ecco tutto quello che è venuto dopo è stato diverso. Niente sarebbe stato più uguale dopo quegli ascolti, la perfezione del pianoforte, il suono dell’archetipo del pianoforte era li…. registrazione magnifica e perfetta, che nessun altro disco avrebbe mai piu’ potuto eguagliare. La mia sete di emozioni che mi ha portato subito ad ascoltare Autumn Leaves, il mio standard preferito. L’ascolto dell’intro avrebbe cambiato per sempre il mio modo di interpretare la musica, di cercarla, di ascoltarla, non lo sapevo, non me ne sono reso conto subito nonostante la meraviglia di quell’ascolto irripetibile nella sua unicità emotiva.

E quelle progressioni magiche, irrisolte, dolorose che si arrampicavano sui tasti, il tema che si svelava lentamente, il suo profondo essere che cerca di svilupparsi in tortuosi tornanti armonici. E quel solo magico di cui conosco ogni angolo, ogni nota, sono in grado di cantarlo, di seguirlo eppure di emozionarmi sempre allo stesso modo, vedendo sempre quel raggio di sole in quella casa di via bianchi. Ad ogni ascolto si ripropongono gli odori, le immagini, il calore, la visione del mondo, non esiste piu’ il 3 settembre, di nuovo si sviluppa la possiblità di infinite possibilità.

Quando sono in difficoltà, ogni volta che sento la necessità di essere avvolto dalla bellezza, dalla sicurezza, dalla perfezione impossibile dell’arte, ricorro a questo disco. You are what you hear.

13 thoughts on “You are what you hear

      • Pur non essendo nata nella tua stessa ‘ epoca ‘ e quindi pur non avendo vissuto tutti i tuoi stessi ” anni musicali” ricordo perfettamente quando la musica non poteva ancora essere scaricata perché tante piattaforme non esistevano ancora, e quindi appena usciva un disco , c’era la vera e propria corsa per riuscire a comprarlo. Ricordo l’entusiasmo di averlo tra le mani, di correre a casa ad ascoltarlo, traccia dopo traccia. Ricordo l’emozione di quel ” essere riuscita a comprarlo “. Oggi purtroppo, – nonostante io corra ancora a comprare cd originali dei miei artisti preferiti- quell’entusiamo si è perso, con internet. Perché puoi ascoltare ogni traccia in anteprima, e magari pure scaricarla direttamente su pc. Finché l’arte e la discografica non andrà letteralmente a puttane.
        Per il resto, è incredibilmente vero ciò che hai detto. Ognuno percepisce le cose, come una melodia o il testo di una canzone, secondo la propria sensibilità.
        Ed ognuno ha inevitabilmente canzoni ed odori che richiamano o riportano a ricordi, sensazioni, emozioni.
        Sicuramente questo mio commento non sarà all’altezza del tuo scritto, ma qualcosa volevo dire. Ciao! 🙂

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      • PS L’arte non andra’ mai a puttane. La discografia forse si, ma non so se è un male. L’arte non è possibile, finchè ci sarà dolore l’arte esisterà. La perfezione dell’arte è l’antidoto più grande che abbiamo contro il dolore e contro la morte. L’arte è immortale, sublima il dolore, e racconta in maniera universale (con la sensibilità diversa di ciascun fruitore) temi che tutti affrontiamo nella vita, amore, nascita, dolore, felicità, morte.

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