Leaving

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Music: breathing of statues. Perhaps:
stillness of pictures. Language where languages
end. Time
erect on the pathway of hearts
toward extinction.

Feelings for whom? Transformation
of feelings into what? Into audible landscape.
Strange land:Music. Space grown from our hearts.
Our most intimate,
stepping beyond us, striving afar.
Sacred Farewell,
when the Within is around us as distance most distant,
Air’s other side,
pure,
gigantic,
and not for us to inhabit

Rainer Maria Rilke

Poesia sublime, descrizione perfetta della musica.
Mezzo di comunicazione, estensione del tempo. Suggestione di un portale che permette di attraversare dimensioni non altrimenti accessibili alla nostra condizione umana. Sospensione della concezione del tempo. E finalmente vede quel lato oscuro della musica, arte ancestrale capace di arrivare in angoli inaccessibili della nostra anima e per questo leggermente inquietante.

Spazio dove le regole della fisica non esistono più, portale verso un’altra dimensione, non bidimensionale, dove il progressivismo cartesiano non esiste più. Non c’e’ un tempo, non c’è una direzione del tempo, e nemmeno uno spazio con cui incrociare quel tempo. Spazio multidimensionale come solo i matematici più audaci hanno saputo creare.

La musica capace di portare pace e calmare gli animi ( Music for a while di Purcell) ma anche capace di fuorviare il percorso in quanto le dimensioni a noi conosciute svaniscono così i segnali del percorso, non esiste un futuro e non esiste un passato, la musica vive di un eterno presente, le note appena suonate sono già morte. La musica insegna a non attaccarsi a quello che si è prodotto perchè ogni volta quella nota sarà diversa come sarà diverso quello che c’e’ intorno.

Drink in [the] Music with delight,
And list’ning and silent, and silent and list’ning,
And list’ning and silent obey.

Musica e silenzio, armonia delle sfere celesti, echi delle concezioni del tempo dell’epoca elisabettiana.

He long ere this had tuned the jarring spheres, and left no hell below. (Dryden in memoria di Purcell)

Io questa sensazione l’ho sempre avuta, la musica come potere salvifico e come capacità di dannazione, ed alla fine come Rilke riesco a superare quella paura di lasciarmi visitare e lasciar entrare dentro la musica e farla diventare un sacro ritiro, anche se a volte non è semplice lasciarsi attraversare senza introdurre impurità in quella che è la musica e che credo possa esistere al di là dell’io del musicista. Un bravo musicista è quello in grado di mettere da parte il proprio io e lasciarsi attraversare introducendo il minimo possibile di impurità in quella terra, in quell’aria senza spazio che la musica rappresenta.

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