Radici

albero_autunno

Ogni volta ( le rare volte), che ritorno nella mia città natale, c’è sempre qualche cosa che stona dentro di me.

Non ci ho mai riflettuto tanto, in questo periodo, però sono iper riflessivo e tutta la mia situazione mi ha portato ha pensare su questa sensazione strana dentro di me.

Temo di non avere radici vere, non mi sento appartenere a questo posto, non lo riconosco davvero, l’ho sofferto tanto quando ero adolescente, una città abbastanza spenta dal punto di vista culturale, provincia, estrema provincia dell’impero, nel profondo sud.

La scuola rifletteva questo deserto, non ho stretto grandi rapporti se non attraverso la musica. Fare i musicisti in questa città era quasi sentirsi dei rivoluzionari. Le prove nelle cantine umide, le nottate a parlare di dischi improbabili e poi la doppia vita quella del giorno, della borghesia bene, del liceo della città bene. E pensare invece a billie holiday ai king crimson, ai pink floyd, a chick corea alla trascrizione di un solo magico.

Ed io ero piccino e frequentavo gente molto piu’ grande di me, ero il pianista talentuoso, che esisteva solo per i discorsi musicali, poi l’età entrava in gioco, eccome, 15 anni io, 25 gli altri, vite troppo diverse, fasi della vita troppo distanti.

La mia famiglia non ha mai capito bene queste mie attività ,le nottate passate in camera a programmare sintetizzatori (avevo una venerazione per bruno martelli di saranno famosi), e mi guardavano come uno strano (e a ben vedere un po strano ero).

Insomma credo di non aver mai avuto radici forti, perchè ho iniziato a viaggiare con la testa da piccolo, eppure queste radici le ho sempre desiderate ed ho subito provate a metterle nel primo posto che mi ha accolto a 18 anni uscendo dalla mia città. Quegli anni universitari mi hanno costretto a ripartorirmi da solo, a riscoprire relazioni più simmetriche, cultura, musica. Ho incontrato tante persone importanti in quegli anni di università, probabilmente perchè in quel periodo della vita fuori casa, sei una spugna, apprendi, vedi, cambi, ti formi. Nel mio caso mi sono proprio costruito e quelle sono diventate le mie radici simboliche. Ci sono attaccato, gli eventi della mia vita mi hanno portato a non finire quella formazione di vita, ed io sono rimasto attaccato a quella città ed a quella vita perchè ho sempre avuto un desiderio di appartenenza ad un posto, ad un idea, ad un ideale direi.

Ma rimanere ostinatamente attaccati ad un periodo della propria vita, per motivi anche validi, radici, eventi esterni deflagranti, e non avere dietro di se radici reali credo non mi abbia fatto un bell’effetto. Ho rifiutato diverse opportunità di lavoro all’estero, londra, berlino, ho preso scelte ( apparentemente le ho fatte), sarebbe meglio ho subito scelte obbligate che mi hanno fatto costruire qualcosa di molto forte e radicato, radici forti che mi tengono aggrappato ad un posto, con una strana nostalgia di infinito dentro di me. Sempre complicato io, radici forti, desiderio di infinito, mix letale.

Camminare stasera per le strade di una città in cui proprio non mi riconosco, guardando le persone intorno cosi’ diverse, sentirsi estraneo, forse estraneo anche a me stesso, in un paradosso spazio temporale, non è stata una sensazione confortante. Perchè forse l’unica casa che abbiamo siamo noi stessi. Ed è dura non avere nemmeno se stessi dove tornare, perchè le pareti che avevi costruito con pazienza non ci sono più. E forse tutto questo può essere un opportunità, forse il mio io più profondo ha costruito una solida prigione con radici forti, ma ha anche predisposto una via di fuga, perchè la mia situazione personale e lavorativa non ha legami, posso lavorare dal polo nord, e gli unici legami veramente forti con un territorio sono dei gatti, ma quelli possono venire con me ovunque io vada.

Forse è vero come diceva Seneca a lucilio in quella meraviglia di insegnamento di vita che sono le sue lettere:

Seneca saluta il suo Lucilio

Credi che questo sia capitato soltanto a te e ti meravigli come di una cosa straordinaria che, nonostante le tue preregrinazioni così lunghe e tanti cambiamenti di località, non ti sei scrollato di dosso la tristezza e il peso che opprimono la tua mente? Devi cambiare d’animo, non di cielo. Puoi anche attraversare il mare, Terre e città retrocedano pure come dice il nostro Virgilio: ebbene, i tuoi difetti ti seguiranno ovunque andrai. A un tale che esprimeva questa stessa lamentela Socrate disse: “Perché ti stupisci, se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza il medesimo motivo che ti ha spinto fuori di casa, lontano”. A che può giovare vedere nuovi paesi? A che serve conoscere città e luoghi diversi? E’ uno sballottamento che sfocia nel vuoto. Domandi come mai questa fuga non ti è utile? Tu fuggi con te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti prima non ti piacerà alcun luogo. Ora il tuo stato d’animo è identico, pensaci bene, a quello della veggente che Virgilio ci presenta già sconvolta e stimolata da un pungolo, invasa da uno spirito estraneo

I tuoi difetti ti seguiranno ovunque tu vada. Devi cambiare d’animo non di cielo.

Quanto meravigliosa può essere questa frase. Ed è vero, noi siamo la cura, la casa, e la salvezza, e cambiare posto non cambia nulla. Eppure nel mio caso, credo che il posto possa fare la differenza, perchè ci sono degli eventi, ci sono dei posti da cui non posso scappare, e rivederli accende sensazioni complesse.

Forse ( e dico forse) , ripartorirmi di nuovo in un’altra città, puo’ essere lo stimolo che mi può accendere ed accelerare il meccanismo di guarigione che si è messo in moto.

Ho costruito magnifiche mura per contenere il mio dolore, ho costruito magnifici palazzi in cui oscurare la vista. In un giorno di gennaio di quest’anno, tutto è stato spazzato via, da me, ho intravisto una crepa, l’ho toccata ed è venuto giù tutto. Come sempre non è un evento in particolare che fa crollare tutto, il percorso è lungo, mentre ci sei dentro non lo vedi, una mattina ti svegli ed il cuore te lo ritrovi in gola e non sai perchè e capisci che una fase della tua vita è finita. Una fase che è bene finisca, e deve iniziarne una nuova, riprendendo le cose vere ed autentiche della precedente, metabolizzando gli errori, comprendendo meglio le mie dinamiche interiori, e la mia consapevolezza, includendo le cose belle che so di portare dentro di me.

Yayo me curè

11 thoughts on “Radici

  1. Questo post è veramente splendido. Doloroso immagino, ma parte della strada verso il superamento del dolore, questo è quello che sento e spero sia vero. La frase di Seneca (e tutta la lettera) è bellissima eppure io sono più d’accordo con te, certo, se si viaggia portandosi dietro interamente il nostro stato d’animo, probabilmente non ci sarà vero spostamento, molto resterà come prima. D’altra parte, però, forse perché sto vivendo uno stato d’animo in parte simile rispetto alla mia città, penso che si possa percepire quando anche un luogo contribuisce fisicamente a chiuderti. Mi piace moltissimo quella frase sulle radici forti e la nostalgia di infinito, la sento in buona parte mia, mi ci rispecchio. Penso che siamo in parte noi a costruire i muri nei quali ci rinchiudiamo, ma che ci sono luoghi d’elezione, posti dell’anima che possono sgretolarli, specialmente se li troviamo nel momento giusto, che è quello in cui ne avvertiamo il bisogno.

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    • Grazie Alexandra, hai letto benissimo, dolorosissimo, al di la di ogni mia immaginazione, ma è vero è indispensabile farla questa strada. Ed il tempo è una variabile relativa, è vero possono passare anni senza che si muova una foglia, perchè non ne sentiamo il bisogno, noi costruiamo le prigioni ed i muri, noi sappiamo come aggirarli e abbatterli. Il bisogno è il carburante. Mi conforta sapere che provi reazioni analoghe su radici e nostalgia di infinito, è un dualismo tremendo che ci lega ad un posto eppure ci fa fare di tutto per distaccarci. Seneca, beh lui ha detto tutto, in quelle lettere è un vero maestro di vita, poi ognuno di noi ha ricette un po diverse, certo se lo stato d’animo non cambia, il cambiamento non è certamente un posto che può veicolarlo davvero, probabilmente può accelerarlo rimuovendo alcuni blocchi legati ad un posto. Grazie del commento è un bel regalo.

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  2. Molto intenso questo post. E molto vero. Dovunque si vada portando noi stessi con tutto il nostro bagaglio di esperienze, di errori o convinzioni, è un andare ripetitivo. Per poter ricostruirci, per cambiare in un qualche modo, occorre inventare una nuova vita, diversa da quella in cui siamo rinchiusi da anni e che ci va stretta. In questo sono d’accordo col grande Seneca. ” Devi cambiare d’animo, non di cielo”. il cielo è ovunque lo stesso per tutti. Siamo solo noi , guardandoci prima dentro, analizzando le nostre insoddisfazioni, a poter alzare la testa un giorno e vedere quel cielo diverso, nuovo. Ti auguro che un giorno tu possa vivere questa esperienza. Un sorriso. Isabella

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    • Grazie Isabella, io penso che in alcuni casi cambiare cielo consapevoli che non è la soluzione possa facilitare la guarigione rimettendo in moto energie. Seneca è sublime le lettere a lucilio mi accompagnano da anni, sono quasi il mio libro sacro. Quando il luogo lo percepisci come fortemente colpevole e legato ad eventi che non riesci a superare, se sei libero di farlo, forse il cambiare cielo può aiutare. Il solo pensiero di cambiare cielo mi fa venire le crisi di panico e questo è un indizio importante di come il luogo abbia un peso. Grazie per il commento

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      • Indubbiamente il luogo ha il suo peso. Soprattutto quando le nostre radici fanno capo a quel luogo. Ma proprio quando se ne sente in un qualche modo il peso, è forse giunto il momento per tagliare quelle radici. E comunque non è detto che la vita non giochi poi a favore per ricrearle. Tentare è l’unico modo per scoprirlo. Un abbraccio. Isabella

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